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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31234/2023 del 19/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per Cassazione avverso il rigetto della richiesta di riparazione per ingiusta detenzione ex art. 314 c.p.p.; il ricorrente contestava che la custodia cautelare (dall'8/8/2012) non fosse giustificata e che la Corte territoriale avesse motivato il diniego limitandosi a considerare l'affiliazione rituale senza valutare compiutamente le condotte comportamentali e strumentali; il ricorrente richiamava, tra l'altro, le Sezioni Unite Modaffari sulla valutazione dell'affiliazione rituale

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha ritenuto che la Corte territoriale avesse fornito motivazione puntuale e razionale nel negare l'indennizzo, avendo accertato la sussistenza di condotta gravemente colposa limitatamente al delitto di associazione mafiosa: la partecipazione al rito di affiliazione (con dote di picciotto), valutata come certa sulla base delle dichiarazioni di collaboratori ritenuti credibili, costituisce un quid pluris rispetto a semplici frequentazioni ambigue e può integrare una condotta idonea ad avere indotto l'adozione o il mantenimento della misura cautelare; la Cassazione ha confermato il principio che il giudizio di riparazione è autonomo rispetto al giudizio di merito e richiede l'accertamento d'ufficio dell'assenza di dolo o colpa grave dell'istante ai fini dell'indennizzo

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma centrale: l'indennizzo per ingiusta detenzione è precluso se l'interessato ha dato causa, per dolo o per colpa grave, all'instaurazione o al mantenimento della custodia cautelare; il giudice della riparazione deve accertare d'ufficio l'assenza di tale causa

  • art. 315 cod. proc. pen.

    Richiamato nel motivo di impugnazione insieme all'art. 314; tuttavia la decisione si concentra sull'interpretazione e applicazione dell'art. 314 in relazione alla condotta colposa dell'istante

  • art. 611 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alle conclusioni del Procuratore Generale, che ha chiesto l'inammissibilità del ricorso

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma che disciplina i limiti della motivazione nel ricorso per cassazione; il ricorrente ha deposto il motivo nei limiti imposti da tale norma

  • art. 43 cod. pen.

    Definizione di colpa richiamata ai fini di stabilire cosa costituisca colpa grave ostativa al risarcimento (negligenza macroscopica, imprudenza, inosservanza di norme ecc.)

Massime di principio

  • Il giudizio per la riparazione dell'ingiusta detenzione è autonomo rispetto al giudizio di merito: l'assoluzione non determina automaticamente il diritto all'indennizzo se è accertabile che l'interessato abbia dato causa, per dolo o colpa grave, alla custodia cautelare
  • La partecipazione a un rito di affiliazione mafiosa può costituire un quid pluris rispetto a semplici frequentazioni ambigue e, se provata e inserita nel contesto, può integrare una condotta gravemente colposa ostativa all'indennizzo
  • Il giudice della riparazione deve valutare la condotta dell'interessato prima e dopo la sottoposizione alla misura e al momento della conoscenza del procedimento, considerando sia comportamenti extraprocessuali sia comportamenti processuali (es. omissione di spiegazioni rilevanti)
  • Per ottenere l'indennizzo, il ricorrente deve dimostrare l'assenza di dolo o di colpa grave e fornire elementi che scalfiscano la ragionevole apparenza di contiguità con attività criminoso-organizzate che ha indotto l'autorità a disporre o mantenere la misura
  • La mera affiliazione rituale, pur non necessariamente sufficiente a condannare penalmente se non accompagnata da elementi di ruolo attivo, può tuttavia essere valutata come indizio grave nella sede riparatoria se il contesto ne dimostra serietà ed effettività
  • In situazioni analoghe è prudente documentare tempestivamente distanze comportamentali (es. allontanamento, disinteresse, alibi, attività lecite chiare) e coltivare difese processuali chiare fin dall'interrogatorio di garanzia per ridurre il rischio di essere ritenuti causa della misura cautelare

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