Cassazione Penale, Sentenza n. 30367/2026 del 10/08/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (giudice dell'esecuzione)
La controversia
La vicenda riguarda un'istanza proposta in sede esecutiva da un condannato per ottenere il riconoscimento della continuazione tra due sentenze irrevocabili di condanna: una del Tribunale di Arezzo per reati in materia di stupefacenti e armi, e una del Tribunale di Velletri per un reato in materia di stupefacenti. Il Tribunale di Velletri, quale giudice dell'esecuzione, ha rigettato l'istanza ritenendo insussistente un unico disegno criminoso, valorizzando la diversità dell'oggetto materiale delle condotte, il notevole intervallo temporale di circa un anno e la distanza geografica tra i luoghi di commissione dei fatti. Il ricorrente ha dedotto violazione degli artt. 81 c.p. e 671 c.p.p. e vizio di motivazione apparente, sostenendo che il giudice avesse applicato una nozione eccessivamente rigida e statica del disegno criminoso, mentre la giurisprudenza lo considera un concetto dinamico e progressivo. Ha inoltre contestato la mancata considerazione degli indici sintomatici della continuazione dedotti dalla difesa, come l'omogeneità delle fattispecie, l'unicità della finalità, la serialità delle condotte e il contesto spazio-temporale. Il Pubblico Ministero ha chiesto il rigetto del ricorso, richiamando l'onere del condannato di allegare elementi idonei a dimostrare la preventiva programmazione unitaria anche per i reati successivi.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico. Ha ritenuto adeguata la motivazione del giudice dell'esecuzione, che aveva escluso la continuazione sulla base di elementi fattuali ritenuti logicamente significativi: distanza temporale di un anno, distanza geografica di oltre 300 km e diversità dell'oggetto materiale delle condotte in materia di stupefacenti. La Corte ha ribadito che il riconoscimento della continuazione, anche in sede esecutiva, richiede la prova che i reati successivi fossero già programmati almeno nelle linee essenziali al momento del primo reato; non basta la sola omogeneità tipologica o la mera serialità. Poiché il ricorso si limitava a riproporre doglianze già disattese, senza confrontarsi con la ratio decidendi dell'ordinanza impugnata, è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 81 c.p.
La continuazione richiede l'unicità del disegno criminoso, intesa come preventiva programmazione almeno nelle linee essenziali dei reati successivi; non è sufficiente una generica propensione a delinquere o la sola omogeneità dei reati.
art. 671 c.p.p.
In sede esecutiva il giudice può riconoscere la continuazione solo se risultano elementi sintomatici concreti della riconducibilità dei diversi reati a un medesimo disegno criminoso.
art. 616 c.p.p.
La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.
Massime di principio
- L'unicità del disegno criminoso è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito e sindacabile in cassazione solo per motivazione mancante, apparente o manifestamente illogica.
- Ai fini della continuazione non basta che i reati siano omogenei o inseriti in una stessa area criminale: occorre che, al momento del primo reato, i successivi siano già stati programmati almeno nelle loro linee essenziali.
- In sede esecutiva l'onere di allegare e dimostrare elementi sintomatici della continuazione grava sul condannato che la invoca.
- La nozione di disegno criminoso non coincide con un generico programma di vita delinquenziale, che esprime soltanto una propensione alla devianza non predeterminata nei suoi singoli episodi.
- Il ricorso per cassazione è inammissibile quando si limita a reiterare censure già disattese senza confrontarsi specificamente con la motivazione del provvedimento impugnato.
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