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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39096/2025 del 03/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte di appello di Napoli che aveva dichiarato estinti per prescrizione i reati di danneggiamento seguito da incendio (capi C ed E) e aveva rideterminato le pene per i restanti reati di tentata estorsione (capo B per entrambi; capo D per Stefano). Siano Cesare ha dedotto genericità della motivazione e travisamento della prova, lamentando che la condanna si fonda solo sulla dichiarazione della persona offesa e che non è stato valutato criticamente il contesto e le contraddizioni. Ha inoltre chiesto la conversione della pena e sostenuto la prescrizione. Siano Stefano ha censurato la valutazione del compendio probatorio (intercettazioni, dichiarazioni, riscontri) e, soprattutto, la qualificazione dell'aggravante "più persone riunite", sostenendo che questa richiede la presenza simultanea di più soggetti nel luogo e al momento della minaccia e che la Corte territoriale ha errato interpretando la norma nel senso di consentire la successione temporale di interventi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso di Siano Cesare per genericità e difetti di devoluzione, e ha rigettato le richieste tardive relative alla conversione della pena e alla prescrizione (la prescrizione per l'estorsione aggravata non è ancora maturata). Quanto al ricorso di Siano Stefano, la Corte ha ritenuto infondato il primo motivo (censure di merito non consentite in Cassazione) ma fondato il secondo: ha annullato la statuizione relativa al riconoscimento dell'aggravante "più persone riunite" in relazione alla tentata estorsione, ritenendo che la Corte territoriale si sia basata su un'interpretazione giurisprudenziale minoritaria e non conforme all'orientamento delle Sezioni Unite che richiede la simultaneità della presenza di più soggetti salvo casi speciali (es. contesti mafiosi). Per effetto estensivo (art. 587 c.p.p.) l'annullamento opera anche nei confronti di Siano Cesare. La Cassazione ha quindi disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Napoli per nuova valutazione della qualificazione aggravante secondo i criteri indicati e ha disposto la correzione di un errore materiale nel dispositivo (capo D/E).

Norme richiamate

  • art. 629 c.p.

    Definisce la pena per l'estorsione e rinvia alle circostanze dell'art. 628; la Cassazione utilizza la disciplina per il calcolo della prescrizione in presenza di aggravanti

  • art. 628 c.p., 3° comma

    Contiene le aggravanti dell'estorsione tra cui la "violenza o minaccia in più persone riunite"; la Corte richiama questa disposizione per definire i criteri di applicazione dell'aggravante

  • art. 56 c.p.

    Regola la continuazione e la determinazione della pena nel cumulo giuridico; è stata impiegata nel calcolo della pena e del termine di prescrizione globale

  • art. 161 c.p.

    Aumenta la pena per l'aggravante; utilizzato nel calcolo del termine di prescrizione dell'estorsione aggravata

  • art. 192 c.p.p.

    Norma sul contraddittorio e assunzione della prova; menzionata tra le norme richiamate nelle censure difensive relative alla valutazione delle dichiarazioni

  • art. 606, comma 3, c.p.p.

    Limita la cognizione della Corte di cassazione in tema di travisamento della prova quando il motivo non era devoluto in appello o è basato su informazioni inesistenti; la Corte lo ha richiamato per dichiarare inammissibili le censure generiche

  • art. 587 c.p.p.

    Prevede l'effetto estensivo dell'impugnazione a favore degli altri imputati; utilizzato per estendere l'annullamento dell'aggravante anche a Siano Cesare

  • art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150

    Disposizione transitoria sulla applicazione delle norme sulle pene sostitutive ai procedimenti pendenti; la Corte la richiama per escludere la possibilità tardiva di chiedere la sostituzione della pena in Cassazione se non richiesta in appello

  • art. 545-bis c.p.p.

    Richiamato in relazione alla fase in cui avrebbe dovuto essere proposta l'istanza di sostituzione della pena per i procedimenti pendenti in appello; la Corte sottolinea la decadenza per mancata richiesta in appello

  • art. 130 c.p.p.

    Consente la correzione di errori materiali nel dispositivo della sentenza; la Corte la invoca per correggere l'errata indicazione del capo estinto per prescrizione

Massime di principio

  • In Cassazione i motivi devono essere specifici: censure generiche sulla motivazione o sul travisamento della prova sono generalmente inammissibili.
  • Il vizio di travisamento della prova è valutabile in sede di legittimità solo se riferito a specifici atti o elementi processuali già devoluti al giudice d'appello; non è consentito contestare in via generale tutta la ricostruzione del fatto.
  • L'aggravante "più persone riunite" nel reato di estorsione richiede, secondo l'orientamento delle Sezioni Unite, la contemporanea presenza di più persone nel luogo e al momento della violenza o della minaccia; eccezioni a questa regola sono possibili solo in contesti particolari (es. condotte riconducibili ad organizzazioni mafiose).
  • La declaratoria di nullità o annullamento favorevole a un imputato può operare per effetto estensivo anche nei confronti degli altri coimputati (effetto ex art. 587 c.p.p.), salvo che l'impugnazione sia esclusivamente personale.
  • La qualificazione o esclusione di un'aggravante può incidere sul decorso della prescrizione: la rimozione di un'aggravante può determinare che il reato diventi prescritto.
  • Le richieste di misure alternative o di conversione della pena devono essere tempestivamente formulate nel grado di giudizio competente (es. appello) e non possono essere introdotte tardivamente in Cassazione salvo eccezioni previste dalla legge transitoria.
  • Errori materiali nel dispositivo possono e devono essere corretti d'ufficio dalla Corte di rinvio ai sensi dell'art. 130 c.p.p., ma la sostanza della decisione rimane demandata al giudice di merito in sede di rinvio.
  • Quando si impugna una sentenza di merito è strategico concentrare i motivi su profili di diritto e di motivazione specifici e ben documentati, evitando censure meramente valutative che il giudice di legittimità non riesce a verificare ex novo.

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