Cassazione Penale, Sentenza n. 34600/2022 del 20/09/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Pavia che ha rigettato l'istanza di riesame avverso il sequestro del compendio aziendale e delle quote sociali e il sequestro preventivo (diretto e in subordine per equivalente) fino a C 167.155,82, disposto nei confronti di Francesco Calderone (amministratore di fatto della First Aid One Italia) e altri, in relazione a ipotesi di reati di frode in pubbliche forniture, turbativa d'asta e caporalato nonché l'illecito amministrativo della società. Il ricorrente ha dedotto: incompetenza territoriale (sostiene che la prima condotta sia avvenuta a Milano), difetto di fumus per il reato di caporalato per mancata distinzione tra indice di sfruttamento e approfittamento dello stato di bisogno, mancata motivazione sull'elemento soggettivo (consapevolezza dello stato di bisogno), e illegittimità del sequestro diretto sui beni personali per assenza di prova che Calderone si sia appropriato del profitto del reato e che la società sia un mero schermo.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che: (1) la competenza territoriale è correttamente fissata a Pavia in ragione della prima condotta più antica nell'area pavese ai sensi dell'art. 16 c.p.p.; (2) sussistono elementi di fumus per il reato di caporalato, sulla base delle dichiarazioni dei lavoratori che documentano condizioni di sfruttamento e stato di bisogno inteso come grave difficoltà che limita la volontà di rifiutare condizioni svantaggiose; (3) non è emerso ictu oculi il difetto dell'elemento soggettivo, perciò la valutazione sommaria del riesame è risultata corretta; (4) il sequestro diretto e per equivalente è giustificato perché il reato di caporalato è contestato anche in proprio al Calderone, la sua qualità di amministratore di fatto è dimostrata e i flussi finanziari indicano appropriazioni di somme a lui riconducibili. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 603-bis cod. pen. (caporalato)
La norma è interpretata nel senso che lo "stato di bisogno" non necessita di essere una condizione di totale annichilimento della libertà di scelta, ma può essere una situazione di grave difficoltà che induce ad accettare condizioni particolarmente svantaggiose; sul fumus la valutazione è sommaria ma ritenuta soddisfatta dalle dichiarazioni dei lavoratori
art. 603-bis, comma 2, cod. pen. (confisca/profitto)
Consente il sequestro preventivo diretto o, in subordine, per equivalente del profitto del reato; il Tribunale ha ritenuto legittimo il sequestro sia sui beni societari sia, fino al limite del profitto, su quelli personali se il reato è contestato anche all'indagato e vi sono elementi che lo collegano all'appropriazione
artt. 356 e 353 cod. pen. (frode in pubbliche forniture, turbativa d'asta)
Contestazioni connesse alla presunta irregolarità delle gare d'appalto; utilizzate per delineare il quadro indiziario complessivo e giustificare misure reali nei confronti della società e dei suoi amministratori di fatto
art. 25-quinquies (illecito amministrativo collegato alla società)
Rilevato come illecito amministrativo a carico della società, contribuendo al quadro complessivo di responsabilità dell'ente e quindi all'idoneità del sequestro sui beni societari
art. 16 cod. proc. pen. (competenza territoriale)
Applicato il criterio del reato di pari gravità anteriormente commesso: la competenza si radica dove si è consumata per la prima volta la condotta più antica fra quelle di pari gravità connesse, perciò correttamente individuata a Pavia
art. 325, comma 1, cod. proc. pen. (ricorso in materia cautelare reale)
Il ricorso in materia cautelare reale è ammesso solo per violazione di legge; pertanto, documenti e argomenti nuovi allegati tardivamente non possono essere rilevati se non attengono a profili di illegittimità di diritto
Massime di principio
- La competenza territoriale nelle cause con più reati connessi si determina applicando il criterio della prima condotta criminosa tra quelle di pari gravità (art. 16 c.p.p.): va valutato dove è avvenuta la prima azione rilevante rilevata nell'imputazione
- In sede di riesame per misure cautelari reali il giudice compie una valutazione sommaria del fumus commissi delicti; può sindacare anche l'elemento soggettivo solo se la sua assenza emerge ictu oculi
- Lo "stato di bisogno" ai fini dell'art. 603-bis va inteso come situazione di grave difficoltà che limita la libertà di scelta della vittima: non è richiesta una assoluta privazione di ogni possibilità di scelta
- Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca può essere disposto direttamente sui beni societari e, se il reato è contestato anche alla persona fisica e sono presenti elementi che lo collegano all'appropriazione del profitto, può incidere anche sui beni personali fino all'ammontare del profitto
- Le memorie e documenti prodotti successivamente nel procedimento di riesame hanno rilievo limitato: il rimedio cautelare reale è soggetto al sindacato di legittimità e il giudice del riesame non è luogo per valutazioni probatorie estese; gli elementi nuovi rilevano solo se concernono vizi di diritto o fatti pacifici che incidono ictu oculi
- Per contestare la sussistenza di misure reali fondate su profitto del reato occorre disporre di argomentazioni e dati finanziari che mostrino l'assenza di collegamento tra i flussi patrimoniali e gli illeciti contestati; la mera affermazione che il profitto sarebbe nella disponibilità della società e non dell'indagato non elimina l'idoneità del sequestro se emergono elementi che collegano l'indagato alla appropriazione
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