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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20254/2024 del 22/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Parma che aveva respinto la sua istanza di applicazione della disciplina della continuazione tra due condanne per rapina (art. 628 c.p.) relative a fatti commessi il 27/07/2019 e il 12/08/2020. Ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sostenendo l'esistenza di una programmazione unitaria dei reati, sulla base della contiguità territoriale (treno/stazione), della contiguità temporale (sostegno che il periodo di custodia cautelare intercorso tra i fatti renda comunque riconoscibile l'unità del disegno criminoso) e della somiglianza delle modalità e della partecipazione di più persone con ruoli determinati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha confermato che, secondo la giurisprudenza consolidata, il riconoscimento della continuazione richiede una valutazione di molteplici indici (omogeneità del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, sistematicità, pianificazione delle successive condotte già delineata al momento del primo reato). Nel caso concreto la distanza temporale di circa un anno tra le due rapine è ritenuta significativa e rende improbabile una programmazione unitaria predeterminata nelle linee essenziali; il breve periodo di detenzione intermedio (circa un mese e mezzo) non elimina l'effetto della distanza temporale e può anzi indicare una controspinta psicologica. Le analogie dedotte (presenza di correi, modalità di avvicinamento, luogo 'stazione' vs 'a bordo di un treno') sono state ritenute insufficienti, essendo comuni a molti reati predatori e non idonee a provare la volizione unitaria. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali. La domanda di liquidazione dei compensi per patrocinio a spese dello Stato è stata rimessa al giudice di merito.

Norme richiamate

  • art. 628 cod. pen.

    reato dell'art. 628, commi 2 e 3

    Indica il titolo di reato delle condanne (rapina); l'identità del titolo di reato da sola non è sufficiente a determinare la continuazione.

  • art. 616, comma 1, cod. proc. pen.

    Alla decisione consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.

    Base normativa per la condanna alle spese processuali a seguito del rigetto del ricorso.

  • Sez. U., Sentenza n. 28659 del 18/05/2017 (Gargiulo)

    Il riconoscimento della continuazione necessita, anche in sede di esecuzione, ... di una approfondita verifica della sussistenza di concreti indicatori, quali l'omogeneità delle violazioni e del bene protetto, la contiguità spazio-temporale, le singole causali, le modalità della condotta, la sistematicità e le abitudini programmate di vita, e del fatto che, al momento della commissione del primo reato, i successivi fossero stati programmati almeno nelle loro linee essenziali...

    Fornisce i criteri giurisprudenziali rilevanti per valutare la continuazione; richiede la presenza di più indicatori concreti e preliminarmente la programmazione dei reati già delineata.

  • Sez. 4, n. 34756 del 17/05/2012 (Madonia)

    Sottolinea che l'ampiezza del lasso temporale tra violazioni diminuisce la probabilità di una volizione unitaria e richiede maggiori elementi probatori per riconoscere la continuazione.

  • Sez. 1, Sentenza n. 37832 del 05/04/2019 (Okoronko)

    Afferma che la detenzione intercorsa non esclude di per sé l'identità del disegno criminoso, ma va valutata nel contesto complessivo.

  • Sez. 4, Sentenza n. 20169 del 06/03/2007 (Antonucci)

    Rileva che la detenzione può costituire una controspinta psicologica che riduce la probabilità che i reati successivi fossero già programmati prima del primo evento.

  • Sez. 3, Sentenza n. 41525 del 15/12/2016 (Amato)

    Stabilisce che la liquidazione dei compensi per patrocinio a spese dello Stato nel giudizio di legittimità compete al giudice di merito che ha emesso il provvedimento impugnato, non alla Corte di Cassazione.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede la valutazione congiunta di più indicatori (omogeneità del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità di condotta, sistematicità, pianificazione antecedente al primo reato); non basta uno solo.
  • La distanza temporale significativa fra i reati pesa fortemente contro l'esistenza di un progetto unitario: più è ampio il lasso temporale, più necessario è dimostrare la programmazione delle linee fondamentali già al primo fatto.
  • La detenzione intervenuta fra i reati non annulla automaticamente la possibilità di continuazione, ma la sua brevità o la sua presenza vanno valutate nel contesto: può anzi evidenziare una rottura del disegno criminoso.
  • L'identità del titolo di reato o la somiglianza di modalità non sono, di per sé, sufficienti per qualificare i fatti come continuazione, soprattutto se quelle somiglianze sono comuni a molti reati della stessa tipologia.
  • Il soggetto che invoca la continuazione ha l'onere di dimostrare i concreti indicatori di un disegno unitario; il giudice di merito può valutare la mancanza di tali elementi come motivazione idonea a respingere l'istanza.
  • Le questioni relative alla liquidazione dei compensi per il patrocinio a spese dello Stato devono essere proposte e decise dal giudice di merito che ha pronunciato il provvedimento impugnato, non dalla Corte di Cassazione.

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