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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38467/2024 del 18/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione ex art. 671 c.p.p. fra due gruppi di reati: (1) condanne per associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) e relative estorsioni commesse fino al 2011/2009; (2) condanne per reati in materia di stupefacenti (art. 74 e 73 d.P.R. 309/1990) e un furto commessi in anni antecedenti al 2009/2014. Si è doluto dell'omessa o apparente motivazione dell'ordinanza, del travisamento e della mancata valutazione di prove e memorie difensive (anche un provvedimento favorevole ad altri coimputati), nonché di una presunta novità giurisprudenziale che consentirebbe il riconoscimento della continuazione.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che l'istanza fosse, di fatto, la mera reiterazione di una precedente domanda già respinta nel 2019 e che non emergessero fatti nuovi tali da superare il giudicato esecutivo. L'unico elemento nuovo indicato (una pronuncia in executivis favorevole a un altro coimputato) è stato considerato una diversa valutazione di merito non idonea a costituire novum rilevante. La Corte ha inoltre osservato che la difesa non ha specificato in modo puntuale quali elementi decisivi erano stati omessi o travisati, per cui non sussisteva il vizio di motivazione o il travisamento della prova suscettibile di sindacato in sede di legittimità. Conseguentemente è stato confermato il rigetto dell'istanza di unificazione.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma invocata per chiedere l'unificazione dei procedimenti/condanne in sede di esecuzione a causa del vincolo della continuazione; la Corte valuta la sussistenza di novità rispetto a precedenti istanze rigettate.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai presunti vizi di motivazione e nullità; la decisione richiede specificità nella deduzione degli elementi omessi o travisati.

  • art. 81 cod. pen.

    Norma sul cumulo e concorso di pene; rilevante per la determinazione delle pene complessive in caso di continuazione o unificazione.

  • art. 187 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamata in tema di esecuzione e competenze del giudice dell'esecuzione nell'accertare questioni relative alla continuazione.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Delitto di associazione di tipo mafioso; fatto costitutivo del primo gruppo di reati oggetto della domanda di unificazione.

  • art. 74 d.P.R. 09 ottobre 1990, n. 309

    Riguarda le fattispecie in materia di stupefacenti incluse nel secondo gruppo di condanne impugnate.

  • art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma sulle distinte ipotesi di illeciti in materia di stupefacenti; alcune condanne erano della specie prevista da tale articolo.

  • art. 110 cod. pen.

    Concorso di persone nel reato: richiamato per reati commessi in concorso indicati nelle sentenze aggregate.

  • artt. 624 e 625 nn. 2 e 7 cod. pen.

    Norme relative al furto e alle circostanze aggravanti contestate in uno dei procedimenti richiamati.

  • art. 606, comma 1, lett. b) e lett. e) cod. proc. pen.

    Previsione delle fattispecie di ricorso per cassazione: il giudizio è stato circoscritto ai vizi di diritto e al possibile travisamento della prova; la Corte ha ricordato i limiti del sindacato di legittimità (divieto di rinnovare valutazioni di merito).

  • art. 606, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    Riferimento ai motivi dedotti relativi alla nullità e mancata valutazione di prove difensive; la Corte richiede specificità e nesso con la motivazione impugnata.

  • art. 178 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alle doglianze sulla mancata valutazione di prove e sulla presunta nullità assoluta.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato in ordine ai limiti della esposizione dei motivi di ricorso e alla necessità di sintesi nella motivazione per la Cassazione.

  • Legge 20 febbraio 2006, n. 46, art. 8 (modifica art. 606 c.p.p.)

    Modifica che ha limitato il sindacato in Cassazione sul travisamento del fatto, consentendo invece la denuncia del travisamento della prova nei termini sanciti dalla giurisprudenza.

Massime di principio

  • Una istanza di unificazione in sede di esecuzione sarà accolta solo se emergono fatti nuovi rilevanti (novum) e non semplici diverse valutazioni giurisdizionali già esperite: la sentenza di altro giudice che interpreta diversamente fatti già noti non costituisce di per sé novità decisiva.
  • La Corte di cassazione non può sostituirsi al giudice di merito nel rinnovare la valutazione dei fatti: i motivi che mirano a ribaltare le valutazioni probatorie sono inammissibili se non configurati come travisamento della prova con precisa indicazione degli elementi omessi o distorti.
  • Per dedurre il 'travisamento della prova' occorre indicare in modo puntuale quale prova decisiva sia stata omessa o quale elemento probatorio sia stato travisato, e dimostrare il nesso diretto fra tale omissione/distorsione e la decisione impugnata.
  • Il mutamento della giurisprudenza può costituire novum solo se proveniente dalle Sezioni Unite della Corte di cassazione (o se la modifica incide su principi vincolanti); orientamenti diversi di giudici di merito non vincolano il giudice dell'esecuzione o la Cassazione.
  • Argomentazioni extracurricolari rispetto al thema decidendum (es. buona condotta carceraria) hanno scarso rilievo nell'accertamento della sussistenza del vincolo della continuazione, salvo che non siano connesse a fatti nuovi rilevanti.
  • Nelle istanze davanti al giudice dell'esecuzione è essenziale documentare in modo specifico e circostanziato ogni elemento che si ritiene nuovo o decisivo; esposti generici o riassuntivi sono destinati a essere ritenuti inammissibili o infondati.

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