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Sentenza

Sentenza del 03/06/2024 n. 3698 - Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Lazio

Agevolazioni ed Esenzioni - Tasi - Ente non commerciale - Attività didattica svolta con modalità commerciali - Agevolazione - Compete.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

Impugnazione di avviso di accertamento TASI anno 2015 relativo a due unità immobiliari; l'Istituto ha chiesto l'agevolazione/exenzione prevista dall'art. 91-bis, comma 3, D.L. 1/2012 sostenendo che l'attività didattica è svolta con modalità non commerciali (requisiti di paritarietà, non discriminazione, accoglienza di alunni portatori di handicap, applicazione della contrattazione collettiva, pubblicità del bilancio) e che le rette (corrispettivo medio - CM) risultano inferiori al Costo Medio Standard (CMS) pubblicato dal MIUR. Roma Capitale ha contestato, tra l'altro, che parte degli immobili fosse destinata ad attività non escluse dall'imposta (amministrative/organizzative) e ha richiamato il volume d'affari dell'ente (€ 3.289.677,00 per il 2015) come indice di commercialità.

La decisione

La Corte ha rigettato l'appello di Roma Capitale confermando la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso dell'Istituto. Il Collegio ha ritenuto provati e non smentiti i requisiti previsti dall'art. 91-bis, co. 3, D.L. 1/2012 e dall'art. 4, co. 3, del D.M. 19/11/2012 n. 200 (non discriminazione, accoglienza di alunni con handicap, contrattazione collettiva, pubblicità del bilancio) e ha valutato che il rapporto fra il corrispettivo medio (CM, le rette dichiarate) e il CMS ministeriale fosse favorevole all'ente (il CM risultava inferiore di un terzo rispetto al CMS). Il volume d'affari richiamato dal Comune è stato ritenuto inidoneo a provare la commercialità dell'attività didattica in relazione ai due immobili perché riferito all'intera attività dell'ente. Appello respinto; condanna dell'appellante al pagamento delle spese del grado, liquidate in € 1.500,00 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 91-bis, comma 3, D.L. 24 gennaio 2012, n.1 (conv. L. 24 marzo 2012, n.27)

    Stabilisce le condizioni per l'agevolazione TASI/IMU per enti non commerciali: requisito soggettivo dell'ente, destinazione degli immobili alle attività tassativamente indicate e svolgimento delle attività con modalità non commerciali.

  • D.M. 19 novembre 2012, n. 200, art. 4, comma 3

    Lo svolgimento di attività didattiche si ritiene effettuato con modalità non commerciali se: a) l'attività è paritaria rispetto a quella statale e la scuola adotta un regolamento che garantisce la non discriminazione in fase di accettazione degli alunni; b) sono comunque osservati gli obblighi di accoglienza di alunni portatori di handicap, di applicazione della contrattazione collettiva al personale docente e non docente, di adeguatezza delle strutture agli standard previsti, di pubblicità del bilancio; c) l'attività è svolta a titolo gratuito, ovvero dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico e tali da coprire solamente una frazione del costo effettivo del servizio, tenuto anche conto dell'assenza di relazione con lo stesso.

    Definisce i criteri oggettivi per ritenere non commerciale l'attività didattica; in particolare pone il parametro del corrispettivo rispetto al costo effettivo/standard.

  • Istruzioni per la compilazione del modello IMU/TASI per enti non commerciali (D.M. 26 giugno 2014, allegato)

    Precisano che, ai fini dell'agevolazione, si considera l'attività non commerciale quando il corrispettivo medio (CM) è inferiore o uguale al Costo Medio Standard per studente (CMS) pubblicato dal MIUR.

  • D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 7, comma 1, lett. i)

    Elenca le attività per le quali possono trovare applicazione le agevolazioni/immunità (tra le quali le attività didattiche), richiedendo talvolta la destinazione esclusiva degli immobili per le attività agevolate.

Massime di principio

  • Per ottenere l'agevolazione TASI/IMU come ente non commerciale per attività didattica occorrono tre elementi cumulativi: soggettività non commerciale dell'ente; destinazione esclusiva degli immobili alle attività previste; svolgimento dell'attività con modalità non commerciali secondo i criteri regolamentari.
  • Il criterio pratico e verificabile più rilevante è il confronto tra il corrispettivo medio (CM, le rette effettivamente praticate e dichiarate) e il Costo Medio Standard (CMS) MIUR: se CM ≤ CMS (o risulta significativamente inferiore, come nel caso esaminato), si ritiene provata la non commercialità dell'attività didattica.
  • La documentazione amministrativa e contabile è determinante: regolamento di ammissione non discriminatorio, prova di accoglienza di alunni con disabilità, applicazione dei contratti collettivi, pubblicazione del bilancio e dichiarazioni IMU/TASI coerenti e non contestate aumentano la probabilità di ottenere l'agevolazione.
  • I dati di bilancio o il "volume d'affari" dell'ente sono rilevanti solo se possono essere riferiti e circoscritti all'attività didattica svolta negli immobili per i quali si chiede l'agevolazione; numeri aggregati relativi all'intera attività dell'ente non dimostrano automaticamente la commercialità delle singole strutture.
  • Se parte di un immobile è utilizzata in via esclusiva per attività non esenti (es. uso commerciale, locazioni, uffici aperti a terzi), l'agevolazione potrebbe essere esclusa per l'intero immobile a meno che non sia possibile una chiara e documentata ripartizione d'uso e dei corrispettivi.
  • Per difendere l'agevolazione in sede amministrativa o giudiziale, conviene predisporre la prova del calcolo del CM (retta media per studente), la comparazione con il CMS MIUR dell'anno di riferimento, e la documentazione che dimostri il rispetto degli obblighi previsti dal DM 200/2012.

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