Sentenza n. 3167/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 5
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (sezione seconda) n. 14170/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Lazio n. 14170/2023, relativa all'impugnazione dell'ordine di demolizione e del provvedimento di acquisizione gratuita al patrimonio comunale
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguarda un ordine di demolizione adottato nei confronti del proprietario responsabile e della proprietaria non responsabile per opere realizzate senza titolo edilizio in una zona di inedificabilità assoluta, nonché il successivo provvedimento di acquisizione gratuita al patrimonio di Roma Capitale delle opere, dell'area di sedime e dell'area circostante, adottato a seguito dell'accertata inottemperanza. Gli appellanti hanno sostenuto che il TAR non avrebbe adeguatamente valutato il mutamento della situazione di fatto: la riconversione dell'attività svolta nell'area, l'allontanamento degli animali e la rimozione dei ricoveri precari, nonché l'incendio del 4 agosto 2014, avrebbero determinato la demolizione o la scomparsa delle opere oggetto dell'ordine, salvo una piscina qualificata dagli appellanti come mero bacino d'acqua. È stata inoltre censurata la qualificazione dell'ordine di demolizione come atto vincolato, sostenendo che il venir meno delle opere per effetto di un evento estraneo alla volontà dei proprietari avrebbe imposto una nuova ponderazione degli interessi e avrebbe escluso l'attualità dell'interesse pubblico alla demolizione. Roma Capitale ha chiesto il rigetto, deducendo la natura vincolata, sanzionatoria e ricognitiva dell'ordine e l'irrilevanza degli eventi successivi; ha inoltre richiamato il giudicato formatosi sulla legittimità dell'ordine di demolizione.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello, ritenendolo manifestamente infondato ai sensi dell'art. 74 c.p.a. L'incendio del 2014 è successivo sia all'ordine di demolizione sia al provvedimento di acquisizione gratuita e, comunque, non incide sulla legittimità degli atti, che deve essere valutata sulla base della situazione esistente al momento della loro adozione secondo il principio tempus regit actum. L'abuso edilizio ha natura di illecito permanente e il decorso del tempo o il sopravvenire di fatti ulteriori non fanno venir meno il dovere di repressione né gli effetti del procedimento sanzionatorio già perfezionato. Il Collegio ha richiamato la precedente sentenza del Consiglio di Stato n. 5366/2024, relativa alla medesima fattispecie, secondo cui il divieto assoluto di edificazione gravante sull'area non può essere superato dal mutamento della situazione di fatto in assenza di un nuovo atto di pianificazione e gli eventi successivi all'adozione dell'ordine, incluso l'incendio, sono irrilevanti. Gli appellanti sono stati condannati al pagamento delle spese del grado, liquidate in euro 4.000,00 oltre accessori di legge.
Norme richiamate
art. 31 d.P.R. 380/2001
La disciplina dell'ordine di demolizione e dell'acquisizione gratuita opera quale conseguenza vincolata e sanzionatoria dell'abuso edilizio e dell'inottemperanza all'ordine.
art. 74 c.p.a.
Consente la definizione della controversia con sentenza in forma semplificata quando il ricorso risulta manifestamente infondato.
Massime di principio
- La legittimità di un ordine di demolizione deve essere valutata con riferimento alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento della sua adozione, secondo il principio tempus regit actum; gli eventi successivi non ne determinano, di regola, l'illegittimità sopravvenuta.
- L'abuso edilizio costituisce un illecito permanente: il decorso del tempo e il sopravvenire di fatti ulteriori non fanno venir meno il dovere dell'amministrazione di reprimerlo né gli effetti del procedimento sanzionatorio già perfezionato.
- La successiva scomparsa o trasformazione materiale delle opere abusive, anche per effetto di un evento estraneo alla volontà del proprietario, non incide sulla legittimità dell'ordine di demolizione già adottato quando l'abuso sussisteva al momento dell'adozione.
- Il mutamento della situazione di fatto dell'area non supera il regime urbanistico e l'eventuale divieto assoluto di edificazione; a tal fine è necessario un nuovo atto di pianificazione.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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