Ordinanza n. 453/2026 - Palermo, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di autorizzazione paesaggistica per il rinnovo di un titolo minerario relativo a una cava di calcare, nonché sospensione dell'istruttoria sul rinnovo e dell'efficacia della proroga temporanea dell'autorizzazione
Esito
Favorevole al resistente (amministrazioni regionali)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La parte ricorrente ha impugnato il diniego di autorizzazione paesaggistica adottato dalla Soprintendenza di Agrigento in relazione alla richiesta di rinnovo, per quindici anni, del titolo minerario relativo all'esercizio di una cava di calcare nel territorio di Campobello di Licata. Ha inoltre impugnato la determinazione del Distretto Minerario di Caltanissetta che, in ragione del diniego paesaggistico, ha sospeso l'istruttoria sul rinnovo e l'efficacia della proroga temporanea dell'autorizzazione. Il testo dell'ordinanza non espone analiticamente i singoli motivi di ricorso, ma dà atto che la parte ricorrente non ha contestato l'applicabilità dell'art. 64 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico della provincia di Agrigento, norma che consente la prosecuzione dell'attività estrattiva delle cave esistenti soltanto per la lavorazione di materiali lapidei di pregio, requisito ritenuto non riferibile al calcare.
La decisione
Il TAR ha respinto la domanda cautelare ai sensi dell'art. 55 c.p.a. Ritenendo il provvedimento paesaggistico plurimotivato, il giudice ha rilevato, a un sommario esame, l'insufficienza del fumus boni iuris, anche perché la parte ricorrente non aveva contestato l'applicabilità dell'art. 64 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico provinciale, che limita la prosecuzione delle cave esistenti alla lavorazione di materiali lapidei di pregio, qualificazione non riconosciuta al calcare. Il TAR ha inoltre ritenuto insussistente il periculum in mora, all'esito del bilanciamento tra gli interessi economici della parte ricorrente e l'interesse pubblico alla tutela del paesaggio. La fase cautelare si è conclusa con la condanna della parte ricorrente al pagamento di 1.000 euro, oltre accessori di legge, in favore delle amministrazioni regionali.
Norme richiamate
art. 146 d.lgs. 42/2004
La disposizione è richiamata quale base normativa dell'autorizzazione paesaggistica richiesta per il rinnovo del titolo minerario.
art. 55 c.p.a.
La domanda cautelare è stata valutata secondo i presupposti del fumus boni iuris e del periculum in mora, con bilanciamento degli interessi contrapposti.
art. 64 Norme Tecniche di Attuazione del Piano Paesaggistico della provincia di Agrigento
consente la prosecuzione dell’attività estrattiva delle cave esistenti solo per la lavorazione dei materiali lapidei di pregio
La norma è stata applicata nel senso di limitare la prosecuzione dell'attività estrattiva nelle cave esistenti alla lavorazione di materiali lapidei di pregio; il calcare, secondo l'ordinanza, non rientra in tale categoria.
Massime di principio
- In sede cautelare, la natura plurimotivata del provvedimento impugnato può concorrere a escludere il fumus boni iuris quando il ricorrente non contesti una delle autonome ragioni poste a fondamento dell'atto.
- La mancata contestazione dell'applicabilità di una disciplina paesaggistica che limita la prosecuzione dell'attività estrattiva può impedire il riconoscimento di una sufficiente probabilità di fondatezza della domanda cautelare.
- Nel bilanciamento cautelare tra l'interesse economico alla prosecuzione di un'attività estrattiva e l'interesse pubblico alla tutela del paesaggio, l'interesse paesaggistico può prevalere quando non siano dimostrati concreti e attuali pregiudizi derivanti dalla sospensione dell'attività.
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