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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5833/2022 del 18/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Roma che aveva confermato la condanna del ricorrente per rapina impropria e lesioni personali e disposto l'espulsione. Il ricorrente deduceva: 1) carenza di motivazione quanto all'applicazione dell'espulsione e all'accertamento della pericolosità sociale, rilevando la sua regolare presenza sul territorio italiano e la convivenza/coniuge cittadino italiano; 2) eccessiva dosimetria della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile ritenendo entrambi i motivi manifestamente infondati. Sulla espulsione la Corte ha ritenuto che la pericolosità emergesse dalle modalità della rapina aggravata con lesioni (calci e pugni a una guardia giurata), dai precedenti di polizia e dall'uso di alias per sottrarsi alle ricerche: motivazione che integra e supera la carenza del primo grado. La circostanza della convivenza con cittadina italiana è stata ritenuta proposta per la prima volta in cassazione senza elementi probatori e pertanto non valutabile. Quanto alla pena, la Corte ha richiamato la discrezionalità del giudice di merito nella determinazione della pena ai sensi degli artt. 132 e 133 c.p., ritenendo non sussistere arbitrarietà o illogicità. Per effetto della declaratoria di inammissibilità il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    richiamato come norma che consente la sintesi e la presentazione dei motivi di ricorso; il ricorso è stato formulato richiamando detta previsione

  • art. 616 cod. proc. pen.

    applicata per la declaratoria di inammissibilità del ricorso manifestamente infondato e per la conseguente condanna alle spese processuali e al pagamento alla Cassa delle ammende

  • artt. 132 e 133 cod. pen.

    richiamati per sottolineare la discrezionalità del giudice di merito nella determinazione della pena e nei criteri di dosimetria; la Cassazione ha ritenuto legittima la valutazione del giudice di merito in assenza di illogicità o arbitrarietà

Massime di principio

  • La misura dell'espulsione può essere adeguatamente motivata anche ricavandone la persistenza della pericolosità sociale dalla gravità delle condotte, dai precedenti e da comportamenti (es. uso di alias) che dimostrano volontà di sottrarsi alle ricerche; in caso di motivazione di grado superiore che integra precedenti carenze, la censura è infondata.
  • Fatti o circostanze nuovi (es. convivenza o matrimonio con cittadino italiano) non possono essere sollevati per la prima volta in cassazione senza elementi probatori: tali deduzioni devono essere proposte e documentate nei gradi di merito.
  • La determinazione della pena (dosimetria) rientra nella discrezionalità del giudice di merito secondo gli artt. 132 e 133 c.p.; la Cassazione non riesamina la congruità della pena se non vi è evidente arbitrarietà, illogicità o una pena di gran lunga superiore alla misura media edittale.
  • Se il ricorso è manifestamente infondato la Cassazione può dichiararlo inammissibile e imporre al ricorrente il pagamento delle spese e una somma alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; ciò rafforza l'esigenza di selezionare e provare le censure prima del giudizio di legittimità.

Testo integrale

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