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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6520/2022 del 23/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso per cassazione è proposto avverso l'ordinanza del GIP che ha disposto la revoca della sanzione sostitutiva dell'espulsione, adottata con sentenza del 21/09/2010 (irrevocabile 06/05/2011), ritenendo sussistente il presupposto per la revoca poiché Gjoni Agron ha violato il divieto di reingresso decennale reingressando mentre risultava ristretto in carcere dal 08/04/2019. Il ricorrente articola due motivi: (1) violazione di legge per mancata adozione del provvedimento di sospensione dell'esecuzione della pena ai sensi dell'art. 656 c.p.p. (si sostiene che, una volta revocata l'espulsione, il giudice avrebbe dovuto sospendere l'esecuzione del titolo ripristinato per consentire la presentazione, da libero, di istanze per misure alternative); (2) vizio di motivazione relativo alla durata del divieto di reingresso, sostenendo che non poteva essere disposto per un periodo superiore a cinque anni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali (decisione del 13/10/2021). Sul primo motivo la Corte ha rilevato che, al momento della revoca dell'espulsione, il ricorrente era già detenuto in forza di altro decreto di cumulo e quindi non poteva essere disposto alcun provvedimento di sospensione dell'esecuzione della pena oggetto di ripristino (richiamando l'art. 656 c.p.p. nella sua ricaduta applicativa). Sul secondo motivo la Corte ha confermato che, nell'ipotesi di espulsione quale sanzione sostitutiva ai sensi dell'art. 16, comma 1, d.lgs. n.286/1998, la durata del divieto di reingresso può essere determinata per un periodo superiore a cinque anni, richiamando e aderendo a precedenti di questa Corte (Sez. I, n. 23705/2020).

Norme richiamate

  • art. 656 cod. proc. pen.

    art. 656, comma 5; art. 656, comma 2

    La Corte ha ritenuto che la sospensione dell'esecuzione della pena ripristinata (alla quale mira l'art. 656) non fosse praticabile perché il soggetto era già in fase di espiazione per altro titolo; in sostanza l'esecuzione concorrente impedisce la sospensione prevista.

  • art. 16, comma 1, d.lgs. n.286/1998

    art. 16, comma 1, del d.lgs. n.286 del 1998

    Nell'ipotesi di espulsione come sanzione sostitutiva la previsione normativa consente al giudicante di determinare la durata del divieto di reingresso anche per un periodo superiore a cinque anni; la Corte ha confermato tale interpretazione.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. I)

    Sez. I n. 23705 del 18/08/2020, rv 279929

    Precedente richiamato dalla Corte che afferma la possibilità di fissare un divieto di reingresso superiore a cinque anni quando l'espulsione è sanzione sostitutiva; il presente caso è coerente con tale orientamento.

Massime di principio

  • Se l'espulsione è stata applicata come sanzione sostitutiva, la sua revoca per reingresso può comportare il ripristino della pena originaria.
  • Non è possibile ottenere la sospensione dell'esecuzione della pena ripristinata ai sensi dell'art. 656 c.p.p. quando il soggetto è già in fase di espiazione di altra pena (cumulo): lo stato di detenzione preclude la sospensione.
  • Il divieto di reingresso collegato a un'espulsione quale sanzione sostitutiva può essere fissato per un periodo superiore a cinque anni; la mera affermazione di un periodo superiore non costituisce di per sé vizio di motivazione.
  • Nelle impugnazioni contro provvedimenti di revoca dell'espulsione è necessario dimostrare concretamente il vizio normativo o motivazionale; questioni procedurali (es. sospensione dell'esecuzione) vanno valutate anche alla luce dello stato di esecuzione delle pene del ricorrente.
  • In casi simili conviene verificare sempre lo stato di esecuzione (eventuali decreti di cumulo o pene pendenti) prima di chiedere misure alternative o sospensioni, perché lo stato di detenzione può incidere in modo decisivo sull'ammissibilità delle richieste.

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