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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34381/2023 del 04/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte di appello di Napoli che aveva confermato la condanna, in primo grado, per il reato di calunnia reale commessa in concorso con la moglie Aiello Maria Rosaria. Le censure del ricorrente erano tre: 1) carenza/inadeguatezza della motivazione rispetto ai rilievi di appello volti a contestare la ricostruzione fattuale (sosteneva che la moglie aveva denunciato autonomamente e che il ricorrente era inconsapevole degli accordi e della presentazione dell'assegno all'incasso); 2) violazione di legge e insufficiente motivazione con riferimento all'art. 110 c.p. rispetto alla qualificazione del concorso morale attribuito al ricorrente (assenza di specificazione del contributo); 3) vizio nella valutazione della recidiva, contestando la valutazione dei precedenti e la rilevanza del lasso di tempo intercorso.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che le sentenze di merito fossero fondate su elementi di fatto incontroversi: l'assegno venne consegnato al cugino Contò su sollecitazione del ricorrente nell'ambito di scambi abituali di titoli, la consegna e la negoziazione avvennero in un breve arco temporale e la denunzia di smarrimento della Aiello fu fatta dopo il contatto della banca con la traente. Da questi elementi i giudici hanno ricavato, in modo non manifestamente illogico, la consapevolezza e il contributo morale di Antonio Abagnale nella strategia volta a impedire l'incasso (concorso morale ai sensi dell'art. 110 c.p.). Quanto alla recidiva, la Corte ha ritenuto che la natura della condotta e la sua reiterazione attestassero una tendenza delinquenziale non neutralizzata dal decorso del tempo. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato infondato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    La norma è stata interpretata nel senso che il concorso morale può essere desunto dal contributo logico e organizzativo dell'imputato alla realizzazione della condotta materiale altrui (istigazione/aiuto morale), senza che sia necessario un apporto materiale diretto esplicitamente dettagliato quando la dinamica fattuale lo renda evidente

  • normativa sulla recidiva (codice penale - principi applicativi)

    La recidiva è stata ritenuta applicabile nonostante il tempo intercorso, perché la similitudine e la permanenza della condotta illecita nel tempo denotano una tendenza a delinquere che aggraverebbe la riprovazione del fatto attuale

Massime di principio

  • Il giudice valuta la responsabilità complessiva alla luce dell'insieme degli elementi fattuali; dichiarazioni parziali o contestazioni formali sono insufficienti se sono presenti elementi incontroversi che delineano un quadro probatorio coerente
  • La consegna di titoli e gli scambi ripetuti tra soggetti possono costituire elemento indiziario significativo per inferire consapevolezza e partecipazione a un progetto comune, anche in assenza di prova di un atto materiale compiuto dall'imputato al momento dell'incasso
  • Il concorso morale (art. 110 c.p.) può essere affermato quando emerge che l'imputato ha sostenuto, istigato o organizzato la condotta altrui: non è sempre necessario provare un'apporto materiale diretto se la dinamica dimostra il ruolo concorsuale
  • La recidiva può essere valutata come rilevante anche se il precedente è datato, quando la condotta attuale riproduce modalità o finalità analoghe che suggeriscono una persistenza della propensione illecita
  • La difesa deve puntare a dimostrare contraddizioni precise nelle ricostruzioni fattuali o a produrre elementi probatori alternativi concreti; mere deduzioni teoriche sulla possibile inconsapevolezza non sono sempre sufficienti a scalfire un percorso logico motivato dei giudici

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