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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10581/2023 del 13/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 6 aprile 2022 con cui il Tribunale della Libertà di Cosenza ha confermato il sequestro (a fini di prova) di un fucile marca Franchi e due bossoli, sequestrati il 18 marzo 2022. I ricorrenti contestavano la sussistenza del fumus commissi delicti relativamente al reato previsto dall'art. 703 c.p., sostenendo che Graziadio Vincent aveva esploso due colpi in aria all'interno della sua proprietà solo per allontanare cani randagi (assenza di pericolo), e che il fucile era detenuto legalmente da Graziadio Eugenio Francesco, non indagato.

La decisione

I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili per manifesta infondatezza dei motivi. La Corte ha ritenuto corretta la motivazione del Tribunale della Libertà circa l'astratta configurabilità del reato: le esplosioni erano avvenute a breve distanza da un'abitazione contigua, giustificando il sequestro a fini probatori per verificare la versione difensiva e qualificare la condotta. La qualità di "non indagato" del detentore del fucile non è rilevante nella presente fase cautelare. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 ciascuno in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 324 cod. proc. pen.

    La costituzione del Tribunale ai sensi dell'art. 324 cod. proc. pen. è richiamata per indicare la composizione del giudice che ha reso l'ordinanza; non incide sulla valutazione del fumus ma attesta la legittimità del collegio.

  • art. 703 cod. pen.

    La fattispecie di reato ipotizzata (richiamata dalla decisione impugnata) riguarda gli spari e le condotte potenzialmente pericolose con armi; la Corte ha ritenuto sussistente l'astratta configurabilità del reato dato il luogo e le modalità delle esplosioni.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la condanna al pagamento di una somma in favore della cassa delle ammende per ricorsi inammissibili o manifestamente infondati; applicata per irrogare la sanzione pecuniaria di euro 3.000 per ciascun ricorrente.

Massime di principio

  • Il sequestro a fini di prova è legittimo quando sussiste un fumus commissi delicti anche in forma astratta: la prossimità temporale e spaziale degli spari rispetto ad abitazioni contigue può giustificare la misura cautelare per conservare elementi probatori.
  • La qualità di "non indagato" del detentore dell'arma non impedisce, nella fase cautelare, il sequestro dell'oggetto quando esso sia utile per accertare la dinamica e la responsabilità; la verifica dell'effettiva detenzione e della relazione tra arma e fatto compete alle indagini.
  • Per contestare efficacemente un sequestro a fini di prova è necessario dimostrare, con elementi concreti, l'assenza di rilevanza probatoria dell'oggetto o l'irrilevanza della condotta rispetto alla fattispecie contestata (ad es. prova documentale dell'assenza di pericolo o della lecita necessità dell'atto).
  • Ricorsi alla Corte di Cassazione manifestamente infondati o che non superano il vaglio di ammissibilità possono essere dichiarati inammissibili e comportare condanne a spese e sanzioni pecuniarie ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; occorre quindi motivare con rigore i profili di diritto sottoposti a valutazione.
  • In ipotesi di spari per allontanare animali, la sussistenza dell'elemento soggettivo e dell'idoneità della condotta a creare pericolo per persone o beni è centrale: occorre documentare la necessità e la proporzionalità dell'intervento se si vuole escludere la rilevanza penale.

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