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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24500/2026 del 02/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha ritenuto che i primi due motivi di ricorso non fossero manifestamente infondati; pertanto, esclusa l'evidenza di una causa di non punibilità ex art. 129, comma 2, c.p.p., ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per sopravvenuta estinzione del reato per prescrizione. La condanna di merito non viene dunque eliminata per assoluzione nel merito, ma il procedimento si chiude per estinzione del reato.

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (imputato)

La controversia

La ricorrente era stata condannata in primo grado per bancarotta semplice, quale amministratrice unica di una società fallita, per avere aggravato il dissesto omettendo di chiedere tempestivamente il fallimento, nonostante lo stato di decozione fosse asseritamente evidente già dal 2014. La Corte d'appello aveva poi solo concesso il beneficio della non menzione. In cassazione l'imputata ha dedotto: 1) vizio di motivazione, sostenendo che non vi sarebbe colpa, perché si sarebbe limitata ad avallare una proposta di acquisto suggerita dalla curatela fallimentare e si sarebbe comunque attivata per fronteggiare la crisi; 2) erronea applicazione della legge penale, lamentando che i giudici di merito non avrebbero considerato i tentativi di reperire finanziamenti bancari e l'accollo personale del TFR dei dipendenti; 3) mancata applicazione dell'art. 131-bis c.p.; 4) contestazione della pena irrogata. La Corte rileva però che il reato si è estinto per prescrizione dopo la sentenza di appello e che occorre verificare l'ammissibilità del ricorso, poiché un ricorso inammissibile impedirebbe di rilevare la prescrizione sopravvenuta.

Norme richiamate

  • art. 131-bis c.p.

    invocato dalla difesa per la particolare tenuità del fatto, ma non esaminato nel merito perché assorbito dalla declaratoria di estinzione del reato.

  • art. 129 c.p.p.

    la Corte richiama il dovere di immediata declaratoria delle cause di non punibilità solo se emerge con evidenza la loro sussistenza; in mancanza, e non essendo il ricorso inammissibile, può pronunciarsi l'annullamento per prescrizione sopravvenuta.

  • art. 623 c.p.p.

    non espressamente citato nel testo fornito; la formula decisoria di annullamento senza rinvio è coerente con la declaratoria di estinzione del reato.

  • art. 217 l. fall.

    la fattispecie concreta è qualificata come bancarotta semplice per aggravamento del dissesto mediante omissione del tempestivo ricorso al fallimento.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione, la sopravvenuta prescrizione del reato può essere dichiarata solo se il ricorso è validamente proposto; un ricorso inammissibile preclude infatti il rilievo della prescrizione maturata successivamente alla sentenza impugnata.
  • La verifica dell'ammissibilità del ricorso è preliminare rispetto alla declaratoria di estinzione del reato: solo un'impugnazione non manifestamente infondata consente l'apertura del rapporto processuale e il rilievo della causa estintiva sopravvenuta.
  • Ai fini dell'art. 129, comma 2, c.p.p., la causa di non punibilità deve risultare evidente in modo immediato dagli atti; in assenza di tale evidenza, il giudice non deve prosciogliere nel merito e può limitarsi a dichiarare l'estinzione del reato.
  • Nel reato di bancarotta semplice contestata per aggravamento del dissesto, la difesa può utilmente dedurre elementi fattuali idonei a incidere sulla valutazione della colpa e dell'elemento soggettivo, ma nel caso concreto tali censure non sono state comunque decisive perché il giudizio si è chiuso per prescrizione sopravvenuta.

Come è indicizzato

MaterieBancarotta sempliceImpugnazioniCause di non punibilità
RamiReati fallimentariProcesso penaleParte generale
IstitutiPrescrizione del reato

Testo integrale

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