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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13975/2024 del 05/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del G.I.P. del Tribunale di Agrigento del 20/10/2023 che aveva disposto il sequestro preventivo diretto e per equivalente fino a euro 137.158,62 nei confronti di Moncada Costruzioni e degli amministratori per reati connessi a frode/truffa (art. 640 c.p. e connessi). I ricorrenti articolano due motivi: (1) censura della qualificazione giuridica dei fatti (si sarebbe trattato di reati tributari o del meno grave reato di omissione o falsità in registrazioni/denunce obbligatorie ex art. 37 L. 24/11/1981 n. 689), sostenendo che non vi siano artifici e raggiri idonei a integrare la truffa; (2) carenza di motivazione sul periculum in mora, contestando che il richiamo alla volatilità del denaro non sia sufficiente a giustificare il sequestro preventivo finalizzato alla confisca.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto corretta la ricostruzione dei giudici di merito: la vicenda riguarda principalmente violazioni previdenziali e non meramente tributarie, ed è emersa, oltre a falsità documentali nelle denunce obbligatorie all'INPS, una complessa manipolazione dell'organigramma e dei mansionari aziendali finalizzata a creare un'apparenza fittizia (demansionamento, indebita corresponsione indennità di trasferta), cioè artifici e raggiri riconducibili alla fattispecie di truffa. Quanto al periculum in mora, la motivazione è stata ritenuta adeguata: non solo la volatilità dei depositi bancari ma anche lo stato di crisi del gruppo, l'illiquidità, il consistente ammontare dei profitti illeciti e le modalità elusive e sistematiche della condotta giustificano il sequestro. I ricorrenti sono condannati alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 640 cod. pen.

    La condotta è stata qualificata come truffa aggravata per l'uso di artifici e raggiri (manipolazione dell'organigramma e del mansionario, demansionamento fittizio e indebita attribuzione di indennità), differenziandola dalla mera omissione/falsità in registrazioni obbligatorie.

  • art. 81 cod. pen.

    Riferimento alla concorso di persone nel reato; utilizzato nel capo di imputazione richiamato nella misura cautelare.

  • d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    Richiamato dalla difesa come normativa sui reati tributari; la Corte osserva che la vicenda riguarda prevalentemente fattispecie previdenziali e dunque il richiamo a questa norma è inattuabile nel caso concreto.

  • art. 37 L. 24 novembre 1981, n. 689

    La Corte distingue il reato meno grave di omissione o falsità in registrazioni/denunce obbligatorie dalla truffa: quest'ultima richiede artifici e raggiri e dolo specifico diretto a produrre un profitto diverso e ulteriore rispetto alla semplice evasione contributiva.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma per la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria verso la Cassa delle ammende in caso di ricorso ritenuto inammissibile o temerario; applicata per irrogare la somma di euro 3.000.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 2, n. 42937 del 03/10/2012, Riondato)

    Sez. 2, n. 42937 del 03/10/2012, Riondato

    Richiamata per il principio che il reato di cui all'art. 37 L. 689/1981 differisce dalla truffa per l'assenza di artifici e raggiri e per il diverso dolo specifico.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 3, n. 44874 del 11/10/2022, Fricano)

    Sez. 3, n. 44874 del 11/10/2022, Fricano

    Richiamata per il principio che il provvedimento di sequestro finalizzato alla confisca deve contenere una motivazione concisa sul periculum in mora, desumibile da elementi oggettivi e soggettivi anche senza che concorrano tutti insieme.

  • Corte cost., 13 giugno 2000, n. 186

    Corte cost., 13 giugno 2000, n. 186

    Citata in relazione alla liquidazione della sanzione pecuniaria equitativamente, valutati i profili di colpa dell'impugnazione.

Massime di principio

  • Per configurare la truffa (art. 640 c.p.) in ambito contributivo/aziendale non è sufficiente l'omessa o falsa dichiarazione: occorrono artifici e raggiri concreti (es. manipolazione dell'organigramma, demansionamento fittizio) volti a indurre in errore l'ente danneggiato.
  • Il reato previsto dall'art. 37 L. 689/1981 (omissione o falsità in registrazioni/denunce obbligatorie) è meno grave e si differenzia dalla truffa per l'assenza di artifici e per il diverso dolo specifico; la qualificazione dipende dagli elementi concreti della condotta.
  • In tema di misure cautelari reali finalizzate alla confisca, il periculum in mora può essere dimostrato sia da elementi oggettivi (volatilità dei depositi, consistenza e natura dei beni) sia da elementi soggettivi (comportamento degli indagati, modalità elusive, stato di crisi dell'impresa); non è necessario che tutti gli elementi concorrano simultaneamente.
  • La Corte di Cassazione controlla soprattutto la logicità e la sufficienza della motivazione dei giudici di merito; una ricostruzione fattuale adeguatamente argomentata su elementi concreti rende il ricorso per cassazione spesso inammissibile quando attacca valuationi di fatto non manifestamente illogiche.
  • Chi propone impugnazioni evidentemente infondate o contrarie agli oneri argomentativi rischia la condanna alle spese e al pagamento di una sanzione pecuniaria ex art. 616 c.p.p.

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