Cassazione Penale, Sentenza n. 17825/2022 del 04/05/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato la custodia cautelare in carcere per i reati di lesioni e violazione di domicilio, aggravati dal numero delle persone, dall'uso di armi e dall'art. 416-bis, comma 1 c.p. (aggravante mafiosa). Il ricorrente — tramite difensore — censurava la motivazione circa la gravità indiziaria dell'aggravante mafiosa (mancanza di collegamenti probatori con Ficano Massimiliano) e la sussistenza delle esigenze cautelari, in particolare il pericolo di fuga e la mancata valutazione favorevole dell'adozione di una misura meno afflittiva (arresti domiciliari con braccialetto elettronico).
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha confermato che il Tribunale del riesame aveva adeguatamente motivato la sussistenza della matrice mafiosa sulla base dell'azione concertata riconducibile a Ficano (presunto capo locale), delle minacce e della finalità di riaffermazione del potere territoriale, e che le esigenze cautelari di prevenzione risultavano adeguatamente documentate (anche se il Tribunale ha commesso un refuso richiamando la presunzione dell'art. 275 co.3 c.p.p.). La Corte ha precisato che, nonostante l'errore formale sul richiamo normativo, la valutazione è basata su elementi concreti (precedenti penali del ricorrente, ruolo di esecutore materiale, uso di arma/strumento contundente, apporto all'agevolazione del sodalizio) tali da giustificare la custodia in carcere. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.
Norme richiamate
Codice penale, art. 416-bis, comma 1
Rilevanza dell'aggravante per fatti commessi con metodo mafioso e della finalità di agevolare l'associazione mafiosa; la valutazione della sussistenza della matrice mafiosa può fondarsi su elementi concreti come la concertazione del fatto, il ruolo di capi locali, minacce e finalità di egemonia territoriale.
Codice di procedura penale, art. 274, lett. c)
Consente l'applicazione della custodia cautelare per esigenze di prevenzione (inclusa la prevenzione di reati della stessa specie); il Tribunale ha fondato la misura anche su questa esigenza oltre che sul pericolo di fuga.
Codice di procedura penale, art. 275, comma 3
Il richiamo operato dal Tribunale alla presunzione di adeguatezza della custodia in carcere per i reati aggravati era formalmente errato alla luce dell'intervento costituzionale e legislativo successivo; tuttavia la Corte di Cassazione ha ritenuto che, al di là del refuso, la decisione fosse sorretta da adeguata motivazione concreta.
Sentenza Corte Costituzionale 29/03/2013, n. 57
Ha dichiarato l'incostituzionalità della parte della norma che determinava una doppia presunzione assoluta (gravità indiziaria e adeguatezza della custodia); ha imposto che la scelta della misura sia motivata caso per caso e consenta l'applicazione di misure meno afflittive quando emergano elementi specifici contrari.
Legge 47/2015, art. 4
Ha recepito il principio costituzionale evidenziato dalla Consulta, rimodulando la regola sulla scelta della misura cautelare: la custodia in carcere resta la regola per taluni delitti aggravati salvo che, in relazione al caso concreto, emergano elementi che consentano misure meno afflittive.
Decreto-legge 17/03/2020, n. 18, art. 83, comma 12-ter
Norma straordinaria che ha autorizzato la formulazione di requisitoria scritta dal PM in Cassazione; nel caso il Sostituto Procuratore Generale ha svolto tale requisitoria con richiesta di inammissibilità.
Giurisprudenza di riferimento (Cass. Sez. 3, Sent. n. 209/17.09.2020)
Richiamata in supporto del principio che la valutazione della misura deve considerare la personalità dell'indagato, i precedenti e il concreto apporto all'azione criminosa; decisioni di merito adeguatamente motivate non sono censurabili in sede di legittimità.
Massime di principio
- La qualificazione di un fatto come aggravato dall'art. 416-bis, comma 1 c.p. richiede valutazione degli elementi concreti (concertazione, riferimenti gerarchici, finalità di rafforzamento del potere criminale): la mera partecipazione a un'aggressione non è automaticamente sufficiente se disconnessa da tali elementi.
- La scelta della custodia in carcere per reati aggravati può essere la regola, ma non è più sorretta da una presunzione assoluta: il giudice deve valutare caso per caso se esistono elementi concreti che rendano adeguabili misure meno afflittive.
- Errori formali o refusi nella motivazione non sono necessariamente decisivi se la decisione è sorretta da un percorso logico-argomentativo coerente e fondato su elementi concreti (precedenti, ruolo nell'azione, uso di armi, pericolosità).
- Le esigenze cautelari non si limitano al pericolo di fuga: anche le esigenze di prevenzione (art. 274 lett. c) c.p.p.), come la pericolosità sociale e il rischio di reiterazione, possono legittimare la custodia in carcere e devono essere valutate e motivate espressamente.
- Nelle difese basate sull'assenza di pericolo di fuga è importante documentare circostanze concrete e specifiche (es. forti legami con il territorio, comportamento processuale concreto) e dimostrare che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con misure meno afflittive, non affidarsi a mere affermazioni generiche.
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