Sentenza del 13/04/2022 n. 1282 - Comm. Trib. Reg. per la Calabria
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale il privato
La controversia
L'Agenzia chiedeva l'autorizzazione a misure cautelari (sequestro/preventive) ai sensi dell'art.22 D.Lgs. 472/1997 e art.27 co.5-7 D.L. 185/2008 per tutelare crediti risultanti da avvisi di accertamento per gli anni 2014-2018 (IRES, IRAP, IVA) per complessivi euro 1.018.633,00 oltre sanzioni e interessi. L'Ufficio denunciava la sproporzione tra l'ammontare del credito e la modesta consistenza patrimoniale della societa (capitale sociale 10.000 euro, di cui versati 2.500 euro) come presunto indice di pericolo per la soddisfazione del credito.
La decisione
La Commissione Tributaria Provinciale rigettò l'istanza ritenendo non provato il periculum in mora e la presenza di comportamenti distrattivi. In appello la Commissione Regionale ha confermato la decisione: l'Agenzia non ha dimostrato il rischio concreto di pregiudizio per l'erario né allegato elementi probatori di intenti distrattivi o di condotte idonee a sottrarre disponibilita. Il richiamo a un'indagine penale fu considerato assertivo e non dimostrativo. Entrambi gli appelli (dell'Agenzia e incidentale del contribuente sulla compensazione delle spese) sono stati rigettati; la sentenza di primo grado è confermata e le spese compensate.
Norme richiamate
art. 22 D.Lgs. n. 472/1997
Norma che disciplina le misure cautelari a tutela del credito tributario; la sua applicazione richiede la dimostrazione del fumus boni juris e del periculum in mora, ossia il rischio concreto che l'Erario subisca un danno grave e irreparabile.
art. 27, commi 5, 6 e 7, D.L. n. 185/2008
Previsioni normative che regolano strumenti cautelari e poteri dell'amministrazione; secondo la Corte territoriale non derogano alla necessita di provare il pericolo in mora e, pertanto, richiedono ancor esse dimostrazioni concrete degli elementi che giustificano il provvedimento.
art. 47 D.Lgs. n. 546/1992
Stabilisce i presupposti per l'adozione di misure cautelari nel processo tributario: occorrono fumus boni juris e la prova del periculum in mora. Il giudice ha applicato questa soglia probatoria per negare l'autorizzazione.
Massime di principio
- Per ottenere misure cautelari a tutela del credito tributario è necessario dimostrare sia il fumus boni juris sia il periculum in mora; la sola divergenza tra ammontare del credito e capitale sociale non è di per sé sufficiente.
- Occorrono allegazioni e prove specifiche di comportamenti distrattivi o di effettiva incapienza patrimoniale, non semplici affermazioni o riferimenti generici a indagini penali
- Il richiamo a indagini penali o ad elementi esterni non comprovati non sostituisce la necessità di dimostrare il concreto rischio che l'erario resti insoddisfatto
- Nei casi complessi o di difficile interpretazione normativa il giudice può compensare le spese fra le parti
- Le autorità fiscali devono produrre elementi probatori sullo stato patrimoniale e sulle condotte del debitore che indichino un rischio reale di dissipazione per giustificare provvedimenti cautelari che incidono sull'attività aziendale
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