Cassazione Penale, Sentenza n. 43436/2022 del 15/11/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorsi alla Corte di Cassazione erano diretti contro la sentenza della Corte di appello di Genova che aveva riformato la sentenza di primo grado (rito abbreviato) riqualificando il reato contestato dalle imputate da riciclaggio in favoreggiamento reale con riferimento al trasferimento all'estero di denaro provento di attività illecita. Mina ha dedotto la natura meramente indiziaria della prova rispetto ai reati diversi dalla detenzione di stupefacenti (capo F). Fatima ha proposto quattro motivi: (1) violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata escussione del teste Abdelkader Bajou, che la difesa aveva richiesto; (2) insufficienza della prova circa il suo coinvolgimento nel trasferimento del denaro, sostenendo che gli elementi certi riguarderebbero solo l'accantonamento operato dalla madre; (3) violazione del principio di correlazione, contestando che la derubricazione da riciclaggio a favoreggiamento reale avrebbe comportato una modifica sostanziale del dato fattuale; (4) vizio di motivazione per aver qualificato il fatto come favoreggiamento reale anziché personale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Mina, ritenendo che le questioni sollevate fossero coperte dalla rinuncia ai motivi di appello e dalla concordanza sulla pena (rinuncia che impedisce di contestare in questa sede la sussistenza del fatto), e l'ha condannata al pagamento delle spese processuali e alla somma di €3.000,00 in favore della Cassa delle ammende. Ha rigettato il ricorso di Fatima, ritenendo infondati i motivi: la mancata escussione del teste non poteva essere dedotta dalla ricorrente che aveva optato per il rito abbreviato non condizionato; la dedotta insufficienza del quadro indiziario non ha confutato il compendio motivazionale basato soprattutto su intercettazioni e sulla sentenza di primo grado; la derubricazione non ha mutato gli elementi fattuali essenziali; la qualificazione in favoreggiamento reale è corretta perché la condotta di Fatima è stata diretta a consentire alla madre di assicurarsi il profitto del reato (consegna delle somme a soggetto incaricato di trasferirle all'estero). Fatima è stata condannata al pagamento delle sole spese processuali.
Norme richiamate
art. 599-bis cod. proc. pen.
La sentenza di appello era stata emessa ai sensi di tale norma nei confronti di Mina; nel testo è richiamata come riferimento formale per la decisione di appello.
art. 603, comma 3, cod. proc. pen.
Richiamata nel contesto del giudizio abbreviato: la Corte osserva che, una volta optato per il rito abbreviato non condizionato, l'imputato non può dolersi in sede di appello della mancata integrazione probatoria richiesta e negata in sede di appello condizionato.
art. 606, comma 1, lett. d), cod. proc. pen.
Richiamato in relazione ai vizi di motivazione: la Corte precisa che il mancato esercizio dei poteri officiosi del giudice in sede di abbreviato non condizionato non integra automaticamente il vizio ascritto da tale disposizione, seguendo giurisprudenza consolidata.
Massima/precedente: Sez.6, n.4694 del 24/10/2017 (Picone)
Utilizzata per ribadire che nel giudizio abbreviato di appello il mancato esercizio dei poteri officiosi del giudice non determina di per sé vizio di motivazione imputabile alla sentenza.
Massima/precedente: Sez.6, n.10743 del 16/6/1999 (Cucuzzella)
Richiamata per il principio che distingue il favoreggiamento reale dal favoreggiamento personale: il favoreggiamento reale mira a consentire il mantenimento o la conservazione del profitto del reato (quid pluris rispetto alla mera elusione delle indagini), mentre il favoreggiamento personale tende a eludere le investigazioni; la Corte applica tale criterio per qualificare la condotta di Fatima come favoreggiamento reale.
Massime di principio
- La rinuncia ai motivi di appello o la concordanza sulla pena nel giudizio di appello radicano l'inammissibilità di successivi attacchi sulla sussistenza del fatto rispetto agli aspetti concordati: chi rinuncia non può riproporre in Cassazione le stesse censure.
- Nel rito abbreviato non condizionato l'imputato che abbia rinunciato alla condizione non può successivamente lamentare in sede di impugnazione l'omessa escussione di testi che erano stati proposti solo nella prospettiva del rito condizionato; il giudice non è obbligato a integrare d'ufficio quella specifica prova.
- Una contestazione che si risolve nella mera proposta di una ricostruzione alternativa dei fatti (critica dell'insufficienza degli indizi senza reagire al complesso motivazionale) è spesso inammissibile o infondata in Cassazione se il giudizio di merito ha argomentato logicamente e coerentemente la decisione sulla base degli elementi raccolti (es. intercettazioni).
- La riformulazione della qualificazione giuridica del fatto in sede di appello è legittima se gli elementi fattuali rimangono invariati e la nuova qualificazione è coerente con la condotta accertata; non costituisce violazione del principio di correlazione se non altera la struttura fattuale essenziale.
- Per distinguere favoreggiamento reale e personale è decisivo l'elemento intenzionale e l'oggetto della condotta: se l'agente mira a garantire la conservazione o il trasferimento del profitto illecito si configura favoreggiamento reale; se l'azione mira primariamente a eludere le indagini è favoreggiamento personale.
- In sede di impugnazione è fondamentale confrontare in modo puntuale le argomentazioni difensive con l'apparato motivazionale dei giudici di merito; mere affermazioni di insufficienza probatoria, senza una critica circostanziata alla motivazione, raramente hanno successo.
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