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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28355/2022 del 19/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza della Corte d'appello di Napoli che aveva riconosciuto l'equa riparazione per ingiusta detenzione solo per il periodo dal 16 al 20 maggio 2016 (cinque giorni) e aveva respinto la richiesta di riparazione per l'intero periodo di custodia dal 16 maggio al 21 novembre 2016. Raia contestava la motivazione nei punti in cui la Corte territoriale aveva ritenuto che, dall'interrogatorio del 20 maggio 2016 in poi, egli avesse tenuto una condotta gravemente colposa (contraddittorie indicazioni sugli alibi e "brigare" con la madre per condizionare la testimonianza della persona offesa) che aveva concorso a mantenere la custodia cautelare.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la detenzione era ingiusta per il periodo dal 16 al 20 maggio 2016 ma che, dal 21 maggio al 21 novembre 2016, la condotta del ricorrente (fornire un alibi certo in sede di interrogatorio che poi venne smentito da un diverso alibi che non fu comunicato all'autorità, e la connivenza con le iniziative minatorie dei familiari atte a condizionare la prova) integri colpa grave idonea a far venir meno il diritto all'indennizzo per quel periodo. Perciò il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dal Ministero resistente.

Norme richiamate

  • legge 12 luglio 1991 n. 203, art. 7

    Citata quale aggravante rispetto al reato contestato (tentata estorsione aggravata) e rilevante ai fini della qualificazione del fatto per cui era stata disposta la misura cautelare

  • codice di procedura penale, art. 27

    Richiamato in relazione all'emissione di una nuova ordinanza custodiale da parte del G.I.P. presso il Tribunale di Napoli dopo la trasmissione degli atti per incompetenza del primo giudice

  • codice di procedura penale, art. 310

    Richiamato in relazione all'intervento del Tribunale (procedura di riesame/revoca) che, adito ai sensi di tale articolo, revocò la misura per carenza di gravi indizi

Massime di principio

  • Il giudizio sulla riparazione per ingiusta detenzione è autonomo rispetto al giudizio penale e va effettuato ex ante rispetto alle circostanze che il giudice della cautela poteva considerare al momento dell'adozione della misura.
  • Silenzio, reticenza o mendacio dell'indagato possono rilevare come causa di esclusione dell'indennizzo se, concretamente, attraverso dichiarazioni sincere l'indagato avrebbe potuto fornire elementi specifici (es. alibi verificabile) idonei ad eliminare o ridimensionare il quadro indiziario.
  • Per essere rilevante ai fini della esclusione dell'indennizzo, la condotta colposa dell'indagato deve avere un ruolo causale o concausale nel sorgere o nel permanere del quadro indiziario che ha giustificato o mantenuto la custodia.
  • Indicazioni di un possibile alibi devono essere comunicate alle autorità competenti e non solo a familiari: rivolgersi esclusivamente a terzi o alla famiglia a scapito di un tempestivo e specifico riferimento agli inquirenti può essere valutato come comportamento colposo quando ostacola verifiche esculpanti.
  • La connivenza o la mancata opposizione dell'indagato rispetto ad attività volte a condizionare la prova (anche se poste in essere da familiari) può essere valutata come profilo di gravità colposa quando contribuisce a legittimare il permanere della misura cautelare.
  • La valutazione della gravità colposa richiede motivazione idonea a dimostrare il nesso tra la condotta dell'indagato e il mantenimento della custodia; in assenza di tale nesso la riparazione deve essere riconosciuta per l'intero periodo ingiustamente subito.

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