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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34288/2024 del 11/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano il decreto della Corte di Appello che ha confermato in parte la confisca di prevenzione per equivalente di euro 200.000 e ha revocato parte delle pretese ablative. Le censure contestano: 1) la carenza di specificazione della condotta illecita e la insufficiente enucleazione della pericolosita sociale generica ai sensi dell'art.1 lett. b) D.Lgs. n.159/2011; 2) l'omessa o incongrua motivazione sul ricorso agli indici ISTAT e il rifiuto di applicare una decurtazione del 20% richiesta dalla difesa; 3) la mancata considerazione di fonti lecite di finanziamento (conti correnti e altre somme) e la presunta presunzione assoluta di illiceita delle somme impiegate per gli acquisti immobiliari; 4) l'omessa valutazione, ritenuta decisiva, della consulenza contabile di parte sulla capacita economica di Romana Madau.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili perché le doglianze attengono a valutazioni di merito non sindacabili in sede di legittimita o non configurano violazione di legge. Il Collegio ha ritenuto che il decreto impugnato contenga una motivazione ampia e specifica (tra cui la ricostruzione temporale della pericolosita e la tabella sperequativa) e che gli indici ISTAT siano stati utilizzati correttamente come indizi per la valutazione delle spese del nucleo familiare, lasciando alla difesa l'onere probatorio per dimostrare la capacita di investimento. La Corte ha inoltre rilevato che la consulenza contabile di parte era stata comunque considerata, seppure implicitamente. Per queste ragioni i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p.

Norme richiamate

  • D.Lgs. n.159/2011 (codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione)

    Art.1 lett. b) richiede la valutazione della pericolosita sociale (qui intesa come pericolosita generica) basata su elementi temporali e comportamentali; art.24 e art.19 disciplinano la confisca di prevenzione e l'accertamento della sproporzione patrimoniale tra redditi e acquisti, consentendo l'uso di presunzioni ma con possibilita per la parte di fornire prove di lecita provenienza

  • art. 611 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per il rito di trattazione del ricorso (ricorso trattato ai sensi dell'art.611 c.p.p.)

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede sanzioni pecuniarie a carico del ricorrente che produca un ricorso inammissibile per responsabilita nella determinazione della causa di inammissibilita; qui la Corte ha disposto il versamento alla Cassa delle ammende

  • art.111, comma 6, Cost. e art.125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamati dai ricorrenti in relazione al diritto al contraddittorio e alla valutazione delle prove; la Corte ha ritenuto non sussista omissione di valutazione rilevante ai sensi di tali disposizioni

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione nel procedimento di prevenzione è ammesso solo per violazione di legge: le contestazioni che riguardano valutazioni di merito sui fatti e sulla prova sono, di regola, inammissibili
  • La pericolosita sociale ai fini delle misure di prevenzione deve essere adeguatamente motivata dal giudice di merito; tuttavia la Corte di legittimità limita il proprio sindacato alla presenza o assenza di una motivazione esistente, non alla valutazione concreta delle prove
  • Gli indici ISTAT possono essere utilizzati dai giudici di merito come strumenti indiziari per stimare le spese e la capacita di acquisto del nucleo familiare, ma il loro valore è meramente indicativo e necessita di una lettura critica caso per caso; spetta alla difesa fornire elementi concreti per confutarne l'applicazione
  • La presunzione di sproporzione tra redditi e acquisti è superabile tramite prove documentali di provenienza lecita: l'onere probatorio grava sulla parte che pretende la riduzione o l'esclusione della confisca
  • La mancata o apparente mancata considerazione di una consulenza tecnica di parte può giustificare il ricorso alla Cassazione solo se la valutazione omessa sia stata singolarmente decisiva e non semplicemente una contestazione della valutazione effettuata dal giudice di merito
  • Ricorsi che sollevano esclusivamente questioni di fatto o critica della valutazione contabile sono destinati all'inammissibilita e possono comportare condanne alle spese e sanzioni per la Cassa delle ammende

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