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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29546/2023 del 07/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che confermava la misura cautelare della custodia in carcere applicata per il reato di rapina (art. 628 c.p.). Il ricorrente ha dedotto cinque motivi: 1) mancanza o manifesta illogicità della motivazione perché la vittima avrebbe indicato il ricorrente solo successivamente e la responsabilità sarebbe da riferire ad altro soggetto (ELKOUSSAIR); 2) violazione di legge e carenza motivazionale perché non vi sarebbe alcun riconoscimento formale da parte delle persone offese/testimoni e la polizia avrebbe riferito de relato l'indicazione degli autori; 3) rilevanza indebita di dichiarazioni di persona non identificata che aveva segnalato la presenza di tre persone in difficoltà; 4) inattendibilità delle sommarie informazioni rese da BOUCHNAK (sentito senza interprete) e omissione di circostanze emerse negli interrogatori di garanzia; 5) contrasto tra l'accusa e l'interrogatorio del coindagato ELKOUSSAIR che si sarebbe dichiarato unico responsabile.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per essere i motivi ripetizioni generiche delle stesse censure già proposte al Tribunale di Messina e per mancanza di un concreto e specifico confronto con la motivazione del giudice di merito. Ha richiamato il principio secondo cui, nelle misure cautelari, il sindacato di legittimità è limitato alla verifica dell'adeguatezza logico‑giuridica delle ragioni addotte dal giudice di merito e non consente una rivalutazione dei fatti o delle valutazioni di attendibilità. Il Tribunale aveva motivato analiticamente la ricostruzione dei fatti richiamando: coerenza delle dichiarazioni della persona offesa, riscontri da testimoni estranei, percezione diretta da parte della polizia dell'aggressione, fuga degli aggressori, riconoscimento immediato del ricorrente da parte della persona offesa, lesioni riportate e sottrazione di un telefono specificato. Pertanto il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 628 cod. pen.

    Norma sostanziale che definisce il reato di rapina, in relazione al quale è stata adottata la misura cautelare; il giudice del riesame ha ritenuto sussistenti concreti indizi di responsabilità ai sensi di questa fattispecie.

  • art. 582 cod. pen.

    Norma sulle lesioni personali, richiamata in relazione alle lesioni subite dalla persona offesa che hanno contribuito a rafforzare il quadro indiziario a carico del ricorrente.

  • art. 195 cod. proc. pen.

    Norma processuale invocata dal ricorrente con riguardo alla valutazione di dichiarazioni rese da persone non identificate o non assistite; la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia correttamente valutato tali dichiarazioni nel contesto e non abbia fatto un uso illegittimo delle stesse.

  • art. 213 cod. proc. pen.

    Richiamata nel ricorso come presunta violazione formale nella formazione degli atti probatori; dal testo emerge che la Corte non ha rilevato violazioni tali da invalidare la motivazione del giudice di merito.

  • art. 361 cod. proc. pen.

    Invocata nel ricorso in relazione a presunte vizi di motivazione; la Corte ha ribadito che il sindacato in Cassazione sulle misure cautelari è limitato e non consente di sostituirsi al giudice di merito nella rivalutazione degli elementi probatori.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma citata in riferimento al limite di esposizione dei motivi nella motivazione ai fini del ricorso; la Corte ha usato tale richiamo per motivare il riassunto dei motivi nel provvedimento.

  • art. 23 d.l. n. 137/2020 (convertito)

    Richiamato in relazione alla requisitoria del Procuratore Generale; la norma disciplina modalità procedurali per le conclusioni in determinati procedimenti, qui richiamata per indicare le conclusioni espresse dal pubblico ministero.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari è soggetto a un sindacato limitato: il Supremo Collegio verifica l'adeguatezza logico‑giuridica della motivazione del giudice di merito ma non può riconsiderare i fatti né rivalutare l'attendibilità delle fonti come fosse un nuovo giudizio.
  • Motivi generici o meramente reiterativi delle stesse censure già sottoposte al giudice di merito sono dichiarati inammissibili; il ricorrente deve affrontare puntualmente e specificamente la motivazione del tribunale di riesame.
  • La presenza di elementi probatori concatenati (dichiarazioni coerenti della persona offesa, riscontro di testimoni estranei, percezione diretta della polizia, riconoscimento immediato, lesioni e sottrazione di beni identificati) può giustificare la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza ai fini della custodia cautelare.
  • La dichiarazione di un coindagato che si assume la responsabilità esclusiva non esclude automaticamente la colpevolezza degli altri; va valutata insieme al resto delle emergenze probatorie.
  • Le segnalazioni initiali e le sommarie informazioni non sono in sé inequivocabili, ma possono concorrere a formare il quadro indiziario se corroborate da altre risultanze e da una motivazione logica del giudice.
  • Per evitare l'inammissibilità, nelle impugnazioni contro misure cautelari occorre proporre censure concrete con riferimenti specifici alla motivazione del giudice di merito e spiegare perché quest'ultima risulterebbe illogica, contraddittoria o violativa di norme.
  • In caso di inammissibilità del ricorso per cassazione il ricorrente può essere condannato alle spese processuali e a sanzioni (es. somma per cassa delle ammende).

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