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Sentenza

Sentenza n. 803/2026 - Latina, Sezione 1

per l'annullamento dell'ordinanza n.-OMISSIS-di demolizione opere edilizie;

Giustizia amministrativa201400522

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Latina, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza comunale di demolizione di una pluralità di opere edilizie abusive

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato l'ordinanza di demolizione deducendo: violazione dell'art. 7 l. 241/1990 per omessa comunicazione di avvio del procedimento; violazione dell'art. 3 l. 241/1990 per difetto di motivazione e mancato richiamo all'attività istruttoria della Polizia Municipale; travisamento dei fatti, erroneità dei presupposti e carenza di legittimazione, sostenendo di non essere proprietaria dell'area né autrice degli abusi e che il provvedimento riguardasse soltanto una tettoia pertinenziale, non tutte le opere esistenti; ulteriore eccesso di potere per insufficienza motivazionale, per non avere il Comune valutato l'incidenza delle opere sul tessuto urbanistico consolidato. Il Comune ha prodotto documentazione dalla quale risultavano la partecipazione della ricorrente al procedimento di condono, la sua titolarità di diritti reali sull'area e il fatto che l'istanza di condono riguardasse l'insieme dei manufatti, successivamente oggetto di diniego.

La decisione

Il TAR ha rigettato integralmente il ricorso. Il primo motivo è stato respinto perché l'ordinanza di demolizione costituisce atto vincolato e sanzionatorio, sicché non deve essere preceduta dalla comunicazione di avvio del procedimento; inoltre, la ricorrente aveva comunque già partecipato al procedimento di condono relativo alle opere. Il secondo motivo è stato respinto perché l'ordinanza richiamava espressamente cinque distinti accertamenti della Polizia Municipale, risultando quindi adeguatamente motivata quanto all'istruttoria svolta. Il terzo motivo è stato respinto: la documentazione prodotta dal Comune dimostrava che la ricorrente risultava titolare di diritti reali sull'area, anche in ragione del regime di comunione legale e delle risultanze catastali, e aveva continuato a interlocuire con l'amministrazione. È stata inoltre ritenuta infondata la pretesa limitazione dell'oggetto del diniego di condono alla sola tettoia, poiché l'istanza riguardava il manufatto abitativo e le relative pertinenze; il diniego, divenuto efficace, concerneva quindi tutte le opere oggetto dell'istanza. Il Collegio ha altresì rilevato la non sanabilità degli interventi per la sottoposizione dell'area a vincolo ai sensi del d.lgs. 42/2004. Il quarto motivo è stato respinto perché l'ordine di demolizione è atto vincolato, fondato sull'accertamento oggettivo dell'abusività, e non richiede una valutazione ulteriore dell'incidenza della repressione sul tessuto urbanistico consolidato. La ricorrente è stata condannata al pagamento di 1.500 euro, oltre accessori, per spese di lite.

Norme richiamate

  • art. 7 l. 241/1990

    La comunicazione di avvio non è necessaria per l'adozione dell'ordine di demolizione, trattandosi di atto vincolato e sanzionatorio; il giudice ha inoltre valorizzato la precedente partecipazione della ricorrente al procedimento di condono.

  • art. 3 l. 241/1990

    L'obbligo di motivazione è stato ritenuto soddisfatto dal richiamo espresso, nell'ordinanza, a cinque accertamenti della Polizia Municipale.

  • art. 32, comma 27, lett. d), l. 326/2003

    La disposizione è stata richiamata per affermare l'impedimento alla sanatoria degli interventi realizzati su area sottoposta a vincolo paesaggistico.

  • art. 3 l.r. 12/2004

    È stata richiamata, unitamente all'art. 32, comma 27, lett. d), l. 326/2003, quale ulteriore fondamento dell'inammissibilità della sanatoria dei manufatti vincolati.

  • d.lgs. 42/2004

    La sottoposizione dell'area al vincolo previsto dal codice dei beni culturali e del paesaggio è stata valorizzata quale elemento ostativo alla sanatoria.

Massime di principio

  • L'ordine di demolizione di opere edilizie abusive è un atto vincolato e sanzionatorio, adottato sulla base dell'accertamento oggettivo dell'abusività; di regola non deve essere preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento prevista dall'art. 7 l. 241/1990.
  • La motivazione di un ordine di demolizione è sufficiente quando consente di individuare gli abusi contestati e richiama puntualmente gli accertamenti tecnici o di polizia posti a fondamento dell'ordinanza, anche mediante riferimenti agli atti istruttori effettivamente indicati nel provvedimento.
  • Il destinatario dell'ordine di demolizione può essere individuato sulla base delle risultanze documentali disponibili all'amministrazione circa la titolarità di diritti reali sull'area e sugli interventi abusivi; la successiva allegazione di vicende successorie non previamente rappresentate non rende illegittimo l'atto fondato sulle risultanze allora disponibili.
  • Quando un'istanza di condono riguarda un manufatto principale e le relative opere pertinenziali, il diniego riferito all'istanza concerne l'intero complesso degli interventi oggetto della domanda, non soltanto una singola pertinenza.
  • Nell'adozione dell'ordine di demolizione l'amministrazione non è tenuta a svolgere una distinta valutazione sull'incidenza della misura repressiva sul tessuto urbanistico consolidato, poiché l'esercizio del potere è vincolato all'accertamento dell'abuso.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioPartecipazione al procedimentoMotivazione del provvedimento
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDifetto di motivazionePartecipazione procedimentaleDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezza

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