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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 531/2023 del 10/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria che aveva rigettato la richiesta di riesame dell'applicazione della misura custodiale in carcere disposta dal GIP (14/02/2022) per il reato di partecipazione, con ruolo di vertice, ad un'associazione di tipo "ndrangheta" (art. 416-bis c.p.). Il ricorso denunciava plurimi vizi: grave carenza e travisamento della motivazione con riferimento al valore probatorio delle intercettazioni contenenti dichiarazioni etero-accusatorie di Giuseppe Furina (genero del ricorrente); mancata o illogica valutazione di elementi contrapposti (dichiarazioni dei collaboratori di giustizia come Antonio Belnome, Enzo Taverniti, Giovanni Cretarola e giudicati penali preesistenti); omissione di valutazione delle prove difensive e delle indagini difensive; errata configurazione degli elementi costitutivi dell'art. 416-bis (mancanza di precisazione su autonomia, programma comune, ruoli, collegamenti strutturali e relazioni con la cosca di derivazione - Taverniti) e problemi di sovrapposizione e collocazione temporale dei fatti richiamati nelle intercettazioni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che l'ordinanza impugnata soffrisse di carenze motivazionali significative: non ha adeguatamente valutato le obiezioni difensive riguardo alla rilevanza delle intercettazioni del Furina, non ha chiarito i termini temporali e i collegamenti funzionali evocati (in particolare in relazione alla figura di Taverniti e alla cronologia degli arresti citati), non ha risposto ai contrasti emergenti con le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e non ha definito i connotati strutturali e operativi dell'autonoma consorteria contestata. Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il procedimento al Tribunale di Reggio Calabria per un nuovo giudizio, con le indicazioni di eliminare i vizi di motivazione rilevati.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La Corte richiede per la sussistenza della fattispecie associativa elementi indiziari specifici e ben circostanziati: indicazione del programma comune, dei ruoli operativi, dell'autonomia organizzativa, delle attività di raccordo sul territorio, dei reati-fine e dei collegamenti con il sodalizio di derivazione. Non sono sufficienti deduzioni generiche o isolate circostanze non chiarite nella loro rilevanza.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamata rispetto agli adempimenti di cancelleria successivi alla pronuncia; la Corte ordina che la Cancelleria espleti gli incombenti previsti dalla disposizione per il rinvio e le notificazioni conseguenti.

Massime di principio

  • Per disporre o confermare misure cautelari per reati di associazione mafiosa (art. 416-bis) è necessario che la motivazione indichi elementi concreti e specifici: programma comune, ruoli, struttura organizzativa, reati-fine e collegamenti esterni, non solo accenni generici.
  • Le dichiarazioni etero-accusatorie intercettate richiedono valutazione critica: il giudice deve motivare perché ritiene attendibile e rappresentativa del coinvolgimento del destinatario, soprattutto se l'autore delle dichiarazioni è un parente o soggetto non ritenuto affiliato.
  • Contrasti e sovrapposizioni temporali tra intercettazioni, dichiarazioni dei collaboratori e giudicati penali vanno esplicitamente affrontati e risolti nella motivazione; l'omissione di tale confronto può determinare l'annullamento del provvedimento.
  • Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e i giudicati penali hanno rilievo probatorio che può escludere o ridimensionare le inferenze tratte da intercettazioni: il giudice deve motivare il peso relativo degli elementi concordanti e discordanti.
  • Se emergono lacune o travisamenti nella identificazione di persone (es. riconoscimento fotografico non chiaro, confusione tra soggetti) il valore indiziario dell'elemento diminuisce e deve essere esplicitamente valutato.
  • In presenza di motivazione insufficiente o non convincente la Corte di Cassazione tende ad annullare e rinviare per nuovo esame, indicando al giudice di merito i punti specifici da chiarire; pertanto, in casi analoghi la difesa può efficacemente contestare provvedimenti cautelari insistendo sulle carenze di motivazione e sui contrasti probatori.

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