Sentenza n. 831/2026 - Latina, Sezione 1
per l'annullamento della deliberazione del Consiglio comunale del Comune di Sabaudia atto n. 19 del 27.02.2019, pubblicato nell'albo pretorio dal 3.04.2019 al 18.04.2019, con il quale si approvava il “piano delle alienazioni” per il triennio 2019-2020-2021, su proposta della Giunta comunale con proprio atto n. 21 del 01.02.2019, nonché di ogni altro atto prodromico e/o conseguenziale;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: deliberazione consiliare di approvazione del Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari per il triennio 2019-2021, comprendente l'area comunale occupata dalla ricorrente
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato la deliberazione sostenendo, in primo luogo, che l'area non appartenesse al patrimonio indisponibile del Comune, ma fosse un bene disponibile soggetto alle regole privatistiche, poiché dal rogito con cui era stata ceduta all'amministrazione non sarebbe emersa una destinazione idonea a fondare tale qualificazione. Ha inoltre dedotto l'eccesso di potere per manifesta illogicità e contraddittorietà con precedenti determinazioni comunali, lamentando che l'amministrazione avesse inizialmente prospettato il rinnovo del contratto di affitto e la possibilità di sanare l'immobile, per poi inserire l'area nel piano di valorizzazione. È stata altresì denunciata la carenza di istruttoria e l'illogicità della scheda allegata alla deliberazione, non essendo chiaro se il piano riguardasse il solo terreno oppure anche il fabbricato. Infine, la ricorrente ha contestato l'inserimento del bene nel piano mentre erano ancora in corso tavoli tecnici diretti a definire un nuovo canone, eventualmente considerando le spese sostenute per la costruzione o le migliorie, in asserita violazione dei criteri generali fissati dalla stessa deliberazione.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza esaminare i motivi di illegittimità dedotti. La deliberazione impugnata riguardava il piano delle alienazioni e valorizzazioni per il triennio 2019-2021 e aveva ormai esaurito i propri effetti, essendo stata superata da successivi piani comunali, non impugnati, che avevano mantenuto l'inserimento del bene. L'eventuale annullamento dell'atto originario non avrebbe quindi procurato alla ricorrente alcuna utilità concreta e attuale. Il giudice ha escluso che l'interesse potesse essere ricondotto all'accertamento della proprietà del bene, sia perché tale accertamento non costituiva oggetto della deliberazione impugnata ed era comunque attribuito al giudice ordinario, sia perché gli effetti dichiarativi della proprietà riportati negli elenchi erano presenti anche nei piani successivi non impugnati. Non risultava inoltre proposta una domanda risarcitoria né era stato manifestato un interesse all'accertamento dell'illegittimità ai fini risarcitori ai sensi dell'art. 34, comma 3, c.p.a. La ricorrente non aveva contestato l'eccezione di improcedibilità formulata dal Comune. Le spese sono state compensate.
Norme richiamate
art. 34, comma 3, c.p.a.
In assenza di una domanda risarcitoria o di una specifica manifestazione di interesse all'accertamento dell'illegittimità ai fini risarcitori, non occorre procedere all'accertamento dell'illegittimità dell'atto divenuto ormai privo di utilità concreta.
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
Il ricorso è dichiarato improcedibile quando, nel corso del giudizio, viene meno l'interesse alla decisione.
art. 88, comma 2, lett. d), c.p.a.
Il giudice può richiamare, ai fini della motivazione, le ragioni esposte in precedenti sentenze relative a controversie analoghe.
Massime di principio
- Un ricorso di annullamento diviene improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse quando l'atto impugnato ha esaurito i propri effetti ed è stato superato da successivi atti non impugnati, sicché l'eventuale annullamento non procurerebbe al ricorrente alcuna utilità concreta e attuale.
- L'inserimento di un bene in successivi piani amministrativi non impugnati impedisce di ravvisare un'utilità nell'annullamento del solo piano precedente, anche quando gli atti successivi riproducano il medesimo contenuto sostanziale.
- L'interesse all'accertamento incidentale della proprietà di un bene non può essere ricavato dal semplice fatto che la questione proprietaria costituisca un antecedente logico-giuridico dell'atto impugnato, quando l'atto non abbia per oggetto l'accertamento della proprietà e tale accertamento appartenga alla giurisdizione del giudice ordinario.
- Quando il ricorso è divenuto improcedibile e il ricorrente non ha proposto domanda risarcitoria né chiesto l'accertamento dell'illegittimità ai fini risarcitori, il giudice non deve esaminare nel merito i vizi dedotti.
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