Sentenza n. 1758/2026 - Catania, Sezione 2
per l’ottemperanza della sentenza n. 2905/2025 del T.A.R. per la Sicilia, sezione staccata di Catania, pubblicata il 14 ottobre 2025.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza che aveva annullato un diniego di permesso di costruire, nelle more superata dall'adozione di un nuovo provvedimento conclusivo
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società ha chiesto l'ottemperanza della sentenza n. 2905/2025, passata in giudicato, con cui era stato annullato il diniego comunale di permesso di costruire. Secondo la ricorrente, il giudicato imponeva al Comune di riesaminare l'istanza rispettando i principi affermati dal TAR, relativi alla compatibilità di un insediamento commerciale con una zona a destinazione residenziale prevalente e all'insufficienza della motivazione sul contrasto con parametri normativi e sui presupposti dell'art. 20 della legge regionale n. 16/2016. Il Comune, inizialmente rimasto inerte, ha adottato dopo l'introduzione del giudizio un preavviso di diniego e, successivamente, un provvedimento conclusivo di diniego. La società ha sostenuto che il nuovo diniego fosse nullo ed elusivo del giudicato, anche perché fondato su motivi nuovi o comunque già dedotti nel giudizio originario, e ha contestato nel merito il nuovo provvedimento. Il Comune ha eccepito di avere dato esecuzione al giudicato mediante il legittimo riesercizio del potere, sostenendo che la sentenza lasciava salvi gli ulteriori provvedimenti fondati sulla corretta applicazione della disciplina urbanistica e che la legittimità del nuovo diniego non potesse essere esaminata nel giudizio di ottemperanza.
La decisione
Il TAR ha escluso la nullità del nuovo provvedimento per violazione o elusione del giudicato. La sentenza di cognizione aveva censurato il primo diniego per l'erronea interpretazione dell'art. 60 del regolamento edilizio comunale e per il difetto di motivazione relativo al contrasto con parametri normativi non specificati e ai presupposti dell'art. 20 della legge regionale n. 16/2016, facendo salvi ulteriori provvedimenti fondati sulla corretta applicazione della disciplina urbanistica. Il Comune ha quindi riesercitato il potere entro l'ambito conformativo tracciato dalla sentenza, integrando le ragioni del diniego proprio sui profili per i quali era stata rilevata l'insufficienza motivazionale. Il giudicato amministrativo di annullamento, secondo il TAR, non copre in modo pieno e generale tutto il dedotto e il deducibile, ma si forma sui vizi concretamente accertati dal giudice e sugli specifici argomenti di fatto e diritto che li sorreggono. Poiché, durante il giudizio, il Comune ha adottato il provvedimento conclusivo del procedimento nell'esercizio del potere lasciato salvo dalla sentenza, il ricorso per ottemperanza è divenuto improcedibile. La legittimità del nuovo diniego esula dall'oggetto del giudizio di ottemperanza e potrà essere contestata con autonomo ricorso o motivi aggiunti. Le spese sono state compensate per metà e, per la restante metà, poste a carico del Comune, liquidata in euro 1.850,00 oltre accessori, perché il provvedimento conclusivo è stato adottato solo dopo l'introduzione del giudizio.
Norme richiamate
art. 60 del regolamento edilizio comunale
non vieta nelle zone C1 gli insediamenti commerciali, che svolgono una funzione complementare e accessoria rispetto alla destinazione residenziale prevalente dell’area
La sentenza posta in esecuzione aveva ritenuto erronea l'interpretazione comunale della norma, chiarendo che gli insediamenti commerciali non sono vietati nelle zone C1 quando risultano complementari e accessori rispetto alla prevalente destinazione residenziale.
art. 20 legge regionale n. 16/2016
La sentenza originaria aveva rilevato il difetto di motivazione del diniego quanto alla genericamente dedotta carenza dei relativi presupposti.
art. 14 decreto-legge n. 669/1996
Il Comune ha sostenuto che il contributo unificato fosse stato richiesto prima del decorso del termine previsto; tale questione non risulta posta a fondamento della decisione finale.
Massime di principio
- Nel giudizio amministrativo di annullamento, il giudicato favorevole al ricorrente si forma, di regola, sui vizi dell'atto concretamente ritenuti sussistenti dal giudice e sugli specifici argomenti di fatto e diritto che integrano la violazione accertata; non copre automaticamente ogni ulteriore profilo di legittimità non esaminato.
- Quando una sentenza annulla un provvedimento per difetto di motivazione e fa salvi ulteriori provvedimenti dell'amministrazione, quest'ultima può riesercitare il potere, anche adottando un nuovo provvedimento sfavorevole, purché operi entro i limiti conformativi derivanti dalla sentenza e corregga i vizi accertati.
- La legittimità del nuovo provvedimento adottato in esecuzione di una sentenza di annullamento, se non integra violazione o elusione del giudicato, non costituisce oggetto del giudizio di ottemperanza e deve essere contestata mediante gli ordinari strumenti di impugnazione.
- L'adozione, nel corso del giudizio di ottemperanza, del provvedimento conclusivo del procedimento, quando costituisce esercizio del potere amministrativo lasciato salvo dal giudicato, determina l'improcedibilità della domanda di ottemperanza per sopravvenuta carenza di interesse.
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