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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48850/2022 del 22/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha confermato l'applicazione degli arresti domiciliari per reati di traffico di stupefacenti (artt. 73 e 74 d.P.R. 309/1990). Deduce due motivi principali: 1) vizio di motivazione sulla gravità indiziaria e sulla valutazione delle intercettazioni, sostenendo che molte conversazioni avevano tono scherzoso e che mancavano elementi a provare la stabilità del rapporto di collaborazione tra Daniele Carlomosti e acquirenti/fornitori; 2) errata qualificazione della condotta come partecipazione ad associazione a delinquere, mentre a suo avviso si tratterebbe al più di concorso di persone nel reato, posto che le somme e i debiti documentati (circa 750 e 1500 euro in alcune date) sarebbero sporadici e insufficienti a dimostrare l"affectio societatis e la stabilità del gruppo.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità dei motivi. Ha ritenuto che le doglianze costituissero una mera rielaborazione di censure di merito e una lettura alternativa delle prove (intercettazioni) senza denunziare un concreto travisamento della prova o vizi logici manifesto dell'ordinanza impugnata. La Corte ha condiviso la valutazione del Tribunale che aveva valorizzato un compendio probatorio che indicava l"esistenza di un gruppo stabile dedito allo spaccio in diverse zone di Roma (intercettazioni che documentano grandi quantitativi di cocaina, riferimenti a somme e pagamenti ripetuti, uso di armi e violenze per la spartizione delle aree). Per tali ragioni la motivazione dell'ordinanza è stata ritenuta coerente e non viziata. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare €3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 (Testo unico stupefacenti), articoli 73 e 74

    artt. 73 e 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    Gli articoli sono richiamati quale base normativa dei reati-fine contestati (traffico e detenzione di stupefacenti) e giustificano l'applicazione di misure cautelari viste le modalità e i quantitativi emersi dalle intercettazioni

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato per la sintesi dei motivi ai fini della esposizione, indica la modalità di presentazione e sintetizzazione delle censure nel ricorso

Massime di principio

  • In Cassazione le censure che si limitano a proporre una lettura alternativa delle prove senza indicare un concreto travisamento della prova o un vizio logico-manifesto dell'atto impugnato sono inammissibili per genericità.
  • Le intercettazioni vanno valutate nel loro complesso: singoli passaggi interpretati in maniera attenuante (es. tono scherzoso) non sono sufficienti a sovvertire una valutazione motivata che considera l'insieme degli elementi probatori.
  • Per distinguere tra associazione a delinquere e concorso di persone è necessario dimostrare elementi strutturali quali la stabilità del programma criminoso e l'affectio societatis; ripetuti acquisti, pagamenti continui e ruoli stabili possono essere indici della partecipazione a un gruppo associativo.
  • Nel ricorso contro misure cautelari il ricorrente deve evidenziare errori di diritto o travisamenti specifici; doglianze di merito generiche saranno respinte e possono comportare condanna alle spese e sanzioni (es. contribuzione alla Cassa delle ammende).
  • Le decisioni che valorizzano molteplici fonti di prova (intercettazioni, pagamenti, elementi di violenza) e offrono una motivazione coerente difficilmente sono riformate in sede di legittimità se il ricorrente non individua profili logici manifestamente viziati.

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