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Ordinanza

Ordinanza n. 3745/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento previa adozione di misure cautelari del provvedimento di diniego di visto per lavoro subordinato emesso dall’Ambasciata d'Italia in Accra in data 14/08/2025;

Giustizia amministrativa202604307

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di visto di ingresso per lavoro subordinato, emesso dall'Ambasciata d'Italia in Accra

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato il diniego di visto per lavoro subordinato nel settore dell'assistenza domestica, chiedendo anche l'adozione di misure cautelari. Il diniego era fondato sul rischio migratorio desunto dal colloquio consolare, verbalizzato e sottoscritto dalla richiedente. In particolare, la richiedente non conosceva l'orario di lavoro, la retribuzione e le condizioni familiari del datore di lavoro, cioè elementi basilari del rapporto lavorativo prospettato. Il giudizio cautelare ha riguardato la legittimità di tale valutazione e i limiti del sindacato giurisdizionale sulla discrezionalità amministrativa in materia di visti.

La decisione

Il TAR ha respinto la domanda cautelare per difetto del fumus boni iuris. Ha rilevato che, in materia di visto di ingresso per lavoro subordinato ai sensi dell'art. 22 d.lgs. 286/1998, la discrezionalità amministrativa è particolarmente ampia e può essere sindacata solo ab externo, in presenza di macroscopiche e palesi abnormità logiche. Nel caso concreto, la sede diplomatica aveva desunto il rischio migratorio da elementi obiettivi risultanti dal colloquio consolare, riportati in un verbale sottoscritto dalla richiedente: l'ignoranza delle condizioni essenziali del rapporto di lavoro costituiva un elemento indicativo, sul piano inferenziale, di una ragionevole possibilità di abuso del titolo. Il TAR ha compensato le spese della fase cautelare.

Norme richiamate

  • art. 22 d.lgs. 286/1998

    La controversia riguarda il visto di ingresso per lavoro subordinato, nel settore dell'assistenza domestica.

  • art. 55 c.p.a.

    Disciplina la domanda cautelare esaminata dal TAR.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale fondamento dell'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, insieme all'art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • In materia di visto di ingresso per lavoro subordinato ai sensi dell'art. 22 d.lgs. 286/1998, la discrezionalità dell'amministrazione è particolarmente ampia e il sindacato giurisdizionale è limitato al controllo esterno, potendo condurre all'annullamento solo in presenza di macroscopiche e palesi abnormità logiche.
  • Il rischio migratorio può essere ragionevolmente desunto da elementi obiettivi emersi dal colloquio consolare, verbalizzato e sottoscritto dal richiedente, quando questi ignori condizioni basilari del rapporto di lavoro prospettato, quali orario, retribuzione e condizioni familiari del datore di lavoro.
  • Nella fase cautelare, la presenza di elementi obiettivi e coerenti idonei a sorreggere la valutazione amministrativa sul rischio di abuso del titolo esclude il fumus boni iuris necessario per la sospensione del diniego di visto.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla osta
RamiImmigrazione e cittadinanza
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaTutela cautelareDifetto di istruttoria

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