Cassazione Penale, Sentenza n. 21610/2024 del 30/05/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Roma che ha rigettato il reclamo contro il decreto ministeriale del 31/01/2023 di proroga del regime 41-bis. La censura principale denunciata è vizio di motivazione e inosservanza di legge (art. 606 cod. proc. pen., lett. b), art. 41-bis comma 2-bis, art. 125 cod. proc. pen.): il provvedimento non avrebbe esaminato specificamente e coerentemente le argomentazioni difensive e le note informative e la sentenza della Corte d'appello di Reggio Calabria, dalle quali risulterebbe che Armocida non è mai stato capo di una cosca autonoma (la cd. cosca Armocida non sarebbe accertata) e che, quindi, non è stato dimostrato in modo adeguato che egli conservi attuale capacità di mantenere collegamenti o impartire direttive all'esterno.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso fondato, annullando il provvedimento impugnato e rinviando la decisione al giudice del merito per una nuova valutazione. La Corte ha ritenuto che il Tribunale non abbia svolto un dialogo motivazionale adeguato con le deduzioni difensive: non vi è un confronto espresso e circostanziato con gli elementi sopravvenuti e con le specifiche argomentazioni attinenti all'assenza di carisma autonomo del detenuto e alla concreta capacità di mantenere contatti con la criminalità organizzata. La Cassazione ha inoltre richiamato i principi sul fine esclusivamente preventivo del 41-bis e sull'obbligo di motivare in termini di permanenza della capacità di mantenere collegamenti con l'associazione criminale.
Norme richiamate
art. 41-bis, legge 26 luglio 1975, n. 354
si debba fare riferimento al fatto che non sia venuta meno "la capacità di mantenere collegamenti con l'associazione criminale"
La norma richiede che la proroga del regime differenziato sia motivata in relazione alla persistenza della capacità del detenuto di mantenere contatti con l'associazione; va effettuato un apprezzamento di merito equilibrato considerando sia le ragioni originarie sia eventuali elementi sopravvenuti.
art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.
Parametro invocato per censurare vizi di motivazione e inesatta applicazione di legge: la Corte ha ritenuto fondata la doglianza sulla carenza motivazionale del provvedimento impugnato.
art. 125, cod. proc. pen.
Richiama il principio di motivazione specifica e coerente delle decisioni. La sentenza ha constatato carenza di specificità, completezza e logicità nella motivazione del provvedimento di proroga.
Giurisprudenza della Corte Costituzionale e Corte EDU
Richiamate per delimitare la finalità del 41-bis: misura preventiva volta a inibire comunicazioni tra il detenuto e la sua organizzazione, compatibile con diritti fondamentali se motivata dalla necessità di tutela dell'ordine pubblico.
Massime di principio
- La proroga del regime 41-bis deve essere motivata in relazione alla persistenza della capacità del detenuto di mantenere collegamenti con l'associazione: non è sufficiente richiamare la gravità dei reati o l'esistenza dell'organizzazione senza spiegare in che modo il singolo detenuto possa tuttora comunicare o impartire ordini.
- Il giudice che dispone o proroga il 41-bis deve effettuare un confronto esplicito e argomentato con le deduzioni difensive e con eventuali elementi sopravvenuti (sentenze, note informative, fatti nuovi) che possano indicare un distacco o una perdita di carisma del detenuto.
- La funzione del 41-bis è preventiva e finalizzata a impedire flussi informativi tra carcere e organizzazione; la misura non può essere applicata o prorogata come mera punizione né sulla sola base della pericolosità astratta.
- Se la motivazione del provvedimento è generica o non risponde alle puntuali eccezioni difensive, la cassazione annullerà il provvedimento e rinvierà per nuovo esame al giudice del merito.
- La persistenza dell'operatività della cosca di riferimento non è di per sé prova sufficiente della attuale capacità del singolo detenuto di mantenere contatti: occorre collegare l'operatività dell'organizzazione a elementi specifici relativi al detenuto.
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