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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1718/2025 del 14/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente, già condannata per tentato omicidio aggravato (pena di 8 anni e 2 mesi), aveva chiesto autorizzazione ad allontanarsi dagli arresti domiciliari per svolgere attività lavorativa presso un bar. Il GIP di Fermo aveva respinto l'istanza e il Tribunale di Ancona, in sede di riesame, ha rigettato l'appello ritenendo che non fosse dimostrata l'assoluta indigenza e che l'orario variabile e le prolungate uscite sarebbero incompatibili con le esigenze di controllo e sicurezza connesse alla misura cautelare.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha confermato che l'autorizzazione a lasciare gli arresti domiciliari per lavoro non è un diritto automatico, richiede la prova di assoluta indigenza e una valutazione rigorosa della compatibilità dell'attività lavorativa con le esigenze cautelari (controlli e sicurezza). Nel caso specifico il Tribunale ha motivato adeguatamente la mancanza dello stato di indigenza (valutando i redditi del nucleo familiare) e la sostanziale incompatibilità dell'attività richiesta per la gravità del reato, la variabilità degli orari e il protratto allontanamento. La ricorrente è stata inoltre condannata al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • Sez. 3, n. 13842, Surian

    Ribadisce che la concessione dell'autorizzazione per recarsi al lavoro è eccezionale, richiede condizione di assoluta indigenza e una valutazione rigorosa della compatibilità dell'attività con le esigenze cautelari.

  • Sez. 5, n. 27971 del 01/07/2020

    Indica che il giudice deve valutare se l'attività lavorativa e gli orari comportano protratti allontanamenti o spostamenti tali da vanificare i controlli necessari a fini cautelari.

  • Sez. 6, n. 12337 del 25/02/2008

    Sottolinea l'importanza della compatibilità tra lavoro e esigenze cautelari nella valutazione dell'autorizzazione.

  • Sez. 2, n. 53646 del 22/09/2016, Condorelli

    Conferma che, in assenza di qualsiasi documentazione che dimostri lo stato economico prospettato, è legittimo rifiutare l'autorizzazione.

  • Sez. 6, n. 1200 del 04/12/2023 (dep. 2024), Tahiri

    Riafferma che ai fini della valutazione dello stato di assoluta indigenza si deve fare riferimento alla situazione complessiva del nucleo familiare e non solo alla situazione personale dell'imputato.

Massime di principio

  • L'autorizzazione ad allontanarsi dagli arresti domiciliari per lavoro non è un diritto automatico ma un'eccezione subordinata alla prova dell'«assoluta indigenza».
  • Il giudice valuta lo stato economico complessivo, inclusi redditi dei componenti del nucleo familiare, e può legittimamente respingere l'istanza se manca documentazione probatoria.
  • Anche se sussiste l'indigenza, l'attività lavorativa deve essere compatibile con le esigenze cautelari: orari fissi, brevi uscite e possibilità di controlli facilitano la concessione; orari variabili e prolungati sono spesso incompatibili.
  • La gravità del reato influisce sul grado di restrizione: reati gravi e rischio di reiterazione rendono più rigorosa la verifica di compatibilità.
  • Per aumentare le chance di successo è utile presentare documentazione economica completa, un orario di lavoro preciso e misure che favoriscano i controlli (es. monitoraggio elettronico, punti fissi di presenza), nonché argomentazioni che dimostrino l'assenza di rischio di recidiva.

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