Sentenza del 21/04/2016 n. 1166 - Comm. Trib. Reg. Emilia Romagna
IRAP - IVA - reddito d'impresa - studi di settore - divergenze - accertamento - art. 39, comma 1, d.P.R. n. 600/73 - art. 54, d.P.R. n. 633/72 - consegue - presunzioni gravi, precise e concordanti - sono necessarie.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
La controversia riguarda la legittimità dell'accertamento fondato sulle divergenze tra i risultati contabili dichiarati e gli esiti degli studi di settore, con riferimento all'IRAP, all'IVA e al reddito d'impresa. L'Ufficio non può considerare automaticamente come imponibile effettivo il risultato dello studio di settore, poiché tale elaborazione statistica individua soltanto ricavi ragionevoli e riferiti a condizioni ordinarie dell'attività. Per procedere all'accertamento deve applicare i criteri previsti dall'art. 39, comma 1, del d.P.R. n. 600/1973 e dall'art. 54 del d.P.R. n. 633/1972, fornendo ulteriori elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti.
La decisione
L'accertamento non può essere fondato sulla sola divergenza tra i dati contabili e lo studio di settore né sulla mera trasposizione del risultato statistico nell'imponibile accertato. Lo studio può costituire un punto di partenza o un elemento indiziario, ma deve essere confrontato con la situazione concreta del contribuente e corroborato da ulteriori presunzioni gravi, precise e concordanti. In assenza di tale supporto, la pretesa dell'Ufficio non è legittimamente sostenibile.
Norme richiamate
Art. 39, comma 1, lett. d), d.P.R. n. 600/1973
Consente l'accertamento analitico-induttivo del reddito, ma richiede che le ricostruzioni dell'Ufficio siano fondate su elementi idonei e, in presenza di presunzioni, su indizi gravi, precisi e concordanti.
Art. 54, d.P.R. n. 633/1972
Disciplina la rettifica dell'IVA e impone che la ricostruzione dei corrispettivi e delle operazioni imponibili sia sostenuta da elementi probatori adeguati, non dalla sola applicazione automatica dello studio di settore.
Cass. SS. UU., sentenza n. 13195/2009
Gli studi di settore costituiscono strumenti di ricostruzione presuntiva e non determinano automaticamente i ricavi effettivi; è necessario il contraddittorio con il contribuente e la valutazione della concreta situazione dell'attività.
Cass., sentenze n. 6929/2013 e n. 11633/2013
La divergenza dallo studio di settore non basta, da sola, a giustificare l'accertamento: il risultato statistico deve essere integrato e sostenuto da presunzioni gravi, precise e concordanti.
Massime di principio
- Gli studi di settore non determinano automaticamente l'imponibile o i ricavi effettivi del contribuente, ma forniscono una stima statistica riferita a condizioni ordinarie.
- Una semplice incongruenza tra contabilità e studio di settore non è sufficiente, da sola, a legittimare un accertamento.
- L'Amministrazione deve motivare l'accertamento confrontando il risultato dello studio con la concreta realtà economica e gestionale del contribuente.
- Il risultato dello studio deve essere corroborato da presunzioni gravi, precise e concordanti o da ulteriori elementi oggettivi.
- In caso di contestazione, il contribuente può dimostrare che le proprie condizioni effettive erano anomale, straordinarie o comunque diverse da quelle considerate dal modello statistico.
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