Cassazione Penale, Sentenza n. 42544/2022 del 09/11/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 03/02/2022 del Tribunale di sorveglianza di Roma che aveva rigettato la richiesta di applicazione della misura alternativa della detenzione domiciliare ai sensi dell'art. 16 nonies d.l. 15/01/1991, n.8 (conv. legge 15/03/1991, n.82) rispetto alla pena concorrente di 24 anni. Il ricorrente ha dedotto di aver interrotto l'attività criminosa da circa 20 anni, di essere collaboratore di giustizia da 9 anni, di avere reciso i contatti con la criminalità, di aver già fruito di permessi premio e di misure premiali, di aver svolto lavoro, studio e volontariato e di aver partecipato al trattamento penitenziario, sostenendo che tali elementi dimostrerebbero il ravvedimento e la idoneità alla misura alternativa.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale di sorveglianza avesse correttamente applicato il principio secondo cui il ravvedimento, ai fini dell'art. 16 nonies, comma 3, non può essere desunto automaticamente dalla collaborazione e dall'assenza di collegamenti persistenti con la criminalità organizzata, ma richiede elementi specifici e positivi che ne attestino l'effettiva sussistenza, anche in termini di ragionevole probabilità. Il giudice di merito aveva motivatamente ritenuto prematuro concedere la misura alternativa in mancanza di una adeguata sperimentazione graduale (permessi premio iniziati solo dal 31/07/2020, lavoro esterno ammesso solo dal 22/12/2021) e in presenza di precedenti e di un parere negativo della D.D.A. di Napoli. La Corte ha confermato la legittimità dell'esigenza di gradualità e di ulteriori verifiche sul consolidamento del percorso di ravvedimento. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 16 nonies d.l. 15 gennaio 1991, n. 8 (convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82)
Il requisito del "ravvedimento" previsto dal comma 3 non può essere presunto solo sulla base della collaborazione e dell'assenza di collegamenti; occorrono ulteriori e specifici elementi concreti che dimostrino, anche in termini di ragionevole probabilità, l'effettivo ravvedimento.
art. 47 ter legge 26 luglio 1975, n. 354
Norma richiamata in relazione ai benefici penitenziari e al regime premiale; la sua valutazione deve tenere conto della concreta gradualità e dell'effettiva sperimentazione del percorso rieducativo.
art. 21 Ordinamento penitenziario
Rinvio all'istituto del lavoro esterno e alle relative autorizzazioni; la concessione progressiva di benefici come il lavoro esterno è elemento di verifica della affidabilità del detenuto.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma che consente la condanna alle spese del procedimento; applicata per imporre al ricorrente il pagamento delle spese processuali.
Cass. Sez.1, n. 43256 del 22/05/2018 (Sarno)
Giurisprudenza richiamata per il principio secondo cui la collaborazione non determina automaticamente la prova del ravvedimento; occorrono elementi positivi aggiuntivi.
Cass. Sez.1, n. 22443 del 17/01/2019 (Froncillo)
Giurisprudenza che riconosce al Tribunale di sorveglianza la legittima scelta di attendere ulteriori periodi di sperimentazione premiale prima di concedere misure alternative, specie se il reato evidenzia una significativa capacità a delinquere o la contiguità con ambienti di alto livello delinquenziale.
Massime di principio
- La mera collaborazione con la giustizia e l'assenza apparente di contatti con la criminalità organizzata non garantiscono automaticamente l'accesso a benefici penitenziari: il ravvedimento deve essere dimostrato con elementi specifici e concreti.
- I giudici valorizzano il principio di gradualità: è legittimo richiedere una sequenza di prove premiali (permessi premio, lavoro esterno, incarichi) prima di concedere misure alternative più ampie come la detenzione domiciliare.
- La documentazione di un percorso rieducativo stabile e consolidato (periodo prolungato di comportamenti positivi, lavoro esterno, valutazioni psico‑sociali, assenza continuativa di contatti delittuosi) aumenta le probabilità di successo della richiesta.
- Il parere negativo di uffici investigativi o della DDA può influire significativamente sulla valutazione giudiziale: è utile prevenire tale esito con prove e relazioni che attestino il cambiamento e la non pericolosità residua.
- In situazioni con reati indicativi di elevata capacità delinquenziale o vicinanza ad ambienti criminali rilevanti, il giudice è più cauto e richiede evidenze più solide del ravvedimento e dell'affidabilità del condannato.
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