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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30468/2025 del 09/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso chiedeva il riconoscimento della continuazione ex art. 81 c.p. tra reati di tentata estorsione aggravata e violazione legge armi (con aggravante dell'art. 416-bis) commessi il 17/10/2022 e reati in materia di stupefacenti e detenzione munizioni commessi il 12/12/2022. Il difensore sosteneva che tutti i fatti, avvenuti in breve arco temporale e riferibili al conflitto tra gruppi camorristici per la gestione della piazza di spaccio "Chalet Bakù", fossero manifestazione di un unico disegno criminoso. Il giudice dell'esecuzione aveva rigettato l'istanza rilevando la disomogeneità dei reati e che le condotte erano il frutto di deliberazioni contingenti ed estemporanee.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondata la censura e ha confermato che non emergono, dagli atti e dalle sentenze, elementi idonei a dimostrare una programmazione unitaria delle condotte tale da integrare la continuazione ex art. 81 c.p.; in particolare ha valorizzato la disomogeneità dei beni tutelati e la diversità del contesto (le estorsioni relative alle abitazioni versus l'attività di spaccio). Di conseguenza è stato negato il riconoscimento della disciplina del reato continuato e il provvedimento di diniego è stato confermato

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    L'applicazione della continuazione richiede la prova di un "disegno criminoso" unitario ideato sin dall'inizio; il giudice deve valutare tempi, modalità e altri indici per desumere la unità dell'intento, e non è sufficiente la mera abitudine o reiterazione criminosa

  • art. 416-bis cod. pen.

    Usata come aggravante per alcuni reati (metodo mafioso); la sua presenza non determina automaticamente la sussistenza della continuazione fra reati eterogenei

  • d.P.R. 309/1990, art. 73 comma 5

    Norma relativa a delitti in materia di stupefacenti; nel caso è stata considerata parte di un contesto distinto rispetto alle estorsioni, contribuendo a escludere l'unicità del disegno criminoso

  • art. 697 cod. pen.

    Norma richiamata per la violazione in materia di armi; trattata come fattispecie autonoma rispetto agli altri reati contestati

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in combinazione con l'art. 81 c.p. e l'art. 671 c.p.p. per dedurre vizio di motivazione/violazione di legge; il giudice ha ritenuto infondate le censure processuali mosse

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione al controllo del provvedimento di esecuzione; i principi processuali invocati non hanno sorretto la richiesta di riconoscimento della continuazione

Massime di principio

  • Per ottenere il riconoscimento della continuazione ex art. 81 c.p. è necessario dimostrare l'esistenza di un "disegno criminoso" unitario ideato sin dall'inizio; la prova è indiziaria e richiede valutazione concreta di tempi e modalità
  • Gli indici rilevanti sono, tra gli altri: ridotta distanza cronologica tra i fatti, omogeneità delle modalità, omogeneità del bene giuridico tutelato, e le condizioni di tempo e luogo; non è necessario che tutti gli elementi siano presenti, ma alcuni devono essere significativi
  • La mera reiterazione di reati, l'abitualità a delinquere o la ricerca di profitto non sono di per sé idonee a fondare la continuazione
  • Una consistente distanza temporale o contesti diversi (es. estorsioni in ambito domestico vs attività di spaccio) sono indici che depongono contro il riconoscimento della continuazione, salvo giustificazione chiara di una attuazione frazionata di un medesimo fine specifico
  • Il giudice deve fornire motivazione adeguata e coerente sul punto: la valutazione è sindacabile solo in presenza di manifesta illogicità o carenza motivazionale
  • In sede difensiva è utile produrre elementi concreti che evidenzino una pianificazione unitaria (es. comunicazioni, ruoli condivisi, metodi ripetitivi, chiaro fine comune) per contrastare la tesi della disomogeneità

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