Cassazione Civile, Ordinanza n. 04469/2026 del 27/02/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)
La controversia
Un soggetto percettore di indennità di disoccupazione agricola per l'anno 2007 ha agito per ottenere l'accertamento dell'illegittimità di una trattenuta di euro 1.033,58 che assumeva essere stata operata dall'INPS sulla prestazione. Il Tribunale aveva inizialmente dichiarato la domanda improcedibile per decadenza ex art. 47 d.P.R. n. 639/1970; la Corte d'appello, ritenuta non pertinente la decadenza perché la domanda non era di mera riliquidazione di prestazione liquidata solo in parte, è entrata nel merito e ha rigettato la domanda per difetto di prova dell'effettiva trattenuta. Il ricorrente ha proposto due motivi: violazione dell'art. 2697 c.c. per asserita errata distribuzione dell'onere della prova; violazione dell'art. 115 c.p.c. e affermazioni inconciliabili nella motivazione, sostenendo che la Corte avesse deciso sulla base di elementi incompatibili o non contestati correttamente. L'INPS ha resistito eccependo l'inammissibilità del ricorso e comunque il rigetto nel merito.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che non vi fosse violazione dell'art. 2697 c.c., perché la Corte territoriale non aveva invertito l'onere della prova, ma aveva semplicemente accertato in fatto che la trattenuta non era stata dimostrata. Ha escluso anche la violazione dell'art. 115 c.p.c., osservando che il giudice di merito aveva valutato il materiale probatorio prodotto dalle parti, senza utilizzare prove d'ufficio irrituali. Ha inoltre giudicato la motivazione della sentenza d'appello coerente e priva di contraddizioni. Conseguentemente, il ricorso è stato respinto; non è stata disposta condanna alle spese in ragione dell'art. 152 disp. att. c.p.c., ed è stato dato atto dei presupposti per il versamento dell'ulteriore contributo unificato ex art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002.
Norme richiamate
art. 47 d.P.R. n. 639/1970
richiamato come termine di decadenza applicato dal primo giudice; la Corte d'appello ha escluso che la domanda vi rientrasse perché non si trattava di mera riliquidazione di prestazione liquidata solo in parte
art. 2697 c.c.
la violazione si configura solo se il giudice attribuisce l'onere della prova alla parte sbagliata; non ricorre quando il giudice accerta il fatto controverso senza fare applicazione della regola di giudizio sull'onere probatorio
art. 115 c.p.c.
la violazione è esclusa se il giudice valuta il materiale probatorio prodotto dalle parti e non utilizza prove non introdotte o acquisite fuori dei casi consentiti
art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.
invocato come parametro di legittimità per la dedotta violazione di legge sostanziale
art. 360, comma 1, n. 4 c.p.c.
invocato come parametro di legittimità per la dedotta violazione processuale e per le asserite incongruenze motivazionali
art. 152 disp. att. c.p.c.
la Corte richiama il mancato luogo a condanna alle spese secondo quanto già disposto dal giudice di merito
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002
si dà atto dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso
Massime di principio
- La violazione dell'art. 2697 c.c. è configurabile solo quando il giudice assegna l'onere della prova a una parte diversa da quella che ne è onerata secondo la struttura dei fatti costitutivi ed impeditivi; non basta contestare la valutazione del materiale istruttorio o l'esito dell'accertamento di fatto.
- L'art. 115 c.p.c. è violato soltanto se il giudice fonda la decisione su prove non introdotte dalle parti o acquisite d'ufficio fuori dai casi consentiti; non vi è violazione quando la decisione deriva dalla libera valutazione delle prove ritualmente prodotte.
- Quando la controversia riguarda l'esistenza stessa di una trattenuta o di un addebito, grava sulla parte che lo allega l'onere di provare il fatto costitutivo della propria pretesa, mediante documenti idonei e riferibili alla prestazione contestata.
- La dedotta contraddittorietà della motivazione non sussiste se il giudice distingue correttamente tra oggetto della domanda e dati probatori acquisiti, spiegando in modo coerente perché la prova della pretesa non sia stata raggiunta.
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