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Sentenza

Sentenza n. 1635/2026 - Bologna, Sezione 1

per l'annullamento previa sospensiva A) del decreto di rifiuto della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo e di revoca del permesso di soggiorno n.-OMISSIS-, scaduto in data 8.6.2022, emesso dal Questore di Modena, in data 15.03.2023 e notificato in data 28.05.2023; B) di ogni altro atto presupposto, connesso e/o conseguenziale, ivi compresi pareri, proposte e atti di controllo che possano avere portato al provvedimento impugnato;

Giustizia amministrativa202300554

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Emilia-Romagna - Bologna, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo e revoca del titolo, adottato dal Questore di Modena il 15 marzo 2023 e notificato il 28 maggio 2023

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (questura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente, cittadino marocchino, ha impugnato il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro autonomo, fondato sulla pericolosità sociale desunta da condanne penali. Al momento del provvedimento risultavano una condanna per violenza sessuale divenuta irrevocabile il 4 ottobre 2021, una condanna per violazione della normativa sugli stupefacenti e lesioni personali del 16 settembre 2021, una denuncia per evasione e una seconda condanna per violenza sessuale, intervenuta il 21 dicembre 2021 e divenuta irrevocabile il 12 maggio 2023. Il ricorrente ha dedotto: 1) violazione dell’art. 5 del d.lgs. 286/1998, difetto di motivazione, errore nei presupposti e ingiustizia manifesta, sostenendo che le condanne non potessero determinare automaticamente il diniego e che l’Amministrazione dovesse compiere una valutazione autonoma, concreta e attuale della pericolosità; ha inoltre invocato la lieve entità di una delle condanne per violenza sessuale, la sentenza della Corte costituzionale n. 88/2023 e la mancata considerazione dell’inserimento lavorativo e dei legami familiari in Italia, inclusa la presenza dei fratelli. 2) Violazione degli artt. 10-bis e 21-octies della l. 241/1990, per omesso preavviso di rigetto, sul presupposto che il potere esercitato fosse discrezionale. L’Amministrazione ha sostenuto l’infondatezza del ricorso, richiamando la natura ostativa delle condanne per violenza sessuale.

La decisione

Il TAR ha respinto entrambi i motivi e il ricorso. Quanto al primo, ha rilevato che le condanne per violenza sessuale rientrano tra quelle ostative ai sensi dell’art. 380, commi 1 e 2, c.p.p., in combinato disposto con gli artt. 4, comma 3, e 5 del d.lgs. 286/1998, essendo considerate dal legislatore sintomatiche della pericolosità per l’ordine e la sicurezza pubblica; tale valutazione legislativa limita il margine di apprezzamento dell’Amministrazione. Ha inoltre ritenuto che l’Amministrazione avesse comunque svolto una valutazione concreta e attuale, desumendo la pericolosità dalle plurime condanne e dalla denuncia per evasione. Il giudice ha richiamato anche le ulteriori condanne riportate dopo il diniego — tra cui per evasione, guida in stato di ebbrezza, resistenza a pubblico ufficiale e spaccio — come elementi che confermavano l’inclinazione a delinquere. La presenza di legami familiari in Italia non prevale ordinariamente sull’ostatività delle condanne, salvo situazioni peculiari, in particolare un imminente e serio pregiudizio per figli minorenni; nel caso non è stata ravvisata una situazione di tale natura. Quanto al secondo motivo, il TAR ha respinto la censura relativa al mancato preavviso di rigetto: la natura sostanzialmente vincolata del diniego rende irrilevante la carenza partecipativa, poiché l’esito del procedimento non avrebbe potuto essere diverso. La domanda cautelare era già stata respinta con ordinanza del 7 settembre 2023. Il ricorrente è stato condannato a rifondere al Ministero dell’Interno le spese di lite, liquidate in 2.000 euro oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 4, comma 3, d.lgs. 286/1998

    Le condanne per violenza sessuale rientrano ai sensi dell'art. 380, commi 1 e 2, c.p.p., che, per il combinato disposto degli art. 4, comma 3, e 5, d.lg. 25 luglio 1998 n. 286, nel novero delle condanne che impediscono il rilascio del titolo di soggiorno in quanto di per sé sintomatiche, per valutazione insindacabile del legislatore, della pericolosità dello straniero per l'ordine e la sicurezza pubblica

    Le condanne per i reati indicati dall’art. 380, commi 1 e 2, c.p.p., comprese quelle per violenza sessuale, sono ostative al rilascio del titolo di soggiorno in forza della valutazione legislativa di pericolosità per l’ordine e la sicurezza pubblica.

  • art. 5 d.lgs. 286/1998

    Le condanne per violenza sessuale rientrano ai sensi dell'art. 380, commi 1 e 2, c.p.p., che, per il combinato disposto degli art. 4, comma 3, e 5, d.lg. 25 luglio 1998 n. 286, nel novero delle condanne che impediscono il rilascio del titolo di soggiorno in quanto di per sé sintomatiche, per valutazione insindacabile del legislatore, della pericolosità dello straniero per l'ordine e la sicurezza pubblica

    In combinato disposto con l’art. 4, comma 3, del d.lgs. 286/1998, la disposizione comporta l’ostatività delle condanne per i reati indicati, senza che i legami familiari ordinariamente possano neutralizzare tale effetto.

  • art. 380, commi 1 e 2, c.p.p.

    Le condanne per violenza sessuale rientrano ai sensi dell'art. 380, commi 1 e 2, c.p.p., che, per il combinato disposto degli art. 4, comma 3, e 5, d.lg. 25 luglio 1998 n. 286, nel novero delle condanne che impediscono il rilascio del titolo di soggiorno in quanto di per sé sintomatiche, per valutazione insindacabile del legislatore, della pericolosità dello straniero per l'ordine e la sicurezza pubblica

    Le condanne per i reati compresi nell’art. 380, commi 1 e 2, c.p.p. costituiscono, ai fini del rilascio del titolo di soggiorno, una manifestazione legislativamente qualificata di pericolosità.

  • art. 10-bis l. 241/1990

    E’ infondato anche il secondo motivo di gravame poiché la natura sostanzialmente vincolata del provvedimento negativo comporta l'irrilevanza delle carenze partecipative e della violazione dell'art. 10 bis, l. n. 241 del 1990, non potendo essere diverso l'esito del procedimento di rinnovo del permesso di soggiorno

    L’omesso preavviso di rigetto non determina l’illegittimità del diniego quando il provvedimento ha natura sostanzialmente vincolata e, per le circostanze accertate, l’esito del procedimento non avrebbe potuto essere diverso.

Massime di principio

  • Le condanne per i reati indicati dall’art. 380, commi 1 e 2, c.p.p., tra cui quelle per violenza sessuale, sono ostative al rilascio del titolo di soggiorno ai sensi del combinato disposto degli artt. 4, comma 3, e 5 del d.lgs. 286/1998, in quanto il legislatore le considera di per sé sintomatiche della pericolosità dello straniero per l’ordine e la sicurezza pubblica.
  • Quando sussistono condanne ostative, il margine di apprezzamento dell’Amministrazione è limitato; resta tuttavia possibile che il diniego sia sostenuto anche da una valutazione concreta e attuale della pericolosità, desunta dal complesso delle condanne e dagli altri elementi rilevanti del caso.
  • I legami familiari formatisi in Italia non costituiscono ordinariamente una garanzia contro il diniego o la revoca del permesso di soggiorno; possono assumere rilievo prevalente in situazioni peculiari, in particolare quando il diniego esponga figli minorenni a un imminente e serio pregiudizio.
  • L’omissione del preavviso di rigetto non invalida il diniego quando il potere ha natura sostanzialmente vincolata e l’esito del procedimento non avrebbe potuto essere diverso.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoPartecipazione al procedimento
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativo
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penali
IstitutiPartecipazione procedimentaleProporzionalità e ragionevolezza

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