Sentenza n. 1645/2026 - Salerno, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Silenzio serbato sulla diffida del 9 marzo 2026 volta a ottenere gli atti conseguenti all’inottemperanza a due ordinanze di demolizione, compresa l’acquisizione dell’immobile al patrimonio comunale e l’irrogazione di sanzioni
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha chiesto al Comune di adottare gli atti consequenziali alla presunta inottemperanza alle ordinanze di demolizione n. 2347/2023 e n. 2428/2024, nonché di provvedere espressamente sulla diffida, deducendo la violazione dell’art. 2 della l. 241/1990. Ha rappresentato di essere proprietaria di un appartamento in un palazzo vicino all’immobile e ha collegato la richiesta alla tutela della salubrità dell’ambiente, anche in relazione alla presenza nell’edificio di familiari anziani, malati e disabili. Il controinteressato ha eccepito carenza di legittimazione e interesse, contestando la vicinitas e l’allegazione di un pregiudizio concreto; ha inoltre evidenziato la pendenza di una domanda di sanatoria per le opere oggetto dell’ordinanza n. 2347/2023 e la cessazione dell’attività di autofficina e il ripristino della destinazione residenziale quanto all’ordinanza n. 2428/2024. Il Comune ha negato l’obbligo di provvedere nei termini richiesti, richiamando la pendenza della sanatoria, gli accertamenti svolti e il ripristino della destinazione residenziale, e ha sostenuto che la diffida fosse esplorativa e priva di documentazione tecnica.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse ad agire. Ha ritenuto che la vicinitas, anche se sussistente, non basti da sola a dimostrare l’interesse concreto e attuale: occorre allegare e provare il pregiudizio derivante dagli abusi e l’utilità conseguibile con l’accoglimento. La diffida non individuava specificamente tale pregiudizio. In giudizio, la ricorrente ha richiamato il diritto alla salubrità dell’ambiente dei familiari, ma il TAR ha osservato che l’attività di autofficina, cui il pregiudizio era astrattamente riconducibile, era cessata; inoltre, la ricorrente non era legittimata a far valere in proprio il diritto dei prossimi congiunti. Quanto alle opere oggetto dell’ordinanza n. 2347/2023, il procedimento di sanatoria ex art. 36-bis d.P.R. 380/2001 risultava pendente. La decisione è stata definita formale e le spese sono state compensate tra tutte le parti.
Norme richiamate
art. 2 l. 241/1990
Il Comune di Scafati ha violato l’art. 2 della L. n. 241 del 1990 rispetto all’istanza avanzata in data 9 marzo 2026 (tesa a garantire il diritto a vivere in un ambiente salubre anche dei familiari della ricorrente, gravemente malati, ivi residenti), volta a sollecitare l’adozione di tutti gli atti connessi alle ordinanze di demolizione nn. 2347 del 2023 (con cui si ordinava a Lucio Ambruoso di procedere all’abbattimento di un soppalco realizzato in ampliamento) e 2428 del 2024 (con cui si ordinava a Lucio Ambruoso e Antonio Ambruoso di tenere il manufatto sgombero da persone e cose e di demolire le opere descritte in sede di provvedimento), soprattutto in ragione della persistenza inottemperanza.
La ricorrente ha invocato l’art. 2 per sostenere l’obbligo comunale di provvedere, ma la sentenza non decide nel merito l’esistenza di tale obbligo: dichiara il ricorso inammissibile per carenza di interesse.
artt. 31 e 117 c.p.a.
In tema di ricorso avverso il silenzio ex artt. 31 e 117 c.p.a., volto a sollecitare l’avvio dei procedimenti di revoca del condono edilizio e di accertamento di abusi edilizi nei confronti di terzi, l’interesse a ricorrere del vicino non può presumersi sulla sola base della vicinitas, ma deve essere specificamente allegato e dimostrato in termini di pregiudizio attuale e concreto derivante dal condono e/o dagli abusi edilizi contestati.
Nel ricorso contro il silenzio volto a sollecitare provvedimenti repressivi edilizi nei confronti di terzi, il vicino deve allegare e dimostrare un pregiudizio attuale e concreto; la vicinitas, da sola, non prova l’interesse a ricorrere.
art. 36-bis d.P.R. 380/2001
Come emerge dagli atti, relativamente alle opere di cui all’ordinanza di demolizione n. 2347 del 2023 è stata presentata in data 9 maggio 2025 istanza di permesso di costruire in sanatoria ex art. 36 bis D.P.R. n. 380/2001, il cui procedimento risulta allo stato pendente.
La sentenza rileva la pendenza del procedimento di sanatoria per le opere interessate dall’ordinanza n. 2347/2023 quale circostanza del caso, senza enunciare una regola generale sugli effetti della domanda sul potere repressivo.
Massime di principio
- La vicinitas può concorrere a differenziare la posizione del vicino, ma non dimostra automaticamente l’interesse concreto e attuale al ricorso: occorre allegare e provare uno specifico pregiudizio riconducibile all’abuso e l’utilità conseguibile dall’accoglimento.
- Nel ricorso avverso il silenzio diretto a sollecitare l’esercizio di poteri edilizi nei confronti di terzi, il pregiudizio dedotto deve essere attuale e concreto e specificamente collegato agli abusi contestati.
- Un soggetto non può fondare il proprio interesse ad agire sulla sola lesione di un diritto appartenente ai propri familiari, quando la titolarità dell’azione spetta a questi ultimi.
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