Cassazione Penale, Sentenza n. 15707/2026 del 30/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso deduceva violazione di legge per pena illegale: si contestava che il Giudice per l'udienza preliminare avesse sostituito, nell'ambito di una pena congiunta (detentiva e pecuniaria) concordata ex art. 444 c.p.p., anche la pena pecuniaria mediante ragguaglio ai sensi dell'art. 135 c.p., convertendola in ore di lavoro di pubblica utilità. Il Procuratore sosteneva che l'art. 545-bis c.p.p. (Riforma Cartabia) disciplina la sostituzione delle sole pene detentive brevi e non prevede la sostituzione delle pene pecuniarie, per cui il giudice avrebbe potuto sostituire la sola pena detentiva e non anche quella pecuniaria.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché il Procuratore della Repubblica ha rinunciato al ricorso il 20.11.2025, attestando la cessazione della materia del contendere: l'Ufficio di Sorveglianza, l'11.11.2025, aveva infatti accolto la richiesta della difesa per la rateizzazione della pena pecuniaria. Per tale motivo la Corte ha disposto l'inammissibilità del ricorso ai sensi dell'art. 591, comma 1, lett. d) c.p.p., senza entrare nel merito delle questioni sostanziali sollevate.
Norme richiamate
art. 444 c.p.p.
Usata per richiamare il rito concordato con applicazione della pena (patteggiamento); la sentenza di primo grado era stata emessa con questo rito.
art. 53 L. n. 689/1981
Richiamata in relazione alla sostituzione della pena complessiva con lavoro di pubblica utilità; il giudice aveva operato sostituzioni riconducibili alle previsioni di tale legge.
art. 545-bis c.p.p.
Norma introdotta dalla Riforma Cartabia citata dal ricorrente come limite alla possibilità di sostituire pene: secondo il ricorrente disciplina la sostituzione soltanto delle pene detentive brevi. La Corte non si è pronunciata sul merito dell'interpretazione a causa dell'inammissibilità del ricorso.
art. 20-bis c.p.
Richiamato nel quadro normativo invocato dal ricorrente in combinato disposto con gli artt. 53 ss. della L. n. 689/1981 quale riferimento per la disciplina della pena sostitutiva.
art. 135 c.p.
Norma sul ragguaglio delle pene pecuniarie in termini di detentive; il ricorrente contestava l'uso del ragguaglio per convertire la multa in pena detentiva/attività, sostenendo che tale conversione non fosse consentita nel caso di pena congiunta salvo condizioni di insolvenza previste dalla legge.
D.lgs. 150/2022 e D.lgs. 31/2024 (Riforma Cartabia)
Richiamati come fonte delle modifiche normative (in particolare art. 545-bis) oggetto della questione prospettata dal ricorrente. La Corte non ha risolto il profilo interpretativo per sopravvenuta inammissibilità.
art. 591, comma 1, lett. d) c.p.p.
Applicata dalla Corte per dichiarare l'inammissibilità del ricorso in seguito alla rinuncia rituale del Procuratore e alla cessazione della materia del contendere.
Massime di principio
- Se la parte che ha proposto ricorso rinuncia formalmente prima della decisione e la controversia è cessata (ad es. per accoglimento di una richiesta esecutiva come la rateizzazione della multa), il ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse secondo art. 591 c.p.p.
- La conversione di una pena pecuniaria in pena detentiva o in lavoro di pubblica utilità mediante ragguaglio ai sensi dell'art. 135 c.p. richiede una base normativa che la consenta; non è automatico che possa essere utilizzata ogniqualvolta vi sia una pena congiunta senza verificare le condizioni previste dalla legge (ad es. insolvenza).
- L'art. 545-bis c.p.p., come introdotto dalla Riforma Cartabia, è stato interpretato (nella giurisprudenza e dagli attori del processo) come limitato alla sostituzione delle pene detentive brevi; quindi, in presenza di pene congiunte, occorre verificare se e entro quali limiti sia consentita la sostituzione della parte pecuniaria.
- Prima di proporre impugnazioni in materia di conversione di sanzioni pecuniarie è opportuno esperire i rimedi di esecuzione (ad es. rateizzazione o dilazione davanti all'Ufficio di Sorveglianza), perché l'accoglimento di tali misure può rendere la controversia priva di interesse e il ricorso inammissibile.
- Se la questione è di interpretazione normativa complessa (nuove norme riformatrici), la Corte potrà non decidere il merito se sopravviene una causa di estinzione o rinuncia; pertanto, quando si contesta la legittimità di una conversione, è utile preservare il giudizio sul merito o chiedere misure provvisorie che mantengano la controversia viva.
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