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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2587/2024 del 22/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza d'appello che aveva: riqualificato il fatto contestato a carico di Di Palma in furto aggravato (rideterminando la pena); confermato la condanna per riciclaggio per Procaccio e Dalessandro. Le difese deducono plurime censure: violazione di legge e vizi di motivazione per errata qualificazione giuridica (riciclaggio vs furto o ricettazione, o tentativo), erronea valutazione delle dichiarazioni e delle immagini di videosorveglianza, mancata esclusione della procedibilità per difetto di querela a seguito della riforma (D.Lgs. 150/2022) per il furto aggravato, errori nella comparazione di circostanze attenuanti vs aggravanti e nella determinazione della pena, e manifesta illogicità della motivazione della Corte territoriale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili perché fondati su censure manifestamente infondate ovvero inammissibili per ragioni di sede. In particolare: 1) ha confermato che non è consentito al giudice di legittimità rivedere il merito della valutazione probatoria né sostituirsi ai giudici di merito salvo vizio di motivazione rilevante (mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà); 2) ha ritenuto che gli elementi di fatto (anche le immagini di videosorveglianza e la condotta dei ricorrenti) erano stati adeguatamente valutati dai giudici di merito e giustificavano la qualificazione in termini di riciclaggio per Procaccio e Dalessandro e la riqualificazione in furto aggravato per Di Palma; 3) ha escluso che la sopravvenuta introduzione della procedibilità a querela (D.Lgs. 150/2022) possa essere fatta valere in sede di cassazione quando il ricorso sia inammissibile: la sopravvenuta procedibilità non costituisce abolitio criminis e non prevale sul "giudicato sostanziale" formatosi per effetto dell'inammissibilità dell'impugnazione; 4) ha dunque rigettato le richieste di declaratoria di improcedibilità riferite a Di Palma e dichiarato inammissibili gli altri motivi proposti per Procaccio e Dalessandro. Conseguenza pratica: resta impregiudicata la sentenza della Corte d'appello e non è stata accolta alcuna richiesta di annullamento senza rinvio.

Norme richiamate

  • art. 648-bis cod. pen.

    Norma sul riciclaggio: la Corte osserva che la fattispecie può essere ritenuta integrata anche in una fase di "consumazione anticipata" dalle operazioni idonee a "ostacolare" l'identificazione della provenienza del bene; la giurisprudenza è divisa, ma nel caso concreto le operazioni (rimozione targhe, smontaggio) sono state ritenute idonee a integrare il reato consumato

  • art. 648 cod. pen.

    Ricettazione: prospettata dalla difesa come possibile riqualificazione, ma i giudici hanno ritenuto che gli elementi probatori indicassero condotte dirette ad ostacolare l'identificazione (riciclaggio) più che mera ricettazione

  • artt. 624-625 cod. pen.

    Norme sul furto e sul furto aggravato: la Corte d'appello ha riqualificato la condotta di Di Palma in furto aggravato; la Cassazione ricorda che la procedibilità di talune aggravanti è stata oggetto di modifica normativa (D.Lgs. 150/2022) ma tale sopravvenienza non prevale sul giudicato quando il ricorso sia inammissibile

  • art. 533 e 535 cod. proc. pen.; art. 110 cod. pen.

    Richiamati dalla difesa in relazione al principio del convincimento oltre il "ragionevole dubbio" e alla partecipazione (concorso); la Corte ricorda i limiti del sindacato di legittimità sulle valutazioni di fatto

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione al dovere del giudice di verificare condizioni di procedibilità come la querela: la Cassazione chiarisce che, però, in presenza di ricorso inammissibile non può essere imposta la ricognizione di sopravvenuta improcedibilità

  • art. 2, quarto comma, cod. pen.

    Attribuisce al giudice l'obbligo di accertare l'esistenza delle condizioni di procedibilità; la Corte precisa che tale obbligo opera ma non può valere a riaprire il giudizio di legittimità quando il ricorso è inammissibile e si è formato il giudicato sostanziale

  • D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150

    Riforma che ha reso procedibili a querela alcuni furti aggravati: la Corte afferma che la sopravvenuta procedibilità a querela non costituisce abolitio criminis e non può essere fatta valere in cassazione se il ricorso è inammissibile, non potendo prevalere sul giudicato sostanziale

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Criterio di sindacato della motivazione in Cassazione: la Corte ricorda che può censurarsi la motivazione solo per mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà su punti essenziali

  • art. 581, lett. c) cod. proc. pen.

    Richiesta di specificità dei motivi di ricorso: la Corte dichiara inammissibili i motivi generici o tesi a riesaminare il merito senza cogenti profili di diritto

Massime di principio

  • In Cassazione non è consentito un nuovo esame del merito o una rivalutazione globale della prova: i motivi devono evidenziare vizi giuridici o palesi errori di logica o motivazione.
  • La configurazione del reato di riciclaggio può dipendere dalla capacità delle operazioni compiute di "ostacolare" l'identificazione della provenienza del bene; la giurisprudenza è divisa tra chi ritiene consumato il reato al compimento di atti idonei e chi parla di tentativo se l'intervento delle forze di polizia interrompe le operazioni prima che sia reciso il collegamento identificativo.
  • La sopravvenuta previsione di procedibilità a querela (es. D.Lgs. 150/2022) non equivale ad abolitio criminis: nelle impugnazioni in Cassazione un ricorso inammissibile impedisce di far valere tale sopravvenienza per ottenere l'improcedibilità, perché non può prevalere sul "giudicato sostanziale" formato dall'inammissibilità.
  • Se si intende contestare la procedibilità per mancata querela sopravvenuta, è necessario porre il punto in modo ammissibile e tempestivo in sede di merito o con motivi non esclusivamente ripetitive; non basta proporre il ricorso solo per far valere la sopravvenuta improcedibilità.
  • Per ottenere l'annullamento in Cassazione è essenziale formulare censure specifiche di diritto ovvero dimostrare la manifesta illogicità, la contraddittorietà o la carenza motivazionale della decisione impugnata, non una diversa ricostruzione dei fatti.

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