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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16964/2026 del 12/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso l'ordinanza della Corte d'appello di Palermo (giudice dell'esecuzione) del 20/11/2025 che aveva rigettato la richiesta di revoca o sospensione dell'ordine di demolizione emesso dalla Procura generale di Palermo in data 23/02/2024. Il ricorrente ha denunciato: (1) vizio di motivazione per non aver considerato il "parere di conformità geomorfologica" dell'Autorità di Bacino della Regione Sicilia (19/11/2024), ritenuto elemento nuovo utile alla riapertura del procedimento amministrativo di sanatoria edilizia; (2) vizio di motivazione per non aver disposto l'attivazione dei poteri istruttori richiesti in udienza (20/11/2025) per verificare lo stato del procedimento amministrativo relativo alla sanatoria.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità dei motivi, rilevando che il ricorrente non ha articolato un confronto specifico e argomentato con le ragioni espresse nell'ordinanza impugnata, come richiesto dall'art. 581 c.p.p. La Corte ha richiamato che la Corte di appello, nel rigettare la richiesta, ha valutato gli elementi di fatto e di diritto che ostavano a una positiva definizione della domanda di condono: acquisizione dell'immobile al patrimonio comunale (11/7/2023), ordinanza sindacale di rilascio (19/7/2023), identificazione dell'immobile come insistente su area a massimo rischio geomorfologico dal CTU, rigetto di precedenti domande di condono, rigetto del progetto di autodemolizione parziale (27/3/2024) e altro. La Corte ha altresì richiamato principi consolidati in tema di condono (limiti volumetrici, divieto di sanatorie "parziali" o di riduzione volumetrica tramite demolizione post-termine). Per l'inammissibilità è stata disposta la condanna del ricorrente alle spese e a una sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p., non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 581 cod. proc. pen.

    Imponendo che il ricorso illustri e confuti specificamente le argomentazioni contenute nel provvedimento impugnato; la mancanza di tale confronto rende il motivo generico e il ricorso inammissibile.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria quando il ricorso è dichiarato inammissibile e non sussiste l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

  • legge 23 dicembre 1994, n. 724, art. 39

    Stabilisce limiti volumetrici per la condonabilità; la Corte interpreta che la volumetria eccedente i limiti previsti non è riducibile mediante demolizione eseguita dopo il termine previsto, e quindi non può essere sanata mediante interventi successivi volti a eludere la disciplina.

  • DPR 6 giugno 2001, n. 380, art. 36

    Riguarda le forme di sanatoria edilizia; la Corte richiama il principio che le sanatorie non possono essere parziali se parti dell'immobile non soddisfano i requisiti di legge e non possono essere ottenute mediante demolizioni successive al termine di riferimento.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione

    Sez.6, n.20377 del 11/03/2009; Sez.6, n.22445 del 08/05/2009; Sez.3, n.38997 del 26/09/2007; Sez.4, n.15210 del 10/04/2008; Sez.3, n.3992 del 23/12/2004; Sez.3, n.3683 del 04/02/2000; Sez.3, n.6530 del 2013; Sez.3, n.43933 del 14/10/2021; Sez.3, n.20665 del 2025

    Richiamano i criteri applicabili: il giudice dell'esecuzione deve esaminare la probabilità di accoglimento e i tempi di definizione di istanze di condono/sanatoria e accertare eventuali cause ostative; inoltre consolidano il principio che non è ammessa la sanatoria tramite demolizione postuma per rientrare nei limiti volumetrici, e che le istanze generiche o non confrontanti con la motivazione sono inammissibili.

Massime di principio

  • Perché un ricorso per cassazione sia ammissibile è necessario un confronto argomentato e puntuale con le motivazioni del provvedimento impugnato; l'assenza di tale confronto determina la genericità del motivo e l'inammissibilità.
  • Il giudice dell'esecuzione, quando valuta richieste di revoca o sospensione di ordini di demolizione in presenza di istanze di condono/sanatoria, deve accertare concretamente le probabilità di successo e i tempi di definizione della procedura amministrativa, nonché l'esistenza di cause ostative.
  • Documenti amministrativi "nuovi" devono essere valutati nel contesto di precedenti atti e decisioni (es. rigetti già pronunciati, atti di acquisizione comunale, ordinanze di rilascio); un singolo parere favorevole non necessariamente determina la riapertura del procedimento se sussistono ostacoli fattuali o giuridici.
  • Le domande di condono sono inefficaci se l'opera eccede i limiti volumetrici previsti dalla legge e la riduzione della volumetria mediante demolizione successiva al termine utile non è ammessa per ottenere la sanatoria.
  • La richiesta di provvedimenti istruttori o di acquisizione di prove deve essere formulata con precisione e dimostrare la rilevanza decisiva delle prove ai fini della decisione; altrimenti il rifiuto dell'assunzione di prove non costituisce automaticamente vizio.
  • In casi di ricorsi manifestamente infondati o inammissibili, il ricorrente può essere condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria, salvo che sussista giustificata assenza di colpa.
  • Prima di proporre impugnazioni è utile verificare lo stato definitivo degli atti amministrativi relativi alla sanatoria (rigetti, provvedimenti di acquisizione, pareri ufficiali) e predisporre un motivo che li metta esplicitamente in discussione.

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