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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19349/2023 del 08/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Tinti, in qualità di amministratore unico della S.M.A. s.r.l. (dichiarata fallita il 23/11/2009), era stato condannato per bancarotta fraudolenta per distrazione e documentale (art. 216 L. Fall.) per avere sottratto/occultato/distrutto o tenuto irregolarmente le scritture contabili, e per essersi appropriato di somme dalla società pari a euro 12.458,18 e euro 24.839,00. Con ricorso per cassazione deduceva: carenze motivazionali e violazioni di legge nella qualificazione della fattispecie (omessa derubricazione in bancarotta semplice), mancata considerazione della parziale consegna dei documenti, della cessione di ramo d'azienda e della cessazione di attività dal 2007, della qualifica di amministratore apparente; contestava inoltre la fondatezza della contestazione di distrazione dei beni e la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e comunque manifestamente infondato. Ha confermato la valutazione dei giudici di merito che aveva ritenuto integrata la bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale: mancata tenuta e mancata consegna delle scritture contabili relative al periodo di amministrazione (ultimi bilanci disponibili anteriori al 2007, registro cespiti aggiornato al 2004, bilancio 2007 non approvato e non depositato), assenza di collaborazione con il curatore, e disponibilità di denaro della società del quale l'imputato si era appropriato (assegni a favore del Tinti e ammanco di cassa). La Corte ha ritenuto le argomentazioni difensive generiche e ha richiamato principi secondo cui il dolo, anche nella bancarotta documentale cd. "generica", può essere desunto dalla condotta e dall'abdicazione agli obblighi contabili, nonché dalla ricorrenza di fatti di bancarotta patrimoniale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 216 R.D. n. 267/1942 (Legge Fallimentare), comma 1, n. 1 e n. 2

    La norma è stata applicata per contestare sia la bancarotta fraudolenta patrimoniale (distrazione di denaro e beni) sia la bancarotta fraudolenta documentale (sottrazione/occultamento/distruzione o irregolare tenuta delle scritture). La Corte ha ritenuto ammissibile la contestazione in via alternativa e ha confermato che il dolo specifico o generico può essere desunto dalle modalità della condotta e dalla mancata collaborazione con il curatore.

  • art. 217 R.D. n. 267/1942 (Legge Fallimentare), co. 1 e co. 2

    Richiamata dalle censure del ricorrente (omessa derubricazione in bancarotta semplice). La Corte ha ritenuto infondate le deduzioni e ha confermato la qualificazione come bancarotta fraudolenta, motivando che la condotta era idonea a integrare il reato aggravato.

  • art. 62-bis cod. pen.

    La Corte ha ricordato che il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche richiede prova di elementi positivi a favore dell'imputato; il giudizio su tali circostanze è discrezionale e richiede motivazione sufficiente. Nel caso concreto il diniego non era censurabile perché le difese non hanno dimostrato elementi di segno positivo idonei a giustificare l'attenuazione.

  • Disposizioni procedurali e norme richiamate dal Procuratore Generale (es. d.l. n.137/2020, L. 176/2020, D.L. 30/12/2021 n.228 conv. L.15/2022, d.lgs. n.150/2022, legge di conversione 30/12/2022 n.199)

    Norme formali e procedurali citate in relazione alle richieste scritte del Procuratore Generale; non incidono sul merito penale sostanziale della decisione ma disciplinano profili procedurali e termini per le conclusioni.

Massime di principio

  • La contestazione alternativa di bancarotta documentale (sottrazione/occultamento/distruzione) e di bancarotta per irregolare tenuta delle scritture è ammessa; il giudice di merito deve però motivare la ricorrenza concreta dell'una o dell'altra ipotesi oppure motivare l'apprezzamento complessivo.
  • La mancata tenuta o la mancata consegna delle scritture contabili e l'assenza di collaborazione con il curatore sono indici forti di responsabilità e possono consentire di desumere il dolo richiesto per la bancarotta fraudolenta, anche quando il dolo sia "generico", tramite valutazioni logico-presuntive.
  • La prova della distrazione di somme o beni può essere fornita anche mediante documentazione bancaria (assegni, movimenti) e dalla mancata giustificazione da parte dell'amministratore sulla destinazione dei fondi sottratti.
  • La richiesta di derubricazione in bancarotta semplice richiede una motivazione adeguata: la mera gestione imperita (mala gestio) non è automaticamente sufficiente a derubricare se emergono elementi di condotta idonei a integrare il reato fraudolento.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche è sindacabile limitatamente alla motivazione: il giudice non è tenuto a trattare ogni singola deduzione difensiva, ma deve indicare gli elementi preponderanti ostativi al riconoscimento; la mancanza di elementi positivi a favore dell'imputato rende difficoltoso ottenere le attenuanti.
  • In cassazione sono inammissibili i motivi formulati in modo generico e privi di specifica indicazione di errori di fatto o di diritto: i mezzi viziati da genericità vengono dichiarati inammissibili.

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