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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44830/2024 del 06/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente denunciava un presunto errore di percezione della Corte di cassazione: avrebbe ritenuto che Batti, in sede d'appello, avesse rinunciato a tutti i motivi di gravame eccetto quelli sul trattamento sanzionatorio, mentre invece Batti avrebbe rinunciato solo ai motivi assolutori e aveva espressamente dichiarato di voler coltivare il motivo relativo alla qualificazione giuridica della condotta (ruolo di promotore vs mero partecipe) ai sensi dell'art. 74 d.P.R. n. 309/1990. Sosteneva quindi che la Corte di appello non si era pronunciata su quel motivo e che la Corte di cassazione aveva erroneamente valutato la portata della rinuncia.

La decisione

Il tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il rimedio straordinario ex art. 625-bis cod. proc. pen. è limitato all'errore di fatto di natura percettiva (svista o equivoco nella lettura degli atti) e non può essere usato per censurare valutazioni giuridiche o interpretative. La Corte ha ritenuto che non si trattasse di un errore di percezione: la decisione della Corte di cassazione si è fondata su una corretta percezione dei fatti e su una valutazione secondo giurisprudenza consolidata, per cui la rinuncia ai motivi assolutori comprende anche, di regola, i profili relativi alla qualificazione del reato e alle aggravanti. Perciò il ricorso è inammissibile; il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    Il rimedio straordinario è ammesso solo per errore di fatto di natura percettiva (svista o equivoco nella lettura degli atti) che abbia influenzato la decisione; non è esperibile per mere divergenze valutative o di diritto.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali in caso di inammissibilità e l'applicazione di sanzioni pecuniarie (cassa delle ammende) quando sussistono profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

  • art. 74 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma penale in tema di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; nel caso specifico la questione rilevante era la qualificazione del ruolo ricoperto dall'imputato (promotore vs mero partecipe), ossia la corretta qualificazione giuridica della condotta associativa.

Massime di principio

  • Il ricorso straordinario per errore di fatto (art. 625-bis) è ammesso soltanto per errori percettivi evidenti (svista o equivoco nella lettura degli atti) e non per contestazioni di merito o di valutazione giuridica.
  • La rinuncia espressa ai motivi 'assolutori' in appello è interpretata dalla giurisprudenza della Cassazione come comprensiva, di norma, anche dei profili relativi alla qualificazione del reato, alle aggravanti e alla recidiva, salvo chiara e inequivoca conservazione di quei motivi.
  • Per far valere un'omessa pronuncia o un errore percettivo occorre documentare in modo incontrovertibile che la Corte abbia frainteso o non letto atti essenziali (verbali, dichiarazioni formalmente depositate) e non semplicemente non essere d'accordo con la valutazione svolta.
  • Chi propone il ricorso deve distinguere nettamente tra: (a) errore di percezione (reale svista sul contenuto degli atti) che può dar luogo al rimedio straordinario; e (b) errore di giudizio/interpretazione che va impugnato con i rimedi ordinari o si valuta come insindacabile apprezzamento in sede di legittimità.
  • Le impugnazioni manifestamente infondate o mal fondate possono comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie verso la cassa delle ammende.

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