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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10343/2025 del 14/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente era stato condannato per il reato di ricettazione di sanitari ed elettrodomestici del valore complessivo superiore a 100.000 euro, oggetto di precedente furto. In cassazione deduceva: 1) insufficiente prova che i beni rinvenuti fossero quelli rubati (solo omologhi); 2) errata esclusione della sua buona fede nonostante la produzione di una fattura di acquisto dalla società di Torelli Giuseppe; 3) mancata applicazione dell'ipotesi attenuata di ricettazione per beni di modico valore (fattura di 920 euro); 4) errata qualificazione del fatto come ricettazione invece che come incauto acquisto (con conseguente prescrizione); 5) omissione della valutazione dell'istanza di sostituzione della pena detentiva con lavoro di pubblica utilità ai sensi della riforma (art. 20-bis c.p. e art. 95 d.lgs. 150/2022).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso, nel complesso, in gran parte infondato ma ha accolto parzialmente il motivo relativo alla mancata valutazione della richiesta di sostituzione della pena. In particolare: i primi quattro motivi sono stati dichiarati generici o manifestamente infondati in quanto la Corte d'appello aveva motivato adeguatamente la riconducibilità dei beni alla ditta offesa (presenza di talloncini e riconoscimento da parte dei responsabili), aveva correttamente escluso la buona fede dell'imputato considerando la tardività e le incongruenze della fattura e altri indizi, e aveva valutato correttamente il valore rilevante della merce escludendo l'ipotesi attenuata o la qualificazione come incauto acquisto. Il quinto motivo è stato invece ritenuto fondato: l'imputato aveva formulato l'istanza per l'applicazione delle sanzioni sostitutive in appello (con documentazione della disponibilità dell'ente per il lavoro di pubblica utilità) e, non avendo la Corte di appello dimostrato di aver esaminato tale richiesta, la sentenza è stata annullata limitatamente alla determinazione della pena sostitutiva e rinviata ad altra sezione della Corte di appello di Bari per nuovo giudizio su quel punto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile nel resto.

Norme richiamate

  • art. 20-bis cod. pen.

    La norma sulle sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi è rilevante per la possibilità di sostituire la pena detentiva con lavoro di pubblica utilità; il suo esercizio in appello richiede che l'imputato presenti una specifica richiesta, che può essere formulata fino all'udienza di discussione del gravame.

  • art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 (disciplina transitoria della riforma Cartabia)

    La disciplina transitoria richiede che il giudice d'appello si pronunci sulla applicabilità delle sanzioni sostitutive se l'imputato ne fa richiesta entro i termini previsti; l'omessa pronuncia determina l'annullamento limitato sul punto e il rinvio per nuovo esame.

  • Giurisprudenza: Sez. 2, n. 12991 del 01/03/2024, "Generali", Rv. 286017 - 01

    Principio richiamato dalla Corte secondo cui la richiesta di sanzioni sostitutive deve essere formulata, al più tardi, in udienza di discussione del gravame affinché il giudice d'appello sia tenuto a pronunciarsi.

Massime di principio

  • Per contestare utilmente una sentenza in cassazione è necessario confrontarsi puntualmente con le specifiche argomentazioni di fatto e di diritto svolte dalla corte di merito; motivi generici vengono dichiarati inammissibili.
  • La produzione tardiva di documenti giustificativi (es. fatture) può essere valutata come indizio di falsità se accompagnata da incongruenze formali (assenza di firma/timbro), mancanza di prova di pagamento, difformità nella descrizione della merce e contrasto con le risultanze probatorie (riconoscimenti della vittima, marchi/talloncini).
  • Il riconoscimento dei beni da parte della persona offesa e la presenza di segni identificativi sui beni (talloncini, etichette) costituiscono elementi probatori rilevanti per la riconducibilità degli oggetti al furto e per l'imputazione di ricettazione.
  • La qualificazione tra ricettazione e incauto acquisto dipende essenzialmente dalla prova dello stato soggettivo dell'acquirente: l'assenza di buona fede (dolus) porta alla ricettazione, mentre la semplice leggerezza può far configurare l'incauto acquisto; il giudizio sulla sussistenza del dolo è di merito e difficilmente rivedibile in cassazione se ben motivato.
  • Per ottenere l'applicazione o la valutazione delle sanzioni sostitutive previste dall'art. 20-bis c.p. in sede di appello, l'imputato deve formulare espressa richiesta non oltre l'udienza di discussione del gravame e, se il giudice non la valuta, il rimedio è l'annullamento limitato e il rinvio per nuovo esame.
  • La prova del valore effettivo dei beni è decisiva per escludere ipotesi attenuate: fatture di valore molto inferiore rispetto alla consistenza reale della merce o incoerenze in merito alla capacità commerciale del presunto venditore indeboliscono la tesi difensiva.

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