Cassazione Penale, Sentenza n. 46706/2023 del 21/11/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la conferma della condanna per estorsione. Il difensore di Cerrone denunciava una discrepanza tra accusa e sentenza sostenendo che la condotta fosse stata qualificata in relazione a un presunto credito usuraio e non per impedire la prosecuzione dei lavori; contestava inoltre la logica della condanna rispetto all'assoluzione di un terzo e alla coerenza delle dichiarazioni della parte offesa. Il difensore di Sauchella deduceva che la condanna si fondava su una circostanza non provata (un prestito di Sauchella a Ferrara negato dalla parte offesa) e contestava la qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che, data l'esistenza di un credito vantato dalla ditta Cerrone-Bellini, la condotta avrebbe dovuto essere qualificata come esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.) e non come estorsione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il secondo motivo proposto nell'interesse di Sauchella e lo ha esteso a Cerrone, ritenendo che la questione centrale fosse la corretta qualificazione giuridica dei fatti (diagnosi differenziale tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni). Ha censurato la motivazione della Corte d'appello che non ha valutato adeguatamente l'elemento soggettivo e la legittimità del rapporto sinallagmatico tra le parti, richiamando la giurisprudenza delle Sezioni Unite che impone di verificare l'elemento psicologico. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata ad altra sezione della Corte d'appello di Napoli per nuovo giudizio, con accertamento preliminare e assorbente della qualificazione giuridica delle condotte.
Norme richiamate
art. 521 cod. proc. pen.
Invocato come vizio di violazione di legge rispetto alla correlazione tra accusa e sentenza; la censura riguarda la motivazione della Corte d'appello e la correttezza dell'impugnazione in cassazione
art. 393 cod. pen.
Norma sull'esercizio arbitrario delle proprie ragioni; posta a confronto con il reato di estorsione: la Corte afferma che la diagnosi differenziale richiede l'accertamento dell'elemento soggettivo per stabilire se la condotta fosse finalizzata a soddisfare un diritto (anche se esercitato con violenza) o a costringere l'offeso a consegnare somme in modo estorsivo
Sez. U. n. 29541 del 16/07/2020 (Filardo, Rv. 280027-02)
Giurisprudenza di riferimento che stabilisce il criterio di diagnosi differenziale tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni, ponendo l'accento sull'elemento psicologico come discrimine; la Corte di Cassazione richiama tale orientamento per valutare la vicenda
Massime di principio
- Per distinguere estorsione da esercizio arbitrario delle proprie ragioni occorre valutare l'elemento soggettivo: se l'agente mira illegittimamente a ottenere un profitto mediante la violenza/minaccia configurabile estorsione; se invece la coazione è finalizzata al soddisfacimento di un diritto (anche esercitato con modalità illecite) può configurare art. 393 c.p.
- La verifica della legittimità del credito o del rapporto sinallagmatico (es. esistenza del prestito, natura usuraia del credito, titolo del credito) è centrale e preliminare alla qualificazione del reato; una motivazione che omette tale verifica può essere viziata e portare all'annullamento
- La mera intensità della minaccia o della violenza non è sufficiente a escludere automaticamente l'esercizio di un diritto: i giudici devono integrare la valutazione con l'analisi delle ragioni soggettive e dell'iter negoziale tra le parti
- Se la condotta è stata ritenuta diretta al recupero di un credito, il processo di merito deve accertare se quel credito era legalmente tutelabile; se è emersa l'illiceità del credito (es. usura), ciò può favorire la qualificazione come estorsione
- In presenza di contraddizioni motivazionali tra primo grado e appello sulla natura del rapporto creditorio, la Cassazione può annullare e rinviare per un nuovo esame concentrato sulla qualificazione giuridica, che è decisiva e assorbente rispetto ad altri motivi
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