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Sentenza

Sentenza n. 167/2026 - Lecce, Sezione 1

per l'annullamento dell'Ordinanza del Sindaco del Comune di Castro n. 8 del 6 aprile 2020, notificata via PEC in pari data, con cui, in asserita applicazione del principio di precauzione, è stato disposto il divieto a chiunque di installare e attivare impianti per la telefonia mobile in tecnologia 5G sul territorio comunale fino alla nuova classificazione della cancerogenesi da parte della IARC (International Agency for Research on Cancer); di ogni altro atto ad essa presupposto, consequenziale e comunque connesso.

Giustizia amministrativa202000779

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Puglia - Lecce, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza sindacale che vietava l'installazione e l'attivazione di impianti di telefonia mobile in tecnologia 5G sul territorio comunale fino alla nuova classificazione della cancerogenesi da parte della IARC

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ente locale e amministrazioni statali)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Sindaco del Comune di Castro n. 8 del 6 aprile 2020, adottata in asserita applicazione del principio di precauzione, chiedendone l'annullamento per plurimi profili di illegittimità. Nel corso del giudizio il Comune ha riferito di avere revocato l'ordinanza impugnata con successiva ordinanza n. 32 del 19 settembre 2022, in ragione di sopravvenienze normative, dell'orientamento interpretativo del giudice amministrativo e di una diffida della ricorrente. Le amministrazioni statali hanno eccepito il proprio difetto di legittimazione passiva, sostenendo che l'ordinanza sindacale, anche quando il Sindaco agisce quale ufficiale del Governo, è imputabile al Comune e non allo Stato. La ricorrente, nelle note d'udienza, non ha contestato la sopravvenuta revoca né ha indicato un interesse ancora attuale alla decisione.

La decisione

Il TAR ha preliminarmente accolto l'eccezione di difetto di legittimazione delle amministrazioni statali ed esse sono state estromesse dal giudizio. Il Collegio ha ritenuto che gli effetti delle ordinanze contingibili e urgenti adottate dal Sindaco, anche nella qualità di ufficiale del Governo, siano giuridicamente imputabili al Comune, poiché il Sindaco resta incardinato nell'organizzazione dell'ente locale; la riferibilità formale allo Stato non modifica tale imputazione. Quanto alla domanda di annullamento, il TAR ha rilevato che il Comune aveva successivamente revocato l'ordinanza impugnata e che la ricorrente, pur informata dell'eccezione di improcedibilità, non aveva manifestato un interesse persistente alla decisione. Il ricorso è stato pertanto dichiarato improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. Le spese sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    "improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse"

    La sopravvenuta revoca dell'atto impugnato, unita alla mancata deduzione di un interesse ancora attuale alla decisione, determina l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

Massime di principio

  • Quando l'amministrazione revoca o annulla in pendenza di giudizio il provvedimento impugnato, il ricorso diviene improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse se il ricorrente non dimostra o deduce un interesse ancora attuale alla decisione giudiziale.
  • Le ordinanze contingibili e urgenti adottate dal Sindaco quale ufficiale del Governo sono imputabili al Comune, poiché il Sindaco, pur esercitando una funzione statale, resta incardinato nell'organizzazione dell'ente locale; pertanto, lo Stato e le amministrazioni statali non sono legittimati passivamente per la relativa impugnazione.

Come è indicizzato

MaterieOrdinanze contingibili e urgentiLegittimazione e interesse a ricorrereEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiEnti locali e organizzazione amministrativaProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrereSopravvenuta carenza di interesse

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