Cassazione Penale, Sentenza n. 860/2022 del 13/01/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Nesci ha chiesto la riparazione per la custodia cautelare subita in un procedimento per associazione mafiosa dal quale è stato definitivamente assolto. Ha impugnato l'ordinanza che aveva respinto la domanda, denunciando violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'art. 314 c.p.p., sostenendo che la presunta "colpa grave" era basata su fatti già valutati e ritenuti non penalmente rilevanti nel processo principale e che non poteva quindi ritenersi comportamento idoneo ad indurre in errore il giudice della cautela.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il giudice della riparazione, con autonomia valutativa rispetto al processo penale, ha correttamente ritenuto sussistente una condotta colposa grave che, pur non integrando reato definitivo, ha contribuito in maniera decisiva all'adozione della misura cautelare. La Corte territoriale ha valorizzato elementi probatori (in particolare conversazioni captate con il "Capo Crimine Oppedisano" e la partecipazione del Nesci a una "squadra" che si atteggiava come componente della 'ndrangheta) ritenendoli idonei, secondo un parametro oggettivo di prevedibilità (id quod plerumque accidit), a determinare l'intervento coercitivo dell'autorità. Conseguentemente il diritto all'indennizzo è stato escluso e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Disposizione centrale sull'azione di riparazione per ingiusta detenzione; interpretata nel senso che l'indennizzo è escluso se la detenzione è causata da dolo o colpa grave dell'interessato, valutata oggettivamente dal giudice della riparazione.
Giurisprudenza: Sez. 4, n. 9212 del 13/11/2013 (Maltese)
Affermato il principio che la colpa rilevante per la riparazione non coincide con la colpa penale ma riguarda la componente oggettiva di condotta che, secondo il parametro dell'id quod plerumque accidit, possa avere dato luogo a un intervento coercitivo dell'autorità.
Giurisprudenza: Sez. U, n. 43 del 13/12/1995 (Sarnataro)
Conferma l'autonomia del giudice della riparazione nella valutazione del materiale probatorio per accertare l'esistenza di cause che escludono il diritto all'indennizzo.
Giurisprudenza: Sez. 4, n. 49613 del 19/10/2018 (B)
Ribadito che, nei delitti associativi, comportamenti percepibili come indicativi di contiguità al sodalizio possono integrare colpa grave ostativa all'indennizzo.
Massime di principio
- L'assoluzione penale definitiva non esclude automaticamente l'esclusione dell'indennizzo: il giudice della riparazione valuta se la condotta dell'interessato abbia oggettivamente contribuito, con colpa grave, alla misura cautelare.
- La colpa rilevante per la riparazione è valutata oggettivamente (parametro dell'id quod plerumque accidit) e non coincide con la colpa penale; rileva la prevedibilità del risultato ai sensi di un criterio comune e non il giudizio soggettivo sul singolo agente.
- Il giudice della riparazione opera con autonomia logico-motivazionale rispetto al giudice penale: non si ri-giudica la responsabilità penale, ma si verifica se la condotta abbia creato la falsa apparenza di rilevanza penale che ha indotto l'autorità a misure coercitive.
- Comportamenti che manifestino contiguità o atteggiamenti tipici di soggetti legati a organizzazioni mafiose (codici linguistici, rituali, rapporti continuativi con esponenti del sodalizio) possono essere considerati, anche se non penalmente sanzionati in sede definitiva, elementi idonei a configurare colpa grave ai fini della riparazione.
- In situazioni simili, chi richiede l'indennizzo dovrebbe documentare e dimostrare l'assenza di condotte oggettivamente riconducibili a contiguità con il reato o con il sodalizio, e contestare, con argomentazioni fattuali, la prevedibilità obiettiva dell'intervento dell'autorità; d'altro canto, le autorità e i difensori devono considerare che intercettazioni e contatti con membri di consorterie possono pesare nel giudizio sulla colpa grave.
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