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Sentenza

Sentenza n. 5545/2026 - Napoli, Sezione 1

per l'annullamento previa adozione di adeguate misure cautelari, anche ex art. 56 cpa, a) dell’Ordinanza Dirigenziale n. -OMISSIS-, emessa dal Dirigente del Settore Ambiente del Comune di Castellammare di Stabia, con cui è stato disposto il divieto di prosecuzione dell’attività di bar nel manufatto -OMISSIS- alla via -OMISSIS-, e la decadenza dell’autorizzazione n. -OMISSIS- di commercio su aree pubbliche, ed è stata ordinata l’immediata chiusura dell’esercizio; b) di ogni altro atto anteriore, preordinato, connesso, e consequenziale, comunque lesivo degli interessi della ricorrente.

Giustizia amministrativa202300863

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza dirigenziale che ha disposto il divieto di prosecuzione dell'attività di bar, la decadenza dell'autorizzazione al commercio su aree pubbliche e l'immediata chiusura dell'esercizio

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato l'ordinanza con cui il Comune ha disposto la decadenza dell'autorizzazione commerciale e la chiusura dell'attività, contestando i presupposti relativi alla mancanza della SCIA per la somministrazione, alla non conformità urbanistico-edilizia del sito, alla scadenza della concessione di suolo pubblico e alla presenza di un ampliamento abusivo soggetto a demolizione. Ha dedotto che l'ordine di demolizione riguardava soltanto una porzione aggiunta dell'immobile e che impedire la prosecuzione dell'attività anche nella parte legittima fosse eccessivo; ha inoltre lamentato la mancata comparazione dell'interesse pubblico con il sacrificio privato. Infine, ha censurato la revoca dell'autorizzazione per violazione dell'art. 29 del d.lgs. 114/1998 e dell'art. 8 del regolamento comunale, assumendo che il caso non rientrasse nelle ipotesi ivi previste.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso, decidendo sulla base della ragione più liquida e ritenendo assorbente la scadenza della concessione di suolo pubblico. La concessione era stata rilasciata per dieci anni e dagli atti non risultava un rinnovo; la ricorrente non aveva allegato di averlo chiesto o ottenuto né di aver pagato i canoni per il periodo successivo. Alla data dell'ordinanza, dunque, occupava l'area senza titolo. Poiché l'autorizzazione commerciale abilitava l'attività in uno specifico chiosco e presupponeva la legittima disponibilità della relativa area, la cessazione della concessione ne aveva fatto venir meno il presupposto, determinando la decadenza dell'autorizzazione e l'inibizione dell'attività. Il TAR ha inoltre escluso la fondatezza della censura basata sull'art. 29 del d.lgs. 114/1998 e sull'art. 8 del regolamento comunale: tali disposizioni riguardano vicende sanzionatorie di un titolo che conserva i propri presupposti, mentre qui era venuta meno la disponibilità del posteggio per scadenza naturale della concessione. Le contestazioni relative agli abusi edilizi, alla prosecuzione dell'attività nella parte legittima e alla mancata ponderazione degli interessi non potevano condurre all'annullamento, essendo sufficiente a sorreggere l'atto l'autonoma ragione della scadenza concessoria. Spese compensate.

Norme richiamate

  • art. 29 d.lgs. 114/1998

    Del resto, lo stesso art. 29, comma 1, lett. b), collega la revoca dell'autorizzazione alla decadenza dalla concessione del posteggio per mancato utilizzo.

    La norma disciplina la revoca dell'autorizzazione quando viene meno la concessione del posteggio per mancato utilizzo; la perdita definitiva della concessione per scadenza del termine, a maggior ragione, non consente di mantenere in vita l'autorizzazione collegata a quel posteggio.

  • art. 8 del Regolamento del Comune di Castellammare di Stabia sul commercio su aree pubbliche

    Le ipotesi dell'art. 29 del d.lgs. n. 114/1998 e dell'art. 8 del regolamento comunale riguardano vicende sanzionatorie di un titolo che conserva i propri presupposti.

    Le ipotesi regolamentari invocate non governano il caso in cui sia venuto meno il presupposto stesso dell'autorizzazione, ossia la disponibilità del posteggio.

Massime di principio

  • Quando un provvedimento amministrativo è sorretto da più ragioni giustificative autonome, la legittimità anche di una sola ragione, di per sé sufficiente a sostenerlo, esclude l'interesse del ricorrente a ottenere l'esame delle censure rivolte contro le altre ragioni.
  • L'autorizzazione commerciale riferita a uno specifico posteggio su area pubblica presuppone la legittima disponibilità di quell'area. Venuta meno la concessione del posteggio per scadenza del termine, senza rinnovo, viene meno il presupposto dell'autorizzazione e l'attività non può proseguire in quel luogo.
  • Le disposizioni che prevedono la revoca dell'autorizzazione per vicende sanzionatorie del titolo non impediscono la decadenza dell'autorizzazione quando si estingue per scadenza naturale la concessione del posteggio cui essa è legata.

Come è indicizzato

MateriePubblici esercizi e somministrazioneOccupazione di suolo pubblico
RamiCommercio e attività produttiveDemanio e patrimonio pubblico
IstitutiLegittimo affidamento

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