Corte di giustizia, Sentenza C-311/19
Sentenza della Corte (Quarta Sezione) del 3 dicembre 2020. — BONVER WIN, a. s. contro Ministerstvo financí ČR. — Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Nejvyšší správní soud. — Rinvio pregiudiziale – Libera prestazione dei servizi – Restrizioni – Normativa nazionale che vieta l’esercizio di giochi d’azzardo in taluni luoghi – Applicabilità dell’articolo 56 TFUE – Esistenza di un elemento transfrontaliero. — Causa C-311/19
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte chiarisce che la libera prestazione dei servizi può essere invocata anche contro restrizioni imposte dallo Stato di origine quando l’attività ha un collegamento transfrontaliero. Nel settore dei giochi d’azzardo, una normativa comunale che vieti l’attività in certi luoghi rientra nell’articolo 56 TFUE se il prestatore ha clientela proveniente da altri Stati membri. Non basta però una generica allegazione: il giudice nazionale deve accertare concretamente la presenza di tale clientela.
Applicabilità dell’articolo 56 TFUE a una normativa comunale ceca che limita i luoghi di esercizio dei giochi d’azzardo, in presenza di clientela proveniente da altri Stati membri.
La questione giuridica
Se l’articolo 56 TFUE si applichi a una situazione in cui una società stabilita in uno Stato membro perde l’autorizzazione a esercitare giochi d’azzardo per effetto di una normativa nazionale/comunale che ne limita i luoghi di esercizio, applicabile indistintamente a tutti gli operatori, quando una parte della clientela proviene da un altro Stato membro; e, in particolare, se basti la mera allegazione della presenza di clientela straniera o occorra provarne l’effettività, nonché se rilevino il carattere geografico/materiale limitato della restrizione e l’assenza di differenze di trattamento tra clientela nazionale e straniera.
Principio di diritto
L’articolo 56 TFUE si applica anche a una normativa nazionale o comunale indistintamente applicabile che limiti i luoghi in cui possono essere organizzati giochi d’azzardo, quando la società interessata dimostri che una parte della sua clientela proviene da un altro Stato membro: non è richiesta una soglia minima di rilevanza economica o geografica della restrizione, né può operare una regola de minimis o un criterio alla Keck; tuttavia, la mera affermazione astratta della possibile presenza di clienti stranieri non basta, dovendo il giudice del rinvio verificare la concretezza dell’elemento transfrontaliero. La Corte non decide sulla compatibilità sostanziale della misura con l’articolo 56 TFUE.
Norme richiamate
- Articolo 56 TFUE
- Articolo 267 TFUE
- Articolo 50, paragrafo 4, della legge ceca n. 202/1990 sulle lotterie e altri giochi simili
- Obecně závazná vyhláška města Děčín n. 3/2013
Applicabilità dell’articolo 56 TFUE a una normativa comunale ceca sui giochi d’azzardo
La Corte di giustizia, quarta sezione, si pronuncia in un rinvio pregiudiziale del Nejvyšší správní soud relativo alla revoca di un’autorizzazione all’esercizio di giochi d’azzardo nel comune di Děčín. La questione centrale riguarda se una disciplina comunale che limita i luoghi nei quali tali giochi possono essere organizzati rientri nell’ambito della libera prestazione dei servizi, ai sensi dell’articolo 56 TFUE, quando il prestatore deduca che una parte della clientela provenga da un altro Stato membro.
Fatti e procedimento principale
BONVER WIN a.s., società ceca operante nel settore dei giochi di scommessa, si è vista revocare dal Ministero delle Finanze l’autorizzazione a esercitare l’attività in locali situati nel territorio del comune di Děčín, in applicazione del regolamento comunale n. 3/2013. Tale regolamento, adottato sulla base dell’articolo 50, paragrafo 4, della legge ceca n. 202/1990, consente ai comuni di limitare o vietare l’esercizio di giochi d’azzardo in determinati luoghi. La società ha impugnato il provvedimento sostenendo che il giudice nazionale non avrebbe dovuto escludere l’applicazione del diritto dell’Unione, poiché una parte della clientela dei locali sarebbe stata composta da cittadini di altri Stati membri, in particolare tedeschi, dato che Děčín si trova a circa 25 km dal confine con la Germania.
Questioni pregiudiziali
Il giudice del rinvio domanda in sostanza:
- se l’articolo 56 TFUE si applichi già per il fatto che parte della clientela di un prestatore possa provenire da un altro Stato membro;
- se sia sufficiente una semplice allegazione della presenza di clienti stranieri o sia necessario dimostrarne l’effettività;
- se l’applicabilità dell’articolo 56 TFUE dipenda dal carattere solo marginale della restrizione o dal fatto che la normativa si applichi indistintamente a prestatori che servono clientela nazionale e clientela straniera;
- se debba introdursi una regola de minimis o un criterio simile a quello elaborato nella giurisprudenza Keck per le merci.
Normativa e principi richiamati
La Corte richiama:
- l’articolo 56 TFUE, che vieta le restrizioni alla libera prestazione dei servizi;
- l’articolo 267 TFUE, base del rinvio pregiudiziale;
- la legge ceca n. 202/1990, articolo 50, paragrafo 4;
- il regolamento comunale di Děčín n. 3/2013. Nel ragionamento sono richiamate, tra le altre, le sentenze Berlington Hungary, Ullens de Schooten, Alpine Investments, Luisi e Carbone, Cowan, Gambelli, Anomar e l’ordinanza Pólus Vegas.
Ragionamento della Corte: esistenza di un elemento transfrontaliero
La Corte ricorda anzitutto che le norme nazionali indistintamente applicabili ai cittadini di diversi Stati membri rientrano di regola nelle libertà fondamentali solo se si applicano a situazioni con collegamento agli scambi tra Stati membri. In assenza di elementi concreti di transfrontalità, le disposizioni sulla libera prestazione dei servizi non si applicano a fattispecie interamente interne. Tuttavia, la Corte afferma che:
- la libera prestazione dei servizi tutela sia il prestatore sia il destinatario;
- essa copre anche i servizi forniti senza spostamento del prestatore a destinatari stabiliti in un altro Stato membro;
- è irrilevante che la restrizione provenga dallo Stato di origine del prestatore e non da quello di destinazione. La Corte precisa inoltre che non può presumersi la sussistenza di una situazione transfrontaliera solo perché cittadini di altri Stati membri potrebbero avvalersi del servizio. Serve un collegamento concreto, che deve emergere dalla decisione di rinvio.
Rilevanza della clientela straniera e irrilevanza di una soglia minima
La Corte esclude l’introduzione di una regola de minimis nell’ambito dell’articolo 56 TFUE. Non rilevano, ai fini dell’applicabilità della norma del Trattato:
- il numero dei clienti stranieri;
- il volume dei servizi prestati;
- la limitata estensione geografica o materiale della restrizione. In questo senso, il fatto che la misura imponga un divieto limitato a parte del territorio comunale e si applichi indistintamente a tutti i prestatori non esclude l’applicazione dell’articolo 56 TFUE. Parimenti, la Corte respinge l’idea di trasporre nell’ambito dei servizi la logica della sentenza Keck sulle modalità di vendita.
Applicazione al caso concreto
La domanda di rinvio indicava che Děčín è una località frequentata da cittadini tedeschi e che BONVER WIN aveva prodotto prove per dimostrare che parte della clientela proveniva da altri Stati membri. La Corte osserva che, fatta salva la verifica del giudice nazionale circa la fondatezza di tali prove, non si tratta di una clientela meramente ipotetica. Da ciò deriva che l’articolo 56 TFUE si applica alla situazione controversa. La Corte precisa però espressamente di non essere investita della questione della compatibilità nel merito della misura nazionale con l’articolo 56 TFUE.
Decisione e portata pratica
La Corte dichiara che l’articolo 56 TFUE deve essere interpretato nel senso che si applica a una società stabilita in uno Stato membro che sia stata privata dell’autorizzazione a esercitare giochi d’azzardo per effetto di una normativa che stabilisce i luoghi in cui tali giochi sono consentiti, anche se tale normativa è applicabile indistintamente a tutti gli operatori, purché una parte della clientela della società provenga da un altro Stato membro. Per i professionisti, la pronuncia è rilevante perché conferma che nel settore dei giochi d’azzardo la transnazionalità può discendere anche dalla presenza di clientela straniera che si reca fisicamente nel luogo di esercizio, e che la prova di tale elemento va allegata e verificata in concreto dal giudice nazionale.
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