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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14989/2022 del 19/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del 12/10/2021 che aveva sostituito la misura degli arresti domiciliari con l'obbligo di presentazione alla P.G., confermando i gravi indizi di responsabilità per riciclaggio (art. 648-bis cod. pen.) aggravato ai sensi dell'art. 416-bis cod. pen. Il motivo unico dedotto dal ricorrente è la violazione di legge e il vizio di motivazione: si contesta che il Tribunale abbia ritenuto il fumus del reato senza elementi univoci e senza prova della consapevolezza della ricorrente di far parte di un'associazione mafiosa, basando la sua decisione su presunzioni e su un errore imputato all'indagata in sede di interrogatorio circa il beneficiario dei bonifici.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata, disponendo il rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Caltanissetta (ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p.). La motivazione del Tribunale del riesame è stata ritenuta insufficiente e viziata: i gravi indizi indicati derivavano in larga parte da deduzioni non sorrette da intercettazioni o prove che collegassero direttamente la ricorrente alla provenienza illecita delle somme o alla consapevolezza di collaborare con la struttura mafiosa; inoltre l'errore sul beneficiario nei chiarimenti resi dalla ricorrente è stato considerato indebitamente valorizzato rispetto al quadro probatorio complessivamente carente.

Norme richiamate

  • art. 648-bis cod. pen.

    Norma sul reato di riciclaggio; nel caso la Corte richiede che i gravi indizi siano sorretti da elementi specifici che colleghino il trasferimento di denaro alla provenienza illecita e alla consapevolezza del soggetto, non potendo basarsi solo su appartenenza familiare o sul ruolo generico nella rete.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Aggravamento per il vincolo mafioso. La decisione sottolinea che l'aggravante richiede elementi probatori che dimostrino il collegamento concreto con la struttura mafiosa e la relativa consapevolezza; non è sufficiente l'assorbimento nel contesto familiare senza prove dirette.

  • art. 309, comma 7, cod. proc. pen.

    Norma sulla competenza per il nuovo giudizio. La Corte dispone il rinvio per nuovo esame al Tribunale di Caltanissetta, in conformità a questa disposizione procedurale.

Massime di principio

  • Per la sussistenza di gravi indizi di riciclaggio è necessario che gli elementi indiziari colleghino concretamente i trasferimenti di denaro alla provenienza illecita e alla consapevolezza del soggetto; non basta la mera appartenenza familiare o il fatto che la pratica sia diffusa nel nucleo familiare.
  • Le misure cautelari devono essere motivate con argomentazioni adeguate e specifiche: motivazioni generiche o deduzioni non supportate da riscontri probatori concreti sono causa di annullamento in sede di legittimità.
  • Un errore formale o una imprecisione nell'indicazione del beneficiario fornita dall'indagato durante gli interrogatori non può, da sola, sorreggere la conclusione circa la consapevolezza della provenienza illecita dei fondi, se il resto del quadro probatorio è carente.
  • Le intercettazioni o altre fonti probatorie devono contenere riferimenti diretti o elementi indiziari solidi relativi alla persona indagata perché si possano trarre conclusioni sul dolo o sulla partecipazione all'associazione mafiosa.
  • Nei procedimenti in cui si contesta un'aggravante di tipo mafioso è necessario dimostrare non solo legami familiari ma anche ruoli, comportamenti o comunicazioni che evidenzino l'appartenenza attiva o la consapevolezza dei fini e dei mezzi criminali.
  • In situazioni analoghe l'azione difensiva può efficacemente contestare le misure cautelari chiedendo che il Tribunale motivi puntualmente il collegamento tra singoli atti (es. versamenti) e reato di riciclaggio, nonché il profilo soggettivo richiesto dalla norma.

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