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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20509/2022 del 25/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del 17/08/2021 del Tribunale di Locri che aveva respinto la sua istanza di applicazione della disciplina della continuazione tra più sentenze di condanna emesse in momenti e luoghi diversi. Callipari sosteneva che la distanza temporale non escludeva la continuazione e che i numerosi arresti e la ripetuta necessità di reperire denaro dimostrerebbero la continuità del medesimo progetto criminoso.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che l'onere della prova dell'esistenza del "medesimo disegno criminoso" grava sul ricorrente e che, per riconoscere la continuazione, è necessario accertare indicatori concreti (omogeneità dei reati e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, sistematicità, ecc.). Ha ritenuto insufficiente il mero proposito di reperire denaro e ha considerato decisivi gli ampi intervalli temporali e i ripetuti periodi di detenzione come elementi contrari alla sussistenza di un progetto unitario. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 671, comma 1, cod. proc. pen.

    "nel caso di più sentenze o decreti penali irrevocabili pronunciati in procedimenti distinti contro la stessa persona, il condannato o il pubblico ministero possono chiedere al giudice dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del concorso formale o del reato continuato, sempre che la stessa non sia stata esclusa dal giudice della cognizione"

    La norma permette al giudice dell'esecuzione di applicare la disciplina del reato continuato, ma solo se non sia già stata esclusa in sede di cognizione; il richiedente deve dimostrare la sussistenza dei presupposti sostanziali.

  • art. 81, comma 2, cod. pen.

    "chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno criminoso, commette anche in tempi diversi più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge"

    Per applicare la continuazione occorre l'esistenza di un "medesimo disegno criminoso", da dimostrare tramite indicatori concreti (omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità della condotta, sistematicità, ecc.). Non è sufficiente la mera abitualità o il semplice scopo generico di procurarsi denaro.

Massime di principio

  • L'onere di provare l'esistenza di un "medesimo disegno criminoso" grava su chi richiede l'applicazione della continuazione (il ricorrente in sede esecutiva).
  • Per riconoscere la continuazione servono indicatori concreti e plurimi: omogeneità delle fattispecie e del bene giuridico tutelato, contiguità spazio-temporale, modalità operative comuni, ragioni causali collegate e sistematicità o programmazione della condotta.
  • La sola ripetizione di reati o la finalità generica di procurarsi denaro non bastano a dimostrare la continuazione; ciò tende ad indicare un\'abitualità criminale, non un progetto unitario.
  • Ampie interruzioni temporali e ripetuti periodi di detenzione sono elementi fortemente ostativi al riconoscimento della continuazione, salvo che non vi siano altre prove positive e contrarie a sostegno del progetto unitario.
  • In sede di esecuzione si applicano gli stessi criteri di verifica usati in sede di cognizione: non è sufficiente allegare titoli di reato o mera vicinanza cronologica senza elementi fattuali concreti.
  • Se il giudice della cognizione ha già escluso la continuazione, il giudice dell'esecuzione non può applicarla nuovamente se la questione è già stata decisa.

Testo integrale

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