Cassazione Penale, Sentenza n. 9331/2024 del 05/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 04/05/2023 che ha rigettato l'incidente di esecuzione proposto da Di Meglio avverso l'ingiunzione a demolire opere abusive (13 camere + servizi e terrazze, sup. coperta mq 450) già condannate con sentenza del 24/06/1991 per violazione dell'art. 20 lett. c) legge n. 47/1985; il ricorrente ha censurato: 1) l'applicabilità del limite volumetrico di 750 mc (art. 39, comma 1, L. n. 724/1994) anche alle superfici non residenziali; 2) l'impossibilità per il giudice penale di sindacare e disapplicare un permesso in sanatoria dopo la scadenza del termine per l'annullamento in autotutela da parte della PA e, in subordine, la richiesta di ridurre l'ordine di demolizione per motivi di proporzionalità e affidamento.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha confermato l'ordinanza impugnata: il permesso in sanatoria è illegittimo perché supera il limite volumetrico di 750 mc previsto dall'art. 39, comma 1, L. n. 724/1994, limite applicabile a tutte le opere senza distinzione fra residenziali e non residenziali. Inoltre la giurisprudenza consolidata attribuisce al giudice penale il potere-dovere di verificare, in via incidentale, la conformità del titolo amministrativo alla normativa urbanistica ed edilizia e quindi di escludere l'effetto estintivo della sanatoria quando manchino i presupposti di diritto e di fatto. Le argomentazioni sull'affidamento e sulla scadenza del termine di autotutela della PA non impediscono l'esecuzione dell'ordine di demolizione; non è ammessa la modifica/reduzione dell'abuso fuori dai rimedi previsti dalla legge (art. 35 e art. 43 L. n. 47/1985).
Norme richiamate
Legge 28 febbraio 1985, n. 47 (art. 20, lett. c))
"violazione dell'art. 20 lett. c)"
Disciplina il reato edilizio in ipotesi di assenza di titolo; la fattispecie penale si compone anche di elementi di diritto urbanistico che il giudice penale può verificare in via incidentale
Legge 23 dicembre 1994, n. 724 (art. 39, comma 1)
"limite volumetrico di 750 metri cubi"
Consente il rilascio del permesso in sanatoria per opere abusive entro i limiti indicati; il limite di 750 mc è applicabile a tutte le opere, senza distinzione tra residenziali e non residenziali
D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (art. 12 e art. 44)
L'art. 12 richiama la conformità del permesso di costruire agli strumenti urbanistici e costituisce supporto normativo alla possibilità di sindacato penale sulla conformità urbanistica; l'art. 44 è richiamato nella disciplina delle fattispecie urbanistiche e paesaggistiche oggetto di sindacato
Legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato E (artt. 4 e 5)
Riferita in dottrina/giurisprudenza storica per i limiti del potere giudiziale di disapplicare atti amministrativi; la Corte ha precisato che il giudice penale non esercita una disapplicazione formale, ma verifica la sussistenza degli elementi tipici rilevanti per il reato
Legge 23 luglio 2020, d.l. n. 70 (art. 21 - "scudo erariale")
Richiamata a scopo di confutazione: la limitazione della responsabilità erariale non incide sulla possibilità del sindacato penale della legittimità del permesso in sanatoria né sulla responsabilità penale
Legge 28 febbraio 1985, n. 47 (art. 35, comma 14 e art. 43, comma 5)
Indicano le limitate possibilità di intervento compatibili con la sanatoria (modesti lavori di rifinitura; opere strettamente necessarie per rendere funzionale l'edificio) e sono le vie legittime per chiedere adattamenti, non praticabili come reazione all'esecuzione dell'ordine di demolizione
Giurisprudenza costituzionale e di legittimità (es. Corte Cost. sent. 30/04/1999 n. 149; Sez. U n. 3/1987 Giordano; Sez. U n. 11635/1993 Borgia; sentenze successive Minosi, Menga, ecc.)
La giurisprudenza di legittimità ha costituito il quadro interpretativo: il giudice penale può verificare la conformità della costruzione alla normativa urbanistica e decidere sulla rilevanza penale del titolo amministrativo, con limiti quando esista giudicato amministrativo definitivo che abbia accertato la legittimità del titolo
Massime di principio
- Il limite di 750 metri cubi previsto dall'art. 39, comma 1, L. n. 724/1994 si applica a tutte le opere, indipendentemente dalla loro destinazione (residenziale o non residenziale)
- Il permesso in sanatoria può essere valutato dal giudice penale in via incidentale: il giudice ha il potere-dovere di verificare la conformità del titolo amministrativo alla normativa urbanistica quando ciò incide sulla sussistenza dell'elemento costitutivo del reato
- La scadenza del termine per l'annullamento in autotutela della Pubblica Amministrazione non impedisce al giudice penale di sindacare la legittimità sostanziale della sanatoria ai fini penali
- La richiamata tutela dell'affidamento o della buona fede non libera dall'irrogazione delle conseguenze penali (demolizione) quando la sanatoria risulti macroscopicamente illegittima e non sussista una scusabilità dell'ignoranza penale
- Non è consentito aggirare i limiti temporali e sostanziali del condono mediante lavori di riduzione/alterazione successivi all'esecuzione dell'ordine di demolizione; le uniche misure possibili sono quelle espressamente previste dalla legge (art. 35 e 43 L. n. 47/1985)
- Le contestazioni basate sul principio di proporzionalità richiedono elementi concreti, specifici e comprovati (es. necessità abitative estreme, impossibilità di trovare soluzioni alternative, incidenza su minori), e non sono accolte in assenza di tale prova e di tempestiva iniziativa dell'interessato
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