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Sentenza

Sentenza del 29/01/2016 n. 1698 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

R.A. ha impugnato una cartella di pagamento relativa all'IVA 1995, per complessivi Euro 209.740,69, contestando il difetto di legittimazione passiva, poiché l'imposta e le sanzioni riguardavano la società R.A. S.r.l. e non personalmente il legale rappresentante. Ha inoltre contestato il calcolo degli interessi. L'Agenzia delle entrate ha sostenuto che la cartella fosse correttamente notificata anche al legale rappresentante, quale soggetto solidalmente responsabile per le sanzioni, invocando il D.Lgs. n. 472 del 1997 e, in subordine, il previgente D.P.R. n. 602 del 1973, art. 98, comma 6.

La decisione

La Commissione tributaria provinciale e quella regionale avevano accolto il ricorso di R.A., ritenendo errata l'individuazione della persona fisica quale soggetto passivo e disponendo l'annullamento della cartella nei suoi confronti. La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle entrate, dichiarando inammissibili i motivi per carenza di autosufficienza. L'Agenzia non aveva trascritto il contenuto della cartella, della sentenza definitiva e dei motivi di appello, né aveva dimostrato che la data di notifica dell'avviso di rettifica, decisiva per individuare la disciplina applicabile, fosse stata accertata o ritualmente sottoposta ai giudici di merito. L'Agenzia è stata inoltre condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 7.200,00 oltre accessori.

Norme richiamate

  • D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 2, comma 2

    Richiamato dall'Agenzia per sostenere la disciplina della responsabilità e delle sanzioni tributarie applicabile al caso.

  • D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3, comma 1

    La CTR lo aveva interpretato nel senso di escludere l'applicazione retroattiva di norme che introducevano nuove sanzioni o rendevano più onerosa la responsabilità del legale rappresentante.

  • D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 11, comma 1

    Invocato dall'Agenzia in relazione alla responsabilità per le violazioni tributarie commesse nell'ambito di una società.

  • D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 25

    L'Agenzia sosteneva che la nuova disciplina fosse applicabile alle violazioni non ancora contestate o alle sanzioni non ancora irrogate alla data della sua entrata in vigore.

  • Legge n. 4 del 1929

    La CTR ha ritenuto applicabile la disciplina previgente, considerandola idonea a escludere la responsabilità solidale del legale rappresentante per violazioni commesse dalla persona giuridica.

  • D.P.R. n. 602 del 1973, art. 98, comma 6

    Invocato in via subordinata dall'Agenzia per sostenere la responsabilità solidale del rappresentante con il soggetto passivo e la legittimità della notifica della cartella anche nei suoi confronti.

  • Art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    Norma processuale indicata per denunciare la violazione o falsa applicazione delle norme di diritto; i motivi sono stati tuttavia dichiarati inammissibili per carenza di autosufficienza.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione è necessario riportare, almeno nelle parti rilevanti, il contenuto degli atti e dei documenti sui quali si fondano le censure; il semplice richiamo agli atti non è sufficiente.
  • Quando l'applicazione di una disciplina normativa dipende da una data o da un fatto specifico, tale circostanza deve risultare dalla sentenza impugnata oppure essere dimostrata indicando quando e come sia stata sottoposta ai giudici di merito.
  • La Corte di cassazione non può ricostruire autonomamente il contenuto della cartella, degli avvisi o dei precedenti atti processuali non trascritti dal ricorrente.
  • La responsabilità personale del legale rappresentante per debiti o sanzioni della società deve essere verificata alla luce della disciplina temporale applicabile e del titolo specifico indicato nell'atto notificato.
  • L'annullamento di una cartella per errata individuazione del soggetto obbligato può essere confermato in Cassazione anche senza una decisione definitiva sul merito, se il ricorso dell'Amministrazione è processualmente inammissibile.

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